Quattro notti di uno straniero

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Quattro notti di uno stranieroParigi, un uomo, una donna, scarti di parole scivolate, nel flusso. Fabrizio Ferraro chiude in un viscerale b/n il dittico aperto con Penultimo Paesaggio

 

Perché mi segui? Chi sei? Senza sfiorare la traiettoria certa del tuo sguardo, accetto la tua ombra sulla mia spalla, la sincronia del passo senza meta, parte di un’accidentale metà. Ci sfioreremo perdendoci, due linguaggi del silenzio, nello spazio bianco di un Tempo che è stato, forse, solo nostro e che abbiamo negato ancor prima di incontrarci.

Un uomo e una donna. Perfetti stranieri in terra estranea ma avvolgente. Lui appoggiato allo spigolo respingente, il corpo mima attesa. Gli occhi cerchiati da matita scura, attoniti. Fermo nello stesso lembo d’asfalto, ad osservarla nel momento esatto in cui uscirà, dal varco sommesso dell’edificio difronte, e si incamminerà. Una (non) storia d’amore, probabilmente. Assorbita dall’inedita “bianca” Parigi di quattro notti senza sogni, madida di luci scroscianti sul traffico tonante e intorno ai profili appena distinguibili di due creature, perdute nella mancata volontà di appartenersi. In venti sale italiane dal 14 febbraio, Quattro notti di uno straniero, di Fabrizio Ferraro. Girato interamente sui lungo Senna di una crepuscolare, fonda, capovolta, accecante/accecata ville lumière, enclave (extra)urbana che rapisce nel suo inchiostro sagome intrise di buio e ritagliate in momentanei spiragli di potenziale rivelazione.

Quattro atti, quattro impercettibili mutamenti di una danza che non (si) cambia. Liberamente ispirato a Le notti bianche, celebre racconto di Fëdor Dostoevskij (1948), in cui il protagonista, occhio invisibile sui palazzi e sulle strade di San Pietroburgo, ramingo insonne poeta dell’obsoleto, narra in prima persona la statica variazione del proprio nulla impiegatizio, finché una donna intercetta le sue notti sul fiume, e influenza il resto della sua esistenza. Il film di Ferraro, drastico muto invito al contatto, perlustra indolente, rallentato sino al parossismo inquieto, l’allucinata e ingrata inedia emotiva dell’uomo moderno. Che intorpidito nel fermo immagine della propria vita, convenzione di passi, scalini, orari, legami, menzogne “social” e sterilizzati ritmi “produttivi”, istintivamente cerca, ma materialmente evita, titubante e fiacco, la penetrazione nell’altro/a.

Osservare quel battello lampeggiante di promesse e non salire. Battere in torpida ritirata, dinanzi all’occasione gratuita, scarsamente retorica, elettrica, vicinissima, dell’amore senza parole, senza indagini pre-, senza lusinghe. Spoglio e impalpabile, ma accessibile, se…Un uomo e una donna si scoprono e non si osano, mentre il b/n della fotografia, scenografia stratificata dell’Io annullato nella collettività (su tutte la scene della coppia appoggiata sul ponte letteralmente glassato e ingabbiato, violato dai fari del traffico rumoroso), satura lo sguardo dello spettatore invitato a pedinarli. E cancella parzialmente le identità già precarie dei due quasi amanti.

Le cesure nette del montaggio analizzano l’anatomia imprendibile della coppia, sedotta da lunghi piani sequenza, che tortuosi avvinghiano le spalle di una comunicazione che stenta ad “avvenire”. Lui narcotizzato dalle lezioni audio dei primi rudimenti della lingua francese. Lei, unica a proferire sillabe, bloccata dietro al vetro di una stanza d’ospedale, al capezzale di un’altra creatura impossibilitata a “dirsi”.

Un uomo, una donna. Una passeggiata che diventa corsa, inseguimento reciproco, respiro trattenuto e infine imploso.

Chi sei? Perché non resti?

Quattro Notti di uno straniero uscirà a: Roma, Milano, Bologna, Firenze, Torino, Lecce, Salerno, Cagliari, Vicenza, Catania, Pescara, Ascoli Piceno, Fermo, Bari.

 

 

TITOLO E CAST

Quattro notti di uno straniero. Bianchi paesaggi notturni

(T.O. Quatre nuits d’un étranger)

Ispirato da Notti bianche di F. Dostoevskij (1848)

Cartelli tratti da alcuni versi di Georg Trakl

Con Marco Teti, Caterina Gueli Rojo

Regia di Fabrizio Ferraro

Immagine e composizione Fabrizio Ferraro

Collaborazione alla realizzazione Felice D’Agostino

Suono Klothé

Sound mix Tommaso Galati

Durata del montaggio 5 settembre – 15 novembre

Produzione Boudu-Passepartout

Co-produzione Rai Tre – Fuori Orario

Realizzazione Boudu-Passapertout/ BAROCAS sia

Fra 2013

Durata 90’ 22”

Distribuzione Boudu

Dal 14 febbraio nelle sale

di Sarah Panatta