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Dei castighi e delle pene

Il Museo Criminologico di Roma

Il Museo Criminologico si trova in un luogo molto suggestivo della veccia Roma, in un palazzo in via Del Gonfalone, all’angolo con via Giulia, che sin dal 1827 fu adibito a prigione per volere del papa Leone XII. Inaugurato nell’ottobre del 1931, da allora è da considerarsi come un’esposizione permanente delle testimonianze della realtà criminale.

Nella nuova disposizione degli oggetti esposti all’interno, organizzata alcuni anni fa alla fine dei restauri interni del palazzo, il visitatore ha la possibilità di addentrarsi in un percorso cronologico che sfrutta la struttura architettonica dell’edificio, presentando un itinerario storico suddiviso in tre periodi principali, ad ognuno dei quali corrisponde una sezione. All’interno di esse vi sono alcune unità espositive di base con suddivisioni per vetrine.

Le sezioni sono così divise:

DELLE PENE E DEI DELITTI

LO SPIRITO DELLA RAGIONE

IL CONTROLLO SOCIALE DELLA DEVIANZA

L’esposizione è molto interessante e testimonia l’orrore in un duplice punto di vista: il primo legato alla tipologia del crimine perpetrato; il secondo testimonia la crudeltà dei sistemi punitivi del passato contrapposti alle finalità della pena sancite dalla Costituzione, principi su cui si fonda l’ordinamento penitenziario vigente.

Tra i tanti interessanti reperti di antichi strumenti di punizione e di esecuzione capitale, sono particolarmente d’impatto emotivo alcuni oggetti di tortura utilizzati nell’arco dei secoli all’interno delle carceri. Tra essi troviamo la sedia di tortura chiodata, usata fino al 1809 nel Nord Europa. La sedia era utilizzata durante gli interrogatori, in particolare nei processi per stregoneria. Per ottenere la confessione dalla presunta strega il torturatore accendeva un fuoco sotto essa, in modo da rendere incandescenti le punte di ferro che ricoprivano la struttura della seggiola, che già penetravano nella carne.

Il collare chiodato del XVII secolo, munito internamente di aculei era utilizzato come punizione per coloro che violavano la disciplina ecclesiastica o familiare. Di solito era infisso ai muri delle chiese, dei cimiteri, alle porte delle prigioni o nelle piazze frequentate dai mercanti. Era riservato, tra gli altri, agli ubriachi, alle donne litigiose e alle prostitute. Si restava prigionieri del collare e oggetto del pubblico dileggio fino ad un periodo massimo di sei settimane e il reo era obbligato a portare sul petto un cartello sul quale era indicato il motivo della condanna.

La Vergine di Norimberga, anche se è una riproduzione dell’originale. Le fonti storiche riferiscono che questo strumento era utilizzato nel Medio Evo, prevalentemente in Germania. Il prototipo della terribile macchina fu rinvenuto nel castello di Norimberga, edificio nel quale, in passato, aveva sede il Tribunale Segreto della città. Il condannato era condotto sul luogo del supplizio passando attraverso sette porte. Alla fine di un lungo corridoio si trovava al cospetto della macchina di morte, una sorta di armadio di ferro che riproduceva vagamente le sembianze di una figura femminile, con due ante sul davanti che, aprendosi, mostravano affilatissime punte di ferro. Lo sventurato veniva rinchiuso nella macchina andando incontro a una morte atroce. I resti della vittima erano gettati, attraverso un canale sotterraneo, nel fiume che scorreva sotto la sede del Tribunale Segreto.

La Mordacchia: una maschera di ferro, detta anche briglia delle comari, chiudibile a cerniera, alla quale è collegata una catena con un gancio. Secondo la tradizione, la mordacchia era adoperata per punire le donne litigiose e calunniatrici. Più probabile, invece, la tesi che la briglia fosse utilizzata per le donne accusate di stregoneria. Mediante il gancio la strega era appesa al soffitto e tenuta in quella posizione per molte ore.

Sono presenti altri strumenti di tortura e di espiazione per i crimini commessi, come la ghigliottina dello Stato Pontificio introdotta dai francesi, oppure alcuni coltelli di diversa grandezza, usati per amputazioni più o meno gravi, a seconda dell’entità della pena.

La bellezza di Roma è anche nelle sue contrapposizioni e contrasti, e in questo piccolo angolo di Paradiso che è la bellissima ed affascinante Via Giulia, l’orrore è davvero dietro l’angolo.

Informazioni:

Museo Criminologico

Via del Gonfalone, 29 (angolo Via Giulia)- 00186 – Roma

Tel.: 06/68300234 – Fax. 06/6892870

Orari di visita:

martedì: 9:00/13:00 – 14:30/18:30

mercoledì: 9:00 – 13:00

giovedì: 14:30 – 18:30

venerdì: 9:00 – 13:00

sabato: 9:00 – 13:00

chiuso: domenica – lunedì – festivi – agosto

di Svevo Ruggeri

Svevo Ruggeri
Svevo Ruggeri
Direttore, Editore e Proprietario di Eclipse Magazine