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FIFR 2013 - Acrid 001I ritratti di famiglia dell’iraniano Kiarash Asadizadeh

La perdita dei valori e la crisi della famiglia tradizionale, problemi affrontati senza tabù dalla cultura occidentalema ancora taciuti (o quasi) in molti paesi arabi. Da qui l’idea del regista iraniano Kiarash Asadizadeh di entrare nel privato e di provare a capire quello che sta succedendo nel suo paese con il film Acrid: «Volevo fare un film sulla famiglia e sulla coscienza dei rapporti umani.» ha raccontato alla stampa. «Ho provato a guardarmi indietro, alla mia esperienza personale, ma anche a osservare le famiglie di oggi e ho l’impressione che la struttura familiare si stia allentando.» Presentato In Concorso al Festival di Roma, Acrid è concepito come una catena circolare di storieprende le mosse dalle vicende di una coppia di mezz’età, quella composta da Soheila e Jalal: la coppia è alle prese con i problemi dovuti al comportamento di lui. Jalal è anche un medico e la sua nuova segretaria Azar sta per divorziare da Khosro, che lavora in una scuola guida e ha una relazione con la sua allieva Simin. Simin, a sua volta, è anche l’insegnante di Mahsa, unaragazza che scopriremo essere la figlia di Soheila e Jalal. Grandi protagoniste del film sono le donne: intrappolate in situazioni dalle quali solo alcune cercano una via d’uscita. Ma il regista dichiara che fornire solo un ritratto della condizione femminile in Iran non era nei suoi intenti: «Sì, alle donne ho voluto dare un ruolo di primo piano ma Acrid non è un film solo su di loro. Quello che m’interessava mettere in risalto è il contrasto tra i valori tradizionali e le scelte personali per una vita diversa e più moderna. Alcuni riescono ad accettare i primi, altri hanno più coraggio e si muovono in un’altra direzione.»Acrid scorre lento, tra discussioni private e scene di vita quotidiana. Difficile allontanare l’idea dei quattro ritratti femminili, perché è proprio sugli sguardi e sulle movenze delle donne che si regge tutto il film. Se la crisi dei valori è un argomento che varca le frontiere iraniane, qui non si può fare a meno di leggerne il colore locale, fortemente legato alla condizione femminile nel paese di origine di Asadizadeh. Il tema di Acrid è già stato trattato da tanto cinema ma gli va comunque riconosciuto il pregio del coraggio, dell’aver mostrato pubblicamente (ancora una volta) un sistema di valori asfittico e di averlo messo in discussione. Forse è proprio per questo che il film ha avuto difficoltà di distribuzione in patria, sia con il vecchio governo che con il nuovo, con il quale è in corso una trattativa per far arrivare Acrid nelle sale.

di Lucia Gerbino