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La direttrice di Vogue più rivoluzionaria di tutti i tempi raccontata con lo sguardo intimo del figlio e le testimonianza dei colleghi. Un nuovo modo di fare moda che da lei prese il via, ma anche un rapporto madre-figlio molto profondo indagato con delicatezza.

Il tributo di un figlio a una madre. Un gesto e un dono d’amore. Un documentario-ricordo, che indaga con delicatezza e profondità il rapporto madre-figlio, la cui autenticità commuove per la tenerezza e la sincerità con cui viene affrontato, con la moderazione di qualcosa che vuole essere custodito più che ostentato. Questo è Franca: chaos and creation, film che racconta la vita e la carriera di Franca Sozzani, che fu direttrice della rivista “Vogue Italia” dal 1988, della casa editrice Condé Nast dal 1994, di “L’Uomo Vogue” dal 2006 e dal 2013 presidente della Fondazione IEO (l’Istituto Europeo di Oncologia). Giornalista, era molto impegnata in cause sociali, anche se non amava esibirlo troppo. Non a caso fin dal 1992 è stata anche madrina di “Convivio”, la più importante mostra mercato di beneficenza organizzata in Italia a favore di Anlaids-sezione Lombardia (Associazione Nazionale per la lotta contro l’AIDS).

Molti i riconoscimenti che otterrà: nel 2009 sarà nominata Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica e nel 2012 il presidente francese Sarkozy le conferirà la Legione d’Onore; ma non meno prestigiosi il premio di Fashion 4Development del 2011 e quello Amfar del 2013. Per la lotta contro la fame e per la salute dei bambini e delle donne si contraddistinse, tanto da mobilitarsi in diversi progetti quali la creazione della fondazione no-profit Child Priority, di Orphanage Africa (per gli orfanotrofi nel Ghana) o di Jordan River Foundation (per i bimbi della Giordania).

Il suo nome è strettamente legato alla rivista Vogue. Iniziò con “Vogue Bambini” nel 1973, poi curò le riviste “Lei” e “Per Lui”, fino a creare il portale Vogue.it nel 2010, le riviste “Vogue Gioiello” e “Vogue Accessory” e -nel 2015- persino “Vogue Sposa” e “Vogue Bambino”. Non ebbe paura di andare contro-corrente, di rompere le regole e gli schemi, di non seguire i dettami e riuscì a portare “Vogue” su un’altra dimensione, mostrando a chiare note quello che era sotto gli occhi di tutti e che nessuno aveva il coraggio di far vedere. Coraggio che la contraddistinse sempre. Piccola, grande donna, tenace, delicata, fragile eppure così determinata e ostinata. Puntò sulla potenza esplosiva delle immagini e della fotografia per lanciare campagne sovversive che denunciavano la realtà circostante. Basti pensare a quella sulla guerra, sulla violenza sulle donne o sulla chirurgia estetica (la famosa “Plastic Surgery Issue”), o sulle modelle nere (la meglio nota “Il Black Issue” del 2008). Un impegno quello con “Vogue”, che porterà avanti sino all’ultimo, quando scomparirà il 22 dicembre 2016. Fece in modo che nessuno poté mai dirle di no. Per questo si poté definire “una vincente” perché tutte le sue idee ebbero un successo planetario strepitoso. Eppure rimase consapevole che “Bisogna credere nell’essere umano, altrimenti non credi in niente”. Così rivoluzionaria eppure così umana, era convinta profondamente che “l’unico vero amore è quello per un figlio”.

Ed è appunto Francesco Carrozini -il figlio avuto da un uomo sposato, dopo aver lasciato il precedente partner dopo soli tre mesi- ad aver girato questo film che è un ritratto molto intimo di questa mamma che egli stesso ha imparato a conoscere attraverso queste lunghe chiacchierate. Un’intervista -in macchina a Central park a New York- in cui entrambi si mettono a nudo l’uno di fronte all’altra aprendo le proprie anime. Non meno profondo perché affrontato con semplicità, Francesco ha raccontato di non essere riuscito a rivedere il film per i primi mesi dopo la scomparsa della madre, con cui lo ha promosso. I due hanno, infatti, presentato insieme Franca: chaos and creation nel settembre 2016 alla 73ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia -fuori concorso; ed anche al 24º Festival Internazionale del Cinema di East Hampton (New York). Uscirà in dvd e in digitale in questo 2017. Intanto è stato portato al cinema il 25, 26 e 27 settembre scorsi. “Ora mi fa compagnia” -confessa Carrozzini- non nascondendo di essere geloso e di voler custodire solo lui l’immagine della Franca Privata, che ha raccontato con sincerità. Mentre quella professionale l’ha affidata a testimonianze di chi ha lavorato con lei. Fotografi come Peter Lindbergh, Paolo Roversi (mantovano come Franca) o colleghi del settore come Donatella Versace. La potenza di Franca fu di non voler mai guardare al passato e rimanere ancorato alla dimensione passata, allo “ieri”, ma pensare sempre al “domani”. Colse perfettamente la velocità di una società sempre in divenire che cambiava ogni giorno. L’ironia e la leggerezza erano le sue carte vincenti. La sua filosofia di vita e convinzione era che la leggerezza è quel qualcosa di così profondo che ti fa andare oltre ogni cosa, a un livello superiore. Quello che fece nella moda tutta la vita.

 

L’arma del talento fu evidente e palese a tutti sin da subito -come racconta Donatella Versace-: “audace, non è mai scesa a compromessi ed era decisa a mostrare qualcosa di nuovo e lo ha fatto. Mi fu evidente sin dall’inizio. Tutti l’abbiamo seguita”. Ben la descrive Lindbergh: “è un angelo e allo stesso tempo una guerriera”. Delicata eppure così testarda e combattiva, non mollava finché non le si dava ragione poiché credeva fermamente in ciò che faceva. Il suo più grande successo? Suo figlio. La sua più grande delusione e fallimento? Non aver forse trovato il vero amore, due matrimoni finiti, ma forse le era passato accanto e non se ne accorse mai -confessa-. Però un matrimonio fallito non è la fine a suo avviso. Viceversa credeva profondamente nella famiglia: “penso sia bello lasciare una traccia, anche se -in realtà- la traccia più bella la lasci con i figli. Ma se la lasci indipendentemente dalla tua famiglia, diventi parte della storia”. Lei lo diventò per  la moda, andando oltre il sistema. Ebbe una visione a 360° -come fece notare Paolo Roversi-. Alla sua morte è stato istituito il Premio Internazionale al Giornalismo della Moda “Franca Sozzani” che viene assegnato durante il Congresso Mondiale delle Donne della Moda e del Design (andato a Julianne Moore -che lei ammirava-). Verso fine anno sarà annunciata una Fondazione a suo nome. Se Francesco Carrozzini ha ottenuto per Franca: chaos and creation il nastro d’argento, il suo principale obiettivo è portare avanti i progetti umanitari e sociali della madre, ma non nell’ambito della moda. Ed è per questo che la sua missione è far sì che lo screening per il cancro (grazie a un macchinario che è in grado di dirci se nel nostro corpo ci sono cellule cancerose) -un esame molto costoso- diventi accessibile a tutti. Lui ha perso entrambi i genitori per tumore. Prima di scomparire a soli 66 anni (il 22 dicembre, un mese prima di compierne 67 il 20 gennaio), nel novembre 2016, Franca Sozzani -durante i British Awards- ricevette lo Swarovski Award for Positive Change: un premio molto importante, dato alle persone che promuovono il benessere degli altri e cercano di cambiare le cose, migliorandole. E fu così, proprio quello che fece in tutta la sua carriera.

Un’umanità profonda che accomuna madre e figlio. Ề lo stesso Francesco Carrozzini (fotografo e regista) a confessare: “da piccolo credevo che mia madre avesse un’edicola, quando mi dicevano che aveva una rivista. Non mi ero reso conto della statura creativa di questa donna e, con questo documentario, ne ho capito il suo spessore. Ho compreso che i genitori sono esseri umani, che amano e che sbagliano”.

Un documentario che è un’occasione di celebrare la sua memoria intramontabile, con il suo sorriso ironico e smagliante e i suoi occhi grandi e belli spalancati sul mondo, che indagavano in profondità l’altro -quasi arrivando sino alla sua anima e quasi a “scuoterlo” a invitarlo a riflettere, provocandolo un po’, ma senza irriverenza-. Un fascino, il suo, mentale e intellettuale innanzitutto, per un’intelligenza acuta e una sensibilità straordinaria come pochi: rara, preziosa e glamour.

Chaos e Creation è la “sua” moda: creatività, inventiva, ma anche caos nel senso di saper unire e associare gli oggetti e i colori più “distanti”. Tinte forti, che risaltano subito all’occhio -colpendo anche lo sguardo più distratto-. Cose che apparentemente non hanno nulla in comune, vengono messe insieme per dare un nuovo significato. Questo era il suo vero valore aggiunto, nella sua comunicativa nuova; che diventò un valore assoluto per tutti. Nuove regole, senza più etichette. Per una moda che crea uno sviluppo della società, non fine a se stessa. Perché anche un semplice accessorio serve a questo, a smuovere le coscienze. Una moda che è quasi un nuovo modo di fare politica, un evento planetario, universale e globale cui dette avvio. Per tutti, in cui ognuno può sentirsi riconosciuto. Quasi a richiamare quel caos da cui iniziò e finì tutto l’universo: un’esplosione, un Big Bang di colori, emozioni, toni. Apparentemente un caos caotico, confusionario, senza logica né ordine, eppure così ben strutturato con una logica dietro impressionante. Del resto -si chiedeva Franca- “perché un giornale non può parlare di ciò che accade nel mondo?”. La potenza di una donna self made.