Se Dio vuole, opera prima di Edoardo Falcone

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Se Dio vuole, opera prima di Edoardo Falcone

Se Dio vuole

Se Dio vuole

Se Dio vuole

Nel cast Alessandro Gassman, Marco Giallini, Edoardo Pesce, Laura Morante ed Ilaria Spada. Dal 9 aprile al cinema, scelto per il progetto “Adotta un film” di 01 Distribution. Per ridere e riflettere

Da “Che Dio ci aiuti” a “Se Dio vuole”. Non si tratta di una nuova fiction di Rai Uno, ma di una commedia all’italiana, opera prima del regista Edoardo Falcone (che abbiamo visto spesso nei panni di sceneggiatore). Il comune denominatore è appunto l’ironia, la comicità con cui si affrontano temi importanti. E la sceneggiatura è sicuramente uno dei punti più forti del film. “Ho voluto tentare l’approfondimento oltre la commedia, lavorando molto sulla sceneggiatura con una virata finale verso temi più profondi”. Questo il commento del regista. E uno degli argomenti cardine è riscoprire una religiosità terrena che unisce. Un sacerdote sui generis, don Pietro Pellegrini (omaggio all’omonimo di “Roma Città Aperta” del 1945, interpretato da Aldo Fabrizi), i cui panni vengono vestiti da un Alessandro Gassman che ben si adatta al suo personaggio, unirà una famiglia in cui non si riusciva più a comunicare. Un prete che colpisce per la sua umanità, per la semplicità con cui si avvicina soprattutto ai giovani, in maniera chiara e diretta, anche divertente, mai banale o superficiale. Aprendo le porte a una Chiesa evangelica e francescana, per un cammino di redenzione, di riconversione dal peccato. Insegnando che, spesso, salvano più una vita o l’anima, il supporto (psicologico, emotivo) e il dialogo con un comune sacerdote, che un chirurgo in sala operatoria. L’onnipotenza appartiene solo a Dio, all’umano spetta di lavorare su se stessi per riuscire a trovare la propria via ed aprirsi agli altri. Questa è la religione di massa, che arriva a tutti, quella della e per la gente, tra la popolazione, tra le persone che incontriamo nel quotidiano per strada, perché è lì che si svolge la sua “missione”. In una Chiesa che non è una cattedrale nel deserto, ma un luogo di ritrovo aperto. Questa figura di prete ha molto dei connotati che già possedeva il don Pietro di Fabrizi, come dicevamo, che riassumeva le figure di don Giuseppe Morosini e di don Pietro Pappagallo. In più ha una freschezza che gli deriva dall’accento romanesco, che Alessandro Gassman usa con abilità ed ironia. L’ironia, appunto, della schiettezza, della spontaneità di una battuta diretta per infondere empatia, vicinanza, affetto, calore umano che deriva dalla somiglianza di essere tutti esseri umani. Fratelli e sorelle verrebbe da dire richiamando il pensiero di San Francesco D’Assisi. E questo prete piacerebbe molto a Papa Francesco. Tra l’altro il film uscirà nelle sale il 9 aprile,  che quasi coincide con la ricorrenza dei dieci anni dalla scomparsa di un altro importante Pontefice: Giovanni Paolo II, che ci lasciava il 2 aprile del 2005. E la Chiesa cattolica ha vissuto un notevole cambiamento in quest’ultimo decennio, bene evidenziato in sintesi nel titolo annunciato da Bruno Vespa a “Porta a Porta”: “Dal gigante Wojtyla alla rivoluzione di Francesco”. Entrambi hanno cambiato davvero la storia. Ed è “la spiritualità in genere”, anche individuale, che voleva trattare il regista. Senza mai banalizzare. Non è la prima volta che la TV rende omaggio a figure religiose, da don Puglisi (con Alessandro Preziosi), a Don Matteo (ricordato nel film di Falcone). Ma questo, forse, ha una carta in più: è circondato da un alone di mistero, da un passato oscuro, che lo rende ancora più umano, che lo avvicina e che cattura le simpatie del pubblico.

L’incertezza su chi sia effettivamente richiama il mistero della fede, da ricercare dentro ognuno di noi. E l’unica lezione che dà è proprio questa: sapersi accettare e farsi accettare per quello che si è, trovare in ciascuno di noi chi siamo e chi vogliamo essere, parlare e manifestare le proprie idee e i propri sentimenti senza giudicare né essere giudicati. Fare dei propri limiti delle virtù. Don Pietro Pellegrini insegna tutto questo, sulla base della sua esperienza personale, alla famiglia composta da Tommaso (Marco Giallini), un chirurgo molto valido, ma un po’ burbero, che sembra disinteressato di tutto e tutti, anaffettivo, quando invece dimostrerà di tenere molto alla sua famiglia; la moglie Carla (Laura Morante), insoddisfatta, caduta in depressione, si sente incompresa e crede di aver perso tutto, compreso l’amore del marito Tommaso; sfoga la sua insofferenza nell’alcool e nelle adozioni a distanza (tema che ha già affrontato nel film di Pupi AvatiCol sole negli occhi”); la figlia Bianca (Ilaria Spada, che ha già recitato in “Don Matteo” 6 e 7 e in “La Dama Velata”), che sembra priva di interessi, buona a nulla, si dimostrerà molto sensibile; suo marito Gianni (Edoardo Pesce): straordinaria la sua interpretazione quando deve fingersi affetto da gravi problemi di ritardo psichico, colpisce e fa tenerezza per la semplicità di non volersi mostrare per quello che non è, la dolcezza di essere così coi suoi limiti e i suoi difetti, ma profondamente innamorato di Bianca. Infine suo fratello Andrea (Enrico Oetiker), sempre più isolato, i familiari lo credono gay, mentre vorrebbe darsi al sacerdozio. La vocazione provocherà un subbuglio in tutta la famiglia. Per lui il primo ruolo da protagonista, anche se la parte principale forse spetta a Don Pietro e al suo alter ego, per così dire, Tommaso. Una nota meritano le musiche di Carlo Virzì (fratello del regista Paolo, ha curato la colonna sonora di molte sue opere), che regalano al film un’atmosfera meno liturgica, più moderna e allegra, di forte intensità; non a caso qui si sente tutta la potenza delle sue origini musicali, di ex-leader chitarrista della band rock Snaporaz (attiva dal 1997 al 2001).

Ma “Se Dio vuole” non intende essere una commedia troppo cattolica o uno spot per la Chiesa cattolica. Semplicemente aiutare a far riflettere e dare una visione della religione più terrena ed umana, meno distaccata. In questo centrale il commento di Alessandro Gassman: “Mi piacerebbe ci fossero più preti così. Sono stato, in veste di ambasciatore delle Nazioni Unite (UNHCR), in uno dei campi profughi più grandi della Giordania. E lì preti come don Pietro più che predicare, praticano”. Un po’ ricorda l’esempio ripreso in “Madre aiutami!” da suor Germana (un’eccezionale Virna Lisi in uno dei suoi ultimi lavori). Nel film è proprio il suo personaggio ad affermare: “non c’è molta differenza tra noi (credenti) e la massa. Anche a loro manca qualcosa come a noi. Anche non aver speranze e sogni per il futuro è triste”.

Di questo c’è bisogno, questa è la vera emergenza umanitaria della società moderna contemporanea dove “bisogna imparare ad accettare il diverso”, è l’appello del regista Edoardo Falcone; e in cui “dobbiamo parlare con chi abbiamo accanto, soprattutto se si tratta dei nostri figli”, aggiunge Gassman. Questo è il vero miracolo della vita. In questo tale film è d’avanguardia, ricercando nuovi linguaggi, nuove forme di scrittura e di temi, cercando di fare quasi una satira di certi preconcetti e di alcuni personaggi stereotipati e troppo sfruttati dal cinema. Non a caso “Se Dio vuole” è stato scelto per la II edizione del progetto “Adotta un film”, promosso da 01 Distribution e Rai Cinema a sostegno dei registi italiani esordienti, in collaborazione con UCI Cinemas e The Space Cinema. La religione interviene a colmare quel vuoto da mancanza di dialogo e di punti di riferimento, è la ricerca di certezze e di sicurezze che servono per realizzarsi e formarsi. Un prete in fondo è un padre senza legame di sangue. Per questo il tema della vocazione sconvolge la vita di un’intera famiglia, così come lo è quella dei credenti, della Chiesa.

Dopo molti esempi tra fiction e t cinema, italiani o stranieri, in cui si vede un sacerdote o una suora indagare, ricercare, voler scoprire e sapere, don Pietro Pellegrini è una figura nuova: è lui il giallo da risolvere, il mistero da svelare.

Da menzionare che a completare il nutrito cast c’è un’abile Giuseppina Cervizzi (nei panni dell’ assistente del chirurgo Rosa) e l’amichevole partecipazione di Anna Foglietta.

di Barbara Conti