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Diari di viaggio: a Dublino per ammalarsi del mal d’Irlanda

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Diari di viaggio: a Dublino per ammalarsi del mal d’Irlanda

Dublino - the-bankers-barViaggio in Irlanda

Quando arrivi in Irlanda e la attraversi, sai che quel verde, quelle scogliere, quel cielo  non potrebbero essere altro che lì e non potrebbero appartenere a nessun altro Paese, anche se simile. Perché l’Irlanda è un’alchimia misteriosa di luce, colori, suoni e gente impossibile da ritrovare altrove.
L’anima vera di questa isola si scopre non tanto nelle principali città, pur ricche di storia e cultura, quanto nella campagna, nei paesaggi mozzafiato che appaiono improvvisamente, nei villaggi e nelle piccole città ancora immuni al turismo di massa.

Tuttavia, se si ha solo un week-end a disposizione o non si ha la possibilità di affittare una macchina e percorrere per  giorni l’isola,  Dublino è un’ottima anticamera, una porta d’ingresso che in sé racchiude molti degli elementi salienti di questa terra.

Diversa per dimensioni e ricchezza di monumenti dalle grandi e più famose capitali europee, prima fra tutte la vicina Londra, Dublino ti cattura  piano piano, con discrezione, man mano che ne respiri l’anima e la riconosci. Sì, perché è una questione d’anima. Ci sono città che si visitano per la loro essenza fisica, reale e altre che invece hanno da dire molto di più di quanto si veda dalle strade, pietre, monumenti. Dublino è una di queste.
Esiste una  Dublino reale e una Dublino luogo dell’immaginario collettivo, conosciuta da tutti coloro che abbiano avuto una qualche esperienza del “mal d’Irlanda”, anche se solo mediatamente, attraverso la musica, o il cinema, o le storie epiche della sua lotta per l’indipendenza.
Arrivati a  Dublino, non occorre precipitarsi sulle “cose da vedere” (che comunque, data la dimensione a misura d’uomo della città, si trovano facilmente): meglio  girare e lasciarsi trasportare dalle suggestioni musicali, letterarie, per scoprire il ritmo della città, la cordialità della sua gente, quell’aura di tranquilla armonia che affiora dalle strade, dai parchi e perfino dal rumore festoso  dei pub. E man mano che ci si  lascia cullare, se ne subisce il fascino.
Se si è abbastanza  fortunati da trovare giornate soleggiate, non bisogna lasciarsi sfuggire l’occasione di scoprire Dublino a  partire dalla sua parte georgiana e dai parchi che la lambiscono:  una zona caratterizzata da palazzi con deliziosi portoni colorati, spazi verdi, luoghi di interesse culturale e un generale aspetto di eleganza decorosa  che rimanda ad atmosfere ottocentesche.

Dublino - Grafton Street

Partendo da Grafton Street,  via dello shopping e dei musicisti di strada (sempre diversi, sempre bravi) si arriva al parco di St. Stephens Green, oltre il quale si può raggiungere Merrion Square, considerata a ragione uno dei più rappresntativi esempi di architettura georgiana.  Al civico 1 ha abitato per diversi anni Oscar Wilde, al numero 82 il poeta romantico William Butler Yeats, mistico, appassionato e ribelle che ha ispirato tanti musicisti, dai Cranberries, a Branduardi.  Inevitabile, poi, la foto con la statua di Wilde: ovvero come cedere alle tentazioni più bieche del turismo da manuale (ma in fondo che male c’è?).
Proseguendo con le influenze letterarie, a poca distanza da Merrion Square si trova  uno dei simboli più importanti della città, ovvero il Trinity College, gloriosa università  che ha ospitato oltre a Oscar Wilde, Samuel Beckett e Edmund Burke e che comprende nella sua immensa libreria, il famoso Book of Kells, prezioso manoscritto miniato. Non è difficile incontrare, per i prati del Trinity, un professore che per puro senso di ospitalità ti accompagni a fare una visita illustrandoti i segreti del college e delle vie circostanti.
L’ospitalità, infatti, è il quinto elemento di Dublino e dell’Irlanda in generale e senza dubbio uno dei migliori motivi per scoprire questa terra: i dubliners hanno un calore, una cortesia come pochi altri. Sei per strada  a guardare una cartina e  ti si avvicinano per poterti dare informazioni, nei pub è normale che si finisca tutti insieme a parlare, cantare e a volte anche ballare. Anche nei giorni più “caldi” come il St. Patrick’s Day (17 marzo), nonostante i fiumi di birra, si può girare per le strade del centro con relativa sicurezza.
Vedere Dublino nel giorno di San Patrizio dà l’idea di che cosa sia veramente una festa, e una festa popolare, condivisa: musica ovunque (più del solito), bandiere, travestimenti, gente che balla, giocolieri giganti, teatro di strada.
Se però preferite gustarvi l’atmosfera della città in periodi più tranquilli, non dovendo sgomitare per entrare in pub e nemmeno spendere una fortuna, allora evitate anche agosto (rischiereste di sentir parlare più in italiano che in inglese, per le vie del centro) e privilegiate i mesi di maggio e giugno.
Potrete così ammirare nel sole – sempre con un po’ di fortuna – i resti della Dublino medievale, partendo dal Castello (del cui impianto originario rimane in realtà solo una torre)  fino a raggiungere  le due chiese principali: Christ Church, più volte distrutta e ricostruita,  e la meravigliosa St. Patrick’s Cathedral, circondata da un grande parco dove dublinesi e turisti amano prendere il sole e chiacchierare.  La Cattedrale di San Patrizio è la più grande chiesa irlandese, costruita vicino al pozzo dove San Patrizio battezzava i nuovi cristiani e  che ha visto partecipare ai suoi restauri e in generale alla sua vita di centro religioso personaggi come Sir Benjamin Guinness o Jonathan Swift.

Dublino -St. Patrick’s Cathedral
Citando Guinness, non si può non parlare della birra irlandese e quindi dei pub, altra istituzione locale. È possibile anche visitare la fabbrica della Guinness, a Dublino,  ma francamente si può farne a meno e gustarsi una pinta nei pub sparsi per tutta la città. Il “tempio” delle scorribande alcoliche è Temple Bar, strada colorata e ricca di pub, estremamente turistica: val la pena passarci, ma per bere in un’atmosfera Irish, addentratevi nelle stradine laterali, o dalle parti del  lungofiume, dove tra l’altro si trova il Brazen Head, pub più antico e famoso di Dublino, citato anche nell’Ulisse di Joyce.  Per curiosità, va visto.
In un pub irlandese scopri la radice della parola: public, ovvero luogo di incontro, dove la gente non se ne sta al suo tavolo, ma chiacchiera, condivide, si diverte con tutti gli altri. Cominciate nel tardo pomeriggio il vostro pub crawl, trovate quello giusto, mangiate e socializzate: non ve ne pentirete!

Se poi, spinti dall’entusiasmo, vorrete prolungare la vostra permanenza in Irlanda, da Dublino potrete facilmente raggiungere, sia in autobus che in treno, tutto il resto dell’isola e numerosi sono i tour anche di un giorno verso altre località. Vi consigliamo, però, un itinerario alternativo: il selvaggio nord in macchina, ovvero l’Irlanda autentica e ancora più bella. Partendo da Dublino, dopo la tappa d’obbligo a Belfast, percorrete   l’Atlantic Drive lungo la costa settentrionale dell’isola (uno spettacolo indimenticabile), per poi tuffarvi nelle atmosfere medievali e nella natura dolce delle contea del Donegal e di Sligo.
Riscendendo quindi fino a Galway, potrete arrivare anche alle Isole Aran, situate di fronte alla briosa cittadina. E, sempre da Galway, raggiungere quell’autentico gioiellino che è Kilkenny, per poi concludere il viaggio di nuovo a Dublino.
O forse la cosa migliore da fare  è  salire in macchina, o in treno, e scoprire ognuno il suo lembo d’Irlanda dove lasciare una parte di sé.

PER PREPARARSI:
FilmMichael Collins, Once, Il vento che accarezza l’erba
Musica: U2 (ovviamente!), Cranberries; Sinead O’Connor,Van Morrison, The Corrs,  Enya, Modena City Ramblers (album Riportando tutto a casa),
Libri: Gente di Dublino, Ulisse

Informazioni su alberghi e bed and breakfast: www.visitdublin.com; www.discoverireland.com
Linee aeree: Ryanair, Aer Lingus

 

di Angelina Di Fronzo