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8 Marzo – Il ricordo delle donne tra Risorgimento e Unità d'Italia

L’apporto femminile fondamentale alla base di un’impresa al limite dell’assurdo

In occasione della festività dell’8 marzo e visto l’anno di festeggiamenti dell’Unità d’Italia ancora vigente, proporremo in questo articolo storico una selezione delle eroine attive e fondamentali, ma giacenti in un sottobosco di colpevoli silenzi. Forte è stata la partecipazione diretta delle donne nel Risorgimento italiano, anche se è stata volutamente minimizzata dalla cultura tradizionale corrente, riducendo il loro coraggio ed impegno al solo aspetto di prove d’amore.

Dai libri di storia non si percepisce quello che è stata la reale presenza femminile in alcuni specifici momenti della nostra storia italiana. Le protagoniste, in realtà, risultano quasi invisibili per la volontà di un pensiero tradizionalista e spesso un po’ misogino che le vuole estranee ad ogni partecipazione politica.

In genere nello svolgimento del periodo che precede l’Unità, siamo abituati a vedere come incontrastati attori di questa realtà, uomini quasi sempre giovani, comunque motivati, forti, entusiasti e convinti delle loro idee fino all’estremo sacrificio per l’attuazione di un ideale, perché l’azione, in quel tempo, risulta sempre ed esclusivamente maschile.

Eppure le donne hanno avuto un’ attività elevata ricoprendo i ruoli di madri, mogli, figlie, amanti, compagne, amiche, favoreggiatrici, simpatizzanti, finanziatrici, ispiratrici, oppositrici. Troviamo però anche donne che operano in modo imprevedibile, fuori dagli schemi tradizionali, in ruoli anomali e comunque insoliti.

La donna risorgimentale, in ogni sua realizzazione è una figura estremamente affascinante ed è resa tale da una miscela esplosiva: amore per un uomo, amore per una patria unita, amore per la libertà!

CRISTINA TRIVULZIO DI BELGIOIOSO

Cristina Trivulzio di Belgioioso, donna troppo elevata qualitativamente e moralmente, coltissima, generosa, audace, amò l’Italia di un amore intenso ed appassionato. Creò a Parigi un salotto che fu il più importante cenacolo degli esuli italiani da lei finanziati, spesso con sacrifici economici personali,vendendo persino i suoi gioielli, dopo il blocco dei suoi beni da parte del governo austriaco. Fu una grandissima ambasciatrice di italianità e molti interessanti intellettuali quali Alfredo De Musset e Victor Hugo si innamorarono di lei. Nel 1848 guidò fino a Milano un battaglione di volontari napoletani, oguno dei quali sventolava un drappo tricolore.

Cristina di Belgioioso, donna incredibilmente attiva in tutte le possibili forme durante il periodo del Risorgimento, nel ’49 era a Roma. nell’aprile ricevette dal Triunvirato di Mazzini-Saffi-Armellini l’incarico di direttrice del comitato di soccorso per i feriti, con il compito di coordinare e gestire l’attività delle “ambulanze”, strutture di supporto agli ospedali civili. Organizzò con Enrichetta di Lorenzo, compagna di Carlo Pisacane e Giulia Bovio, la direzione sanitaria degli ospedali romani e creò un corpo simile a quello delle Crocerossine. Con le due precedenti firmò un “appello alle donne romane” invitandole all’assistenza ai feriti, chiedendo aiuto e sollecitandone la partecipazione. Risposero all’appello più di 6000 volontarie e tra di esse vi furono anche numerose prostitute, il che fece attaccare con volgarità tutto l’operato femminile da parte di cronisti e scrittori non italiani. L’accusa per le infermiere, fu quella di fare proselitismo tra i feriti francesi con il fascino e la voluttà.

A tutte le critiche moralistiche Cristina risponderà con l’azione e con l’organizzazione di una vera e propria riforma del sistema dell’assistenza sanitaria, proponendo anche la creazione di una casa di assistenza per istruire donne al servizio negli ospedali. Praticamente la prima scuola di infermiere professionali immaginata al mondo.

Goffredo Mameli morì tra le sue braccia, mentre con affetto cercava di alleviare le sue terribili sofferenze dovute alla gamba in cancrena. E’stata presente ed attiva in tutte le tappe più importanti della realizzazione dell’ Unità d’Italia. Tornò a Parigi e poi in Italia dopo una violenta aggressione subita da parte del suo cameriere personale, che la pugnalò selvaggiamente, lasciandola per sempre claudicante. Ebbe simpatia per Cavour ma dopo la sua morte abbandonò per sempre la politica dedicandosi a trattare tematiche sociali riguardanti soprattuto la condizione femminile. Affaticata per i suoi ormai numerosi disturbi, morì il 5 luglio 1871 a sessantrè anni dopo una vita vissuta troppo intensamente.

Colomba Antonietti seguì il marito dopo il 1848 per combattere con lui vicino a Garibaldi. Si travestì come un uomo, tagliandosi i capelli ed indossando l’uniforme. Non tutti si accorsero del fatto che fosse una donna, ma non Garibaldi, che lodò la giovane coppia per il proprio coraggio e per la capacità di combattimento. Colomba, purtroppo, a soli 23 anni venne ferita a morte e fu emozionante il momento in cui trasportata su di un’ambulanza, si vide un ufficiale precipitarsi ormai sul suo cadavere coprendola di baci: era il marito Luigi Porzi. I suoi funerali vennero seguiti dalla popolazione romana che ricoprì il suo feretro di rose bianche.

ANTONIA MARINELLO : la guerriera di Garibaldi

Non la ricorda più nessuno, ma Antonia Marinello è una tra le figure femminili più anomale ed attive nella realizzazione dell’Unità d’Italia. Unisce l’amore per un uomo alla sua straordinaria capacità d’azione. Contadina, nata a Cerverese nel 1833, aveva cominciato prestisssimo a cospirare, con il suo uomo contro gli austriaci. Aiutarono molti patrioti a sconfinare dal Lombardo-Veneto in Piemonte. Sorvegliati e sospettati di idee liberali e mazziniane, ripararono a Modena all’inizio del 1860. Pensarono allora di unirsi alla spedizione dei Mille ma quando giunsero a Genova Garibaldi era ormai partito.

Decisero così di imbarcarsi con la spedizione di Gaetano Sacchi, arruolandosi, ma l’arruolamento delle donne non era consentito. Allora Antonia si fece passare per il fratello di suo marito, e venne inquadrata nel 3° reggimento della Brigata Sacchi. Antonia montava le sue guardie e faceva le sue ore di sentinella con abnegazione e regolarità. Partecipò alla battaglia sul Volturno, combattendo coraggiosamente eottenendo la promozione a caporale ed il congedo con onore.

Chissà se qualcuno mai si accorse che era una donna? In qualche carteggio è scritto che, qualche volta, i suoi lunghi capelli biondi, raccolti sotto il berretto, si sciolsero nel furore di un combattimento. Riunito il Sud ai piemontesi, i garibaldini furono sciolti e rimandati a casa.

Tonina ed il marito torarono a riprendersi la loro bambina e si trasferirono a Firenze dove vissero in povertà. Poco tempo dopo, a causa degli strapazzi e della miseria Tonina si ammalò e morì nel 1862 a soli 29 anni.

MARTA DELLE VEDOVE

Fu un personaggio presente nella Repubblica Romana. Di lei si ricorda principalmente il grande coraggio che espresse in quel periodo concitato. Purtroppo per via di una ferita le venne amputata una gamba. Ma la morte la colse mentre cercava di strappare una miccia ad una bomba caduta nella corsia dell’ospedale. Un’azione coraggiosa nonostante il problema dell’handicap.

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ENRICHETTA DI LORENZO

Chi ricorda la famosa poesia “La spigolatrice di Sapri” di Luigi Mercantini?

Il ritornello “Eran trecento eran giovani e forti e sono morti “, ha come protagonista una ragazza di campagna, così povera da aver bisogno di “spigolare” i resti della mietitura rimasti sul campo. La poesia ci tramanda l’umile ammirazione femminile per l’abbagliante eroismo di Pisacane e dei suoi. Alla fine questa riverenza femminile si tramuta in fiammante fede nell’Italia che essi rappresentano.

In verità Enrichetta Di Lorenzo, la donna di Pisacane, ha ben altri tratti e origini e non può essere confusa con la giovane campagnola d i Sapri.

Enrichetta e Carlo provenivano dalla migliore nobiltà napoletana e si erano amati sin da ragazzi. Furono separati dal matrimonio di lei, ma continuarono ad amarsi silenziosamente, fino a quando, infiammati anche dalle nuove idee e speranze di cambiamento politico, decisero di fuggire insieme prima a Londra e poi a Parigi. Soffrirono la miseria più nera e lei venne anche rinchiusa in un orrendo carcere tra le donne di malaffare.

La famiglia di lei,dopo averla maledetta, pur di farla tornare, cercò di lusingarla facendola richiamare dai figli. Ma Enrichetta continuò ad essere la fedele e sublime compagna di Carlo. Dopo la tragica spedizione, il suo amore e il suo dolore la trasfigurarono. Forse nell’Europa romantica non esiste un amore più completo e tragico ed una dedizione di donna più assoluta della sua, all’ideale del proprio uomo. Enrichetta è l’esempio della passione e del sentimento assoluto.

MARIA SOFIA DI BORBONE

La regina di Napoli Maria Sofia detta Pussi, sorella della più famosa Sissi, imperatrice d’Austria. Donna mitteleuropea dotata di una fortissima personalità. Rifiutata da Francesco Giuseppe cui era stata destinata,che le preferì la sorella minore di cui s’innamorò perdutamente. Sofia divenne la moglie di un re molto giovane ed imbelle, l’ultimo dei Borboni, Francesco II, conosciuto come Franceschiello.

Sofia si mosse molto attivamente per salvaguardare la posizione del marito, completamente privo di quell’ascendente internazionale che gli poteva derivare dal matrimonio. Franceschiello era personalmente incapace di una qualche azione diretta e psicologicamente succube della componente femminile della sua famiglia d’origine.

Nell’assedio di Gaeta, la fortezza dove si erano rifugiati all’arrivo del vittorioso ed acclamatissimo Garibaldi, fu sempre presente, agendo in prima persona. Punto di riferimento per tutti diventò un mito, finendo per incarnare ogni forma di legittimismo. Ma i tempi ormai erano cambiati per sempre e il suo regno non lo riebbe mai più.

MARIA CLOTILDE DI SAVOIA

Maria Clotilde di Savoia, fu travolta al di fuori della sua volontà da un destino beffardo e violento. La possiamo considerare l’italiana richiesta in olocausto alla Francia!

La principessa Clotilde, giovane, graziosa e pudica figlia di Vittorio Emanuele II, venne “ceduta”, senza nessuna possibilità di rifiuto, calpestando la sua persona e le sue convinzioni morali, come premio per l’intervento francese nella guerra del 1859. Fu costretta a sposare il principe Girolamo Napolone cugino di Luigi Napoleone imperatore di Francia. Fu accomunata alla cessione dei territori di Nizza e della Savoia. Un oggetto di scambio, niente di più, per un uomo di bassa moralità e personalità “originale”, meglio conosciuto come principe “Pon pon”, che avrebbe dovuto essere il governatore di un ipotizzato territorio italico centrale, sostituendo l’influenza francese a quella austriaca in Italia. La cosa non ebbe più realizzazione, ma M.Clotilde, distrutta per sempre dalla pesante esperienza, si ritirò a vita privata, dedicandosi alla religione. Il suo appartamento è visitabile presso il castello di Moncalieri da molti anni sede di un presidio dei carabinieri.

MARGARET FULLER OSSOLI

Americana, studiò in una famiglia benestante latino, greco, lingue moderne, tedesco ed italiano. Fu un’appassionata attivista nella storia dell’emancipazione femminile italiana e nella lotta per la Repubblica Romana. Essendo corrispondente dall’Inghilterra per il quotidiano New York Herald, conobbe Mazzini, si convinse della sua politica, e nel 1847 giunse a Roma, città di cui era innamorata poiché simbolo della cultura classica.

Lottò con grande energia e coinvolgimento, combattè per l’indipendenza italiana, ricoprì l’incarico di capo ambulanza e organizzò l’ospedale Fatebenefratelli dove venivano curati i feriti di entrambe le parti. Finita la breve esperienza della Repubblica e dopo aver sposato il marchese Giovanni Ossoli, decise di ripartire con lui e con il figlio per gli Stati Uniti per pubblicare anche un suo libro “Storia delle rivoluzione italiana”, ma durante il viaggio la nave naufragò e morirono tutti e tre, e si perse il manoscritto.

Troviamo poche volte il nome citato di Margaret, anche nei documenti che testimoniano le battaglie della Repubblica Romana, eppure ritroviamo nella sua corrispondenza con il giornale New York Tribune relazioni fondamentali che testimoniano la partecipazione femminile in prima persona alla lotta per la libertà, la democrazia e l’uguaglianza.

di Svevo Ruggeri

Svevo Ruggeri
Svevo Ruggeri
Direttore, Editore e Proprietario di Eclipse Magazine