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Festa del Cinema di Roma 2015: Little Bird

Little Bird

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Little Bird

La fine dell’infanzia secondo Vladimir Beck

È estate e, Pasha e Rita, si ritrovano insieme a fare gli animatori in un campo estivo per bambini per guadagnarsi qualche soldo. Mentre tra i due ragazzi nasce una simpatia che cresce di giorno in giorno, due bambini del campo s’innamorano segretamente di loro e cercheranno di attirarne l’attenzione: lei, facendosi insegnare a nuotare da Pasha ogni volta che il gruppo si reca al fiume; lui, lasciando piccoli doni segreti nella stanza di Rita. Ma i due adolescenti si accorgeranno a malapena di questo amore acerbo, troppo presi a vivere il loro che esploderà all’improvviso sotto gli occhi tristi dei loro piccoli ammiratori.

Questa la storia di Little Bird del regista russo Vladimir Beck, classe 1992, al suo secondo lungometraggio presentato nella quinta giornata del Festival del Cinema di Roma.

Un film delicato che racconta la fine dell’infanzia e l’inizio dell’età adulta attraverso la prima vera delusione d’amore di due bambini. I 90 minuti di Little Bird sono carichi di suoni e immagini e al dialogo viene lasciato poco spazio: c’è il silenzio dei pensieri, il rumore dell’erba smossa dall’impeto di una corsa, i guizzi dell’acqua durante una nuotata e tanti primi piani, di volti che osservano, vivono e cambiano. Buona la regia e grande lavoro da parte della direttrice della fotografia Kseniya Sereda, ma Little Bird poteva essere molto di più: chi guarda è sempre in attesa di un “elemento sorpresa” che cambi all’improvviso il destino dei protagonisti, qualcosa che viene sempre preannunciato da un’immagine o da un suono, ma che nel film non arriva mai. Lo sviluppo narrativo della vicenda sembra comunque voluto: grandi e piccoli tentano a modo loro un’impresa impossibile, quella di padroneggiare il mondo dei sentimenti.

di Lucia Gerbino