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Romacinemafest 2011: Babycall

Cosa sei disposto a fare per salvare la vita del tuo bambino?

Una donna fugge da un doloroso passato insieme al suo bambino, cercando aiuto e conforto in un uomo gentile che le ha aperto il suo cuore. La notte si sente tranquilla solo con il suo bambino al suo fianco, che per cercare di ritornare alla normalità ha bisogno di dormire per conto suo. Così lei decide di comprare un babycall, per controllare, così, ogni suo respiro. Peccato che questo sia sintonizzato male e le permetta di ricevere le frequenze del bambino sbagliato. Un bambino in pericolo, rimasto forse vittima di un terribile omicidio.

In bilico tra thriller, horror e soprannaturale, Babycall (2011, di Pål Sletaune), in concorso nella Selezione Ufficiale della sesta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, è molto più che la narrazione di un dolore e di una frustrazione. È un film complesso, delicato, ingarbugliato, come lo sono i protagonisti della storia che intende raccontare.

Fin dalle prime battute, non possiamo che parteggiare per la povera Anna (Noomi Rapace), mamma costretta a fuggire via da suo marito perché ha cercato di uccidere brutalmente suo figlio, ma poi c’è qualcosa che cambia, qualcosa che ci fa capire che forse è la stessa Anna che non racconta tutta la verità, che dietro a tutto quel dolore si cela, forse, soltanto un’infinita frustrazione. Poi, di nuovo, la situazione si ribalta, e le minacce fisiche, mentali, psicologiche che la stessa protagonista subisce durante tutto il film portano lo spettatore a chiedersi da che parte sia la ragione: il piccolo Anders è stato davvero vittima degli abusi di un padre padrone? Oppure è tuttora vittima di una madre violenta e schizofrenica? Sarà l’intervento narrativo di Helge a sbloccare, in qualche modo, la situazione fino all’esplosione finale… In cui tutte le carte si mescolano nuovamente e si giunge, finalmente, alla strada maestra, che è però ben distante dal sentierò che si è percorso fino a quel momento.

Annoverabile, senza alcun dubbio, tra le perle rare di un Festival altrimenti poco accattivante – se non, come al solito, all’interno della sezione Focus e Extra –, il film avrà poca risonanza al botteghino internazionale, se mai riuscirà a raggiungerlo…

Difficile, in casi come questo, non prevedere (purtroppo) un remake americano, magari con Naomi Watts nei panni di Anna e Paul Bettany in quelli di Holge.

Di Luna Saracino