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“Storia Aurea” di Pier Paolo di Mino

storia-aureaIl viaggio in versi attraverso l’esistenza umana

Pier Paolo di Mino, narratore e autore de “Il Re Operaio” e “Visiorama”, è tornato a calcare la scena letteraria italiana con un racconto in versi dal titolo “Storia Aurea” edito da EdiLet.

Strutturato in tre parti, “Il Ritorno” (Parte Prima), “La Storia d’Oro” e “Il Ritorno” (Parte Seconda), si compone di 30 canti che raccontano l’epopea di Ulisse in chiave moderna. È la storia in versi di un uomo che si perde in continuazione e rinuncia presumibilmente a un carattere, quindi a un destino. La “Storia Aurea” non esita ad affrontare questa avventura essenziale, quella, detta altrimenti, del nostro drammatico ed esaltante passaggio per questo mondo o, come qualcuno deve essersi fatto sfuggire, per questa valle del fare anima. Di Mino trasforma l’avventura di un eroe antico in un’ancora semantica capace di tenere gli occhi del lettore incollati alle pagine del libro. La sua semplicità espressiva, la sua chiarezza contemporanea e la sua freschezza stilistica si trasfondono in un continuum narrativo che accompagna il lettore in un viaggio all’interno, all’esterno e intorno all’esistenza umana. L’autore racconta di quella ricchezza oscura e inafferrabile che si trova alla fine di ogni viaggio. Il viaggio che, appunto, è da sempre quello di Ulisse, con le sue derive, i suoi sbagli imperdonabili e, quindi, con il suo bagaglio di svagato e leggero sapere; l’arte scherzosa di indagare l’inconsistenza delle profondità; l’arte, anche, di fingersi un coraggio studiato con cura per precipitare nello stupore dell’abisso. Di seguito, la collezione di eroi, donne, bibite, caffè, liquori, voglie, desideri, sogni, tentazioni, incubi, postriboli, porti, città costantemente eterne, mercati dove si contrabbanda lo scialo per guadagnare lo scialo, la bellezza, i suoi distillati e veleni, le maschere che fanno di noi ciò che siamo, quelle che ci trasformano in mostri, le medaglie, le punizioni astute acquistate senza peso nei negozi di meraviglia, i suicidi, gli amici e allora i tradimenti, l’irresistibile orrore del domicilio che rende tutto possibile, che fa sì che tutto accada perché un giorno sia una vita, il suo racconto.

Di Mino rende terrena e realistica un’avventura che ai giorni nostri appare tanto lontana. I suoi versi, dall’invidiabile immediatezza, si discostano dallo stile aulico di Omero ma, come quelli inimitabili del poeta greco, invitano il lettore a riflettere sulla propria condizione esistenziale: il vero senso della vita è la piena conoscenza di se stessi prima che di quella del mondo.

di Pamela Mariano

 

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