Sanremo 2018 serata finale: vincono Ermal Meta e Fabrizio Moro

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Sanremo 2018 serata finale: vincono Ermal Meta e Fabrizio Moro

Al secondo posto Lo Stato Sociale, terza Annalisa. Ospiti, Laura Pausini, Fiorella Mannoia, Antonella Clerici. I conduttori omaggiano Enzo Jannacci con Sabrina Impacciatore. Commuove Favino.

Eccoci arrivati alla fine di quest’avventura festivaliera targata Claudio Baglioni. È stata un’esperienza davvero importante, alla fine dei conti. Per la terza volta in pochi anni (Gianni Morandi si è occupato della direzione artistica nel 2011 e 2012, ndr), la Rai ha chiamato alla direzione artistica una personalità esperta nel campo musicale. E i risultati si sono visti, in termini sia di qualità, sia di ascolti.

IL PODIO FINALE: META E MORO

A vincere, infatti, è stata proprio la qualità delle canzoni, in particolar modo quelle di Fabrizio Moro e Ermal Meta, Lo Stato Sociale e Annalisa, primi tre classificati di quest’edizione. Vincitori assoluti, Meta e Moro hanno dedicato la loro vittoria chi alla casa discografica (Meta alla Mescal : «Hanno creduto in me, quando nessun altro lo faceva», Moro al proprio figlio «Dedico questa vittoria a mio figlio, Libero, che sta guardando da casa». E proprio ai figli che ci sono, e che verranno, bisognerebbe pensare. La loro canzone, Non mi avete fatto niente, in fondo, invita anche a questo: che mondo lasciamo alle future generazioni, se ci sono guerre e attentati a sorpresa? Oltre a questo, bisogna dire che questa vittoria è stata senza dubbio aiutata dalla polemica dei giorni scorsi, riguardante il presunto plagio della canzone, cosa che poi non si è rivelata vera (l’altro autore della canzone, Andrea Febo, a cui è anche andata una dedica particolare da parte di Moro , che ha dichiarato: «Il premio è anche suo», e che in realtà, la vera vittoria sta nel raggiungere il numero più alto di ascoltatori possibile. Loro sono riusciti anche in questo, la canzone ha già totalizzato, tra video ufficiale e serata inaugurale targata Rai, oltre 6 milioni di visualizzazioni su YouTube.

IL PODIO FINALE: LO STATO SOCIALE

Stessa cosa potremmo dire anche dei secondi classificati, lo Stato Sociale. Considerati come dei veri e propri outsider (al pari di Biondi, arrivato 19esimo), i ragazzi bolognesi hanno sorpreso e divertito tutti, in platea e non solo, anche se tra le righe del testo hanno portato, in termini nonsense e scanzonati, un tema a dir poco attuale e scottante (la mancanza di lavoro stabile per i giovani): ce li ricorderemo per un bel pezzo, la simpatica vecchietta che balla con il compagno, come fosse una ventenne, e il Piccolo Coro dell’Antoniano con Paolo Rossi che incalzano nella serata dei duetti, come fossero all’interno di un quadro comico e istruttivo allo stesso tempo. In termini di ascolti siamo sulla scia di Meta e Moro, con oltre 4 milioni di visualizzazioni su YouTube (video ufficiale più serata inaugurale).

IL PODIO FINALE: ANNALISA

A sorpresa, dopo un esordio non proprio esaltante, è arrivata al terzo posto Annalisa. La cantante savonese, in gara con Il mondo prima di te, ha portato un tema caro alla tradizione festivaliera: l’amore vero. Il suo terzo posto, è segno di due cose: i talent non possono essere sempre volano di vittoria assoluta, e lei, forte peraltro di altri successi recenti e di uno zoccolo molto duro e nutrito di fan in tutta Italia, è riuscita a staccarsi completamente dall’immagine ingombrante di colei che l’ha lanciata qualche anno fa, cioè Maria De Filippi (era stata concorrente ad Amici, ndr), portando un brano in cui lei è coautrice (lei, Mengoni, la Michielin, Noemi e i Kolors, in questo senso, sono anche dei casi rari, per gli artisti giunti al Festival dai talent show).

GLI ALTRI BIG IN CLASSIFICA

Il resto della classifica, dal 4° al 20° posto, è la seguente:

4) Ron – Almeno pensami
5) Ornella Vanoni con Bungaro e Pacifico – Imparare ad amarsi
6) Max Gazzé – La leggenda di Cristalda e Pizzomunno
7) Luca Barbarossa – Passame er sale
8) Diodato e Roy Paci – Adesso
9) The Kolors – Frida (mai, mai, mai)
10) Giovanni Caccamo – Eterno
11) Le Vibrazioni – Sbagliato
12) Enzo Avitabile con Peppe Servillo – Il coraggio di ogni giorno
13) Renzo Rubino – Custodire
14) Noemi – Non smettere mai di cercarmi
15) Red Canzian – Ognuno ha il suo racconto
16) Decibel – Lettera dal duca
17) Nina Zilli – Senza appartenere
18) Roby Facchinetti e Riccardo Fogli – Il segreto del tempo
19) Mario Biondi – Rivederti
20) Elio e le Storie Tese – Arrivedorci

ALTRI PREMI

Come da tradizione, sono stati consegnati altri premi, in base alla qualità delle canzoni, di cui uno completamente nuovo, intitolato a Sergio Endrigo.

Premio della Critica “Mia Martini”: Ron
Premio “Sergio Endrigo” per la migliore interpretazione: Ornella Vanoni, Bungaro e Pacifico
Premio “Sergio Bardotti” per il miglior testo: Mirkoeilcane
Premio “Giancarlo Bigazzi” per la migliore composizione: Max Gazzé
Premio “Tim Music” per la canzone con più ascolti sulla stessa app: Ermal Meta e Fabrizio Moro

ANTONELLA CLERICI TORNA A SANREMO

Spazio anche al nuovo programma di Antonella Clerici, che torna sul palco dell’Ariston (a quasi otto anni dal suo non proprio esaltante Festival), proprio con i ragazzi di Sanremo Young. Una trovata originale, è stata individuata: i ragazzi salgono sul palco dalla platea, interpretando con voci e coreografie la sigla del programma, nientemeno che Penso positivo di Jovanotti. Peccato, però, che il giorno che hanno scelto per fare questa cosa qua, era quello sbagliato, il programma inizia solo venerdì prossimo! E sì che Antonella, dopo, gliel’ha pure detto: «Ragazzi! Ma cosa fate? Avete distrutto la scena a Baglioni! Lui è il dittatore, il direttore artistico! Ma cosa fate?». Eh, ma tant’è, cara Antonella! Ormai, il danno è fatto! Ricominciate venerdì prossimo, e andrà molto, molto meglio!

LAURA PAUSINI CE L’HA FATTA

Riuscita a recuperare appieno dalla laringite che l’ha costretta a rimandare l’ospitata della prima serata, Laura Pausini è arrivata sul palco dell’Ariston, incantando il pubblico con una rivisitazione di Avrai, ovviamente (come non poteva essere altrimenti?) in coppia con Baglioni.

OMAGGIO A JANNACCI

Un altro omaggio degno di tale nome, dei tanti fatti in questi cinque giorni di canzoni, è stato quello ad Enzo Jannacci, in cui i tre conduttori, “aiutati” da Sabrina Impacciatore e l’orchestra, diretta dal maestro Geoff Westley, hanno eseguito e ballato La canzone intelligente.

FAVINO, MANNOIA, BAGLIONI E L’IMMIGRAZIONE

Grande commozione ha suscitato ieri sera Pierfrancesco Favino, con un monologo (di cui, qui sotto, riportiamo il testo integrale), seguito da un omaggio a Ivano Fossati da parte di Fiorella Mannoia e Claudio Baglioni, che interpretano Mio fratello che guardi il mondo. Il monologo, come la celebre canzone, porta un tema anch’esso quanto mai attuale, quello dell’immigrazione, che sia clandestina o meno. Molte persone, oggi, sono costrette a scappare, quando non vorrebbero. Invece, sono costrette a farlo, e nessuno le vuole accogliere.

 

«Bisognerebbe stare da un’altra parte. Senza nessuno intorno, amico mio. Quando mi viene di dirti quello che ti devo dire, stare bene, tipo sdraiati sull’erba, una cosa così, che uno non si deve più muovere con l’ombra degli alberi, allora ti direi: qua, ci sto bene, qua è casa mia, mi sdraio e ti saluto. Ma qua, amico mio… …impossibile. Mai visto un posto dove ti lasciano in pace e ti salutano, ti dobbiamo mandare via, ti dicono, vai là. Tu vai là. Vai laggiù. Tu vai laggiù… …leva il culo da là! Tu ti fai la valigia. Quando lavoravo, passavo il tempo, a farmi la valigia. Il lavoro sta da un’altra parte, sempre da un’altra parte, che te lo devi andare a cercare, non c’è il tempo per sdraiarsi, per lasciarsi andare. Non c’è il tempo per spiegarsi, e dire: ti saluto. A calci in culo, ti manderebbero via! Il lavoro sta là, sempre più in là! Lontano! Lontano! Sempre di più! Fino in Nicaragua, ti manderebbero, senza problemi, visto che quelli di quei paesi, là, ti possono prendere a calci nel culo, e sbarchiamo qua! Cioè, c’è poco da parlà! C’è poco da dormì! C’è poco da lasciarsi andare! Se vuoi lavorare, ti devi spostare! Allora, se lasci fare, noi, gli stronzi di qua, ci facciamo prendere a calci in culo fino in Nicaragua, gli stronzi di là si fanno fregare, e li sbarcano qua! Mai che puoi dire “questa è casa mia”, e ti saluto! Tanto che io, quando lascio un posto, c’ho sempre l’impressione che, quello, sarà casa mia, sempre di più di quello in cui vado a stare. Quando ti prendono a calci in culo, di nuovo, tu te ne vai. Di nuovo, là dove andrai sarai sempre più straniero, e così via, eh? Là, dove andrai, sarai sempre più straniero! Sempre meno a casa tua! E, quando ti prendono a calci in culo, tu te ne vai di nuovo! Quando ti giri a guardarti indietro, amico, è sempre, sempre, il deserto! Ma fermiamoci, una buona volta, e diciamo: andate a fanculo! Io non mi sposto più! Voi, mi dovete stare a sentire! Se ci sdraiamo, una buona volta, sull’erba, e ci prendiamo tutto il tempo, che tu racconti la tua storia, gli altri, dal Nicaragua, un altro posto così, che ti raccontano la loro, che ci diciamo che siamo tutti, più o meno, stranieri, ma che adesso basta, ci stiamo a sentire, tranquilli, tutto quello che ci dobbiamo dire, allora sì, capisci! Io ho capito che gliene frega un cazzo, di noi! Io mi sono fermato. Ho ascoltato. Mi sono detto: io non lavoro più, finché non gliene frega un cazzo di noi! A che serve, che quello del Nicaragua viene fino a qua, che io vado a finire laggiù, se da tutte le parti è la stessa storia? Quando lavoravo ancora, ho parlato a tutti quelli presi a calci in culo, venuti da non so dove, che sbarcano qua, per trovare lavoro. Loro, mi sono stati a sentire. Io sono stato a sentire quelli del Nicaragua, che mi spiegavano com’è da loro. Laggiù, c’è un vecchio generale, che sta tutto il giorno e tutta la notte al bordo di una foresta. Gli portano da mangiare, perché non si deve spostare. Che spara, su tutto quello che si muove. Gli portano le munizioni, quando non ce ne ha più. E parlavano di un generale, coi suoi soldati che circondano la foresta. Tutto quello che si muove, diventa un bersaglio! Tutto quello che compare al bordo della foresta! Tutto quello che notano, che non c’ha lo stesso colore degli alberi, lo stesso modo! Io sono stato a sentire tutto questo! Mi sono detto: da tutte le parti, è la stessa cosa! Più mi faccio prendere a calci in culo, più sarò straniero! Loro finiscono qua, io finirò laggiù! Laggiù, dove tutto quello che si muove, sta nascosto! Nelle montagne! Al bordo dei laghi! Attorno alle foreste, visto che un generale, coi suoi soldati, attraversa le montagne, perquisisce il bordo dei laghi, circonda le foreste, spara su tutto quello che si muove, che non ha lo stesso colore e il modo di muoversi delle pietre, dell’acqua, degli alberi! Io ho ascoltato, tutto questo! Mi sono detto: io non mi muovo più! Se non c’è lavoro, non lavoro! Se lavoro, mi devono far diventare matto, e mi prendono a calci in culo! Io non lavoro più! Io voglio sdraiarmi, una buona volta! Voglio spiegarmi! Voglio l’erba! L’ombra degli alberi! Voglio urlare! Voglio poter urlare, anche se poi mi sparano addosso! Tanto, è quello che fanno: se non sei d’accordo, se apri la bocca, ti devi nascondere in fondo alla foresta! T’abbattono a colpi di mitra, se vedono che ti muovi! Ma, allora, è meglio così! Almeno, ti avrò detto quello che ti devo dire.»

A questo punto, non ci resta che dire: arrivederci all’anno prossimo, con l’edizione numero 69!

 

di Nazario Ricciardi