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Libri e società: Tre libri per comprendere la Gran Bretagna

Brexit? Nulla di nuovo per la Gran Bretagna

Che la Gran Bretagna fosse lontana dall’Europa era un fatto evidente ben prima del terremoto Brexit: il legame incerto del Regno Unito con il Vecchio Continente è, prima di tutto, il risultato di questioni geografiche e storiche. Un passato imperiale e la lontananza fisica hanno plasmato la politica interna ed esterna del Regno Unito: una politica complessa, spesso estranea alle logiche e alle dinamiche di quella continentale.

Nel 1983 Stuart Hall spiegò che la probabile vittoria di Margareth Thatcher avrebbe segnato un radicale cambiamento nella politica britannica: non si sarebbe trattato solo di uno spostamento sull’asse destra/sinistra, ma avrebbe condizionato la cultura di un intero Paese. Il suo “The Politics of Thatcherism” (1983) non ha solo coniato un neologismo, ma ha saputo spiegare al mondo cosa significasse davvero la politica della Lady di ferro. E perché l’avanzata liberale non potesse essere fermata attraverso le tradizionali categorie della sinistra britannica, colpevole, secondo Hall, di aver allontanato il suo elettorato. Risposte incerte e soluzioni inadeguate avevano fornito terreno fertile per l’ascesa della Thatcher: un’opera, quella di Hall, capace di far luce su una pagina fondamentale della storia britannica, e non solo.

La Gran Bretagna dopo la Brexit” (Il Mulino), a cura di Gianfranco Baldini, ha il difficile compito di spiegare cosa sia accaduto prima, durante e soprattutto dopo la Brexit. La frammentazione identitaria è già presente nelle elezioni politiche del 2015: il referendum del 2016 è perciò solo il punto di arrivo di tensioni ed incertezze sempre più evidenti. Attraverso un’analisi precisa e multidimensionale, la Brexit viene svelata nella sua complessità, abbandonando, per un attimo, la prospettiva di fenomeno di costume.

Per comprendere davvero la politica britannica occorre saper analizzare la figura istituzionale del Primo Ministro: non lontana dalla mitologia presidenziale statunitense, deve però condividerne il fascino con la monarchia. Un ruolo, quello di Primo Ministro, interpretato in modo diverso, dai vari attori che si sono succeduti. Ma per comprenderne l’identità occorre conoscere la storia di chi quel ruolo lo ha saputo incarnare alla perfezione, al punto da trascenderlo: “Churchill” (Macmillan) di Roy Jenkins ne è probabilmente la più accurata biografia, nonostante sia stata pubblicata agli inizi del nuovo millennio. E nonostante la competizione agguerrita che ha dovuto sostenere con i molti libri dedicati allo statista inglese.