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Fiera Più Libri Più Liberi: la Scrittura Collettiva® di Fefè Editore

scrittura collettivaPresentato l’ultimo prodotto: Cinque donne in nero. Il principio delle necessità interiori

Come può essere il prodotto di una scrittura collettiva? Incredibile. Inspiegabile. Intenso. Tutto e Niente, Suoni e Silenzio, Colore e Buio, Forma ed Essenza. Un arcobaleno, alla fine. Ginevra Bentivoglio

La Fiera Più Libri più Liberi, ha mostrato i volti nuovi dell’editoria all’epoca del digitale: oltre alla sceneggiatura social, al centro del progetto di Rai Educational, c’è anche il metodo della Scrittura Collettiva® del gruppo di Fefè Editore, che ha dato origine al libro “Cinque donne in nero. Il principio delle necessità interiori” di AA.VV. Fefé Editore sono diversi anni che fa scrittura collettiva, anche con gruppi di ragazzi dai 10 anni in su, giovani adolescenti disagiati, con bimbi down, dislessici, ipercinetici o iperattivi. Già sono stati pubblicati altri libri originati da tale tipo di stesura di testi, tra cui: un primo, “Il codice di Re Anguilla”, creato da 3 classi (una 4a, una 5a elementare e una 1a media di un istituto romano), di 74 alunni, tra 9 e 11 anni; la sua stesura è durata 5 mesi; un secondo doppio volume: il primo, Il futuro delle radici”, una favola scritta da 31 ragazzi tra 9 e 11 anni; ed il secondo, “Le radici del futuro”, testimonianze del posto raccontate da 18 nonni tra 71 e 98 anni. Con prefazione di Walter Veltroni. Entrambi questi ultimi sono prodotti strettamente legati al territorio come tutte le opere di scrittura creativa, in tal caso un paese dell’Abruzzo (Morino, in Valle Roveto, inserito nella Riserva Naturale di Zompo lo Schioppo). La scrittura creativa è un processo complesso e ben specifico (anche per questo è stato registrato il marchio Scrittura Collettiva®) che permette di tirare fuori la propria emotività, di confrontarsi con l’altro e scoprire nuove realtà “interiori”, superando le proprie paure divertendosi ed apprendendo l’importanza della socialità, della condivisione e del lavorare in gruppo. Molto spesso un’operazione di scrittura creativa, può diventare un libro o un CD. Notevole anche la valenza sociale: le quote del diritto d’autore riservate sono devolute in beneficenza ad associazioni di volontariato od onlus per scopi solidali, quest’anno ad esempio ad un’associazione contro la violenza sulle donne. Si vuole fare molto di più, con esperimenti in futuro in una casa-famiglia per donne detenute e/o disagiate, in un asilo di disabili psichici, nelle carceri. Tutti possono partecipare, poiché deve essere un’esperienza collettiva a cui tutti diano il proprio contributo ricevendone in cambio un arricchimento umano soprattutto, oltre che tecnico: da giornalisti quale Leonardo de Sanctis (che è anche scrittore e piccolo editore); a pedagoghi e insegnanti quali Nadia Maialetti o Antonella Cesarini; a fotografi quale Steven Teixeira; ad operatori di Save the Children e nel Volontariato, quale Alessia Sartarelli; a biologi ed esperti di dinamiche di gruppo, quali Donatella Scotti. La lettura è per tutti e di tutti. Ed è importante far diventare protagonisti giovani ed anziani, in modo da far arrivare loro la portata pedagogica e l’interesse per la lettura. E, dopo Omero o la Commedia dell’Arte, il primo esempio di metodo di scrittura collettiva (della scuola di Barbiana di Don Lorenzo Milani) lo troviamo in “Lettera a una professoressa” (Libera editrice fiorentina, 1967). Per Fefè Editore, un altro pilastro dell’educazione, oltre a Don Lorenzo Milani, è quello di Maria Montessori a proposito di istruzione; tra i libri scritti a più mani sull’infanzia di Fefè Editore ve ne sono altri 4 in proposito: “L’infanzia svantaggiata e Maria Montessori”, “Le ricette di Maria Montessori”, “La cura dell’anima in Maria Montessori”, “In giardino e nell’orto con Maria Montessori”.

La scrittura collettiva non è una scrittura creativa, nel modo di intendere quella classica, poiché noi non insegniamo a scrivere. Tutto parte da un’esigenza interiore. Non è neppure a strati o a stadi, dividendo in parti il lavoro: è mettere su carta ciò che sentiamo; è un metodo che ha bisogno di critica, di capacità di autocritica enorme: si devono superare le paure di giudizio e le manie di esibizionismo e protagonismo. Cerco sempre di far inserire un elemento di novità mancante, da scoprire, anche quando tutto sembra concluso e conclusivo. Le 5 donne che l’hanno scritto, sono al contempo le 5 protagoniste della storia e 5 lettrici. Ogni personaggio è stato loro proposto, ma poi rielaborato, ricostruito in itinere e adattato secondo la propria persona e personalità. Ciò ha significato abbandonare le proprie aspettative per abbracciare quelle degli altri, il che richiede una capacità di umiltà e di abbandono a conoscenze inconsapevoli, con un atteggiamento di apertura rispetto al nuovo e al diverso tale che ti porta a rivedere il racconto alla luce degli altri. Per una storia corale in cui l’importante non è arrivare alla comunicazione, ma dire io ero lì, ho fatto parte attivamente a quel processo creativo che è la storia ”, ha spiegato Donatella Scotti.

Il libro, scritto a più mani da Francesca Di Martino, Caterina Prandi, Tullia Ranieri, Giulia Rovere, Monica Virgilio, vanta le prefazioni di G. Bentivoglio e D. Fonti, e l’appendice filosofica di Lucio Saviani. Quest’ultimo aveva scritto quello che è diventato il testo della post-fazione per un’altra occasione di 15 anni prima. Tuttavia “sembrava incastrarsi bene in questo gioco di ruoli e di colori –ha precisato Savianidel libro su queste 5 donne. Lo scritto parlava diOmbra regina dei colori’. Così si affronta il tema dell’identità di chi scrive, del testo che è frutto di una condivisione, di un’esperienza di ascolto reciproco, di dialogo, di messa in gioco personale e di messa in discussione della figura dell’autore individuale e dei canoni tradizionali della letteratura”.

Non a caso, ha aggiunto Di Martino, “Abbiamo deciso insieme che questo racconto dovesse essere filtrato dall’arte, dalla musica e dai colori. Infatti per ogni personaggio abbiamo scelto il nome di un colore”. Ed è evidente la teatralità del gesto, col ritmo e la sonorità di dialoghi dalle battute veloci e così naturali che favoriscono l’immedesimazione. Tanto da “perdere” la propria identità ed individualità per entrare in quella dell’altro e costruirne una nuova comune. “Quando abbiamo iniziato nessuna conosceva l’altra. È stata un’esperienza –ha continuato Roveremolto interessante in cui quello che conta è stato la condivisione. Quando rileggi il racconto, poi, non ricordi più, infatti, se quella frase l’hai suggerita tu o un altro. Non è stato facile mettere insieme 5 persone diverse con differenti teste ed emotività, anche se siamo sempre riuscite a trovare un accordo. Chiunque sia disposto a mettersi in discussione ed a sparire dietro le pagine di un libro può fare questo mestiere ed essere autore di scrittura collettiva”.

Abbiamo fatto –puntualizza Ranieri– un’opera di attraversamento dell’ombra: ci siamo guardate dentro, come le donne protagoniste, per arrivare a un completamento di se stesse e delle nostre vite. Quasi in cerca di una dimensione arcana, in uno spazio chiuso, ma aperto; in cui il tempo scorre, ma non avanza, abbiamo cercato l’arcano, spogliandoci di molte sovrastrutture. Ognuna di noi non sa quanto ci sia di nostro e quanto frutto della fantasia e del lavoro con le altre”.

La cosa più difficile –ammette Prandi è stato descriversi in 60 caratteri. È stato un regalo di mia madre e un’esperienza che mi ha fatto capire che riesco meglio ad esprimermi in gruppo, cosa che non avrei mai creduto: non avrei mai pensato di arrivare a presentare un libro. Le idee se riescono bene a catturare l’attenzione del pubblico in maniera piacevole, lo si deve poiché sono sorte dal contesto che ha favorito la fuoriuscita delle idee e delle emozioni che hanno suscitato”.

Poiché la lettura è soprattutto emozione: sapersi emozionare, che deriva dal saper emozionare con la scrittura.

di Barbara Conti