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Speciale Carnevale: Arlecchino, il re a colori della Commedia dell’Arte

ArlecchinoArlecchino è una famosa maschera bergamasca della Commedia dell’Arte, frutto dell’innesto dello Zanni bergamasco con personaggi diabolici farseschi della tradizione popolare francese.

Nativo di Bergamo bassa, parla nel dialetto di quella terra, ma poi lo muterà in quello veneto, più dolce ed aggraziato. Ha un carattere stravagante e scapestrato, ne combina di tutti i colori, inventa imbrogli e burle a spese dei padroni avidi e taccagni dei quali è a servizio. In quanto a lavorare nemmeno a parlarne perché fra Arlecchino ed il lavoro vi è una profonda incomprensione. La sua carriera teatrale nasce a metà del Cinquecento a Parigi su un palcoscenico gestito da comici della Commedia dell’Arte italiana, detta dei “Raccolti“.

Il primo Arlecchino, interpretato da Tristano Martinelli, non calza maschere, ma presenta la faccia tinta di nero con ghirigori rossastri. Solo più tardi apparirà in pubblico con una maschera di cuoio marrone, presentando il ghigno di una scimmia antropomorfica con sopracciglia vistose e un gran bernoccolo sulla fronte. Il costume a fondo bianco di tela grezza è cosparso di sagome ritagliate a mo’ di foglie. Le losanghe e le toppe variopinte arriveranno solo più tardi, sessant’anni dopo, con un altro grande Arlecchino: Domenico Biancolelli. Entrambi gli attori erano particolarmente provocatori, entravano in scena aggredendo il pubblico con oscenità e gesti scurrili inauditi. Martinelli, nel bel mezzo del dialogo d’amore tra il cavaliere e la sua dama, si calava le braghe e iniziava a defecare, tranquillo e beato, sul proscenio. Poi afferrava il risultato della sua fatica e a piene mani lo gettava sul pubblico urlando con gran sghignazzo: “Porta fortuna!… Approfittate!“. Altre provocazioni erano quelle di fingere di orinare sul pubblico, di cadere franando addosso a quelli delle prime file, di gettare oggetti in platea, di sparare con colubrine e razzi, sempre sul pubblico. Altri Arlecchini divennero famosi nel corso dei secoli, attori come Dominique Biancolelli e Tommaso Visentini ebbero grande fama ma uno dei più importanti Arlecchini della storia del teatro fu senz’altro Antonio Sacco. Questi è stato l’ultimo grande Arlecchino della Commedia dell’Arte, colui che ha incontrato sulla sua strada Carlo Goldoni che ha scritto tanti capolavori per il suo personaggio.
La riforma goldoniana, però, prevedeva il lento declino delle maschere in scena fino alla loro pressoché totale scomparsa. Fortunatamente però Antonio Sacco trovò in Carlo Gozzi un estimatore dell’antica Commedia dell’Arte che continuò a portare Arlecchino in scena fino agli ultimi decenni del XVIII secolo.