Sanremo 2018: la prima serata vede Baglioni come spalla e Fiorello un vero mattatore

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Sanremo 2018: la prima serata vede Baglioni come spalla e Fiorello un vero mattatore

Tra canzoni che si somigliano, ospiti mancati e qualche bellezza, parte Sanremo 2018, Festival targato Claudio Baglioni

LA SIGLA

Ci siamo. Finalmente, ieri sera, è cominciato il Festival targato Baglioni, edizione numero 68. Si comincia con una canzone corale, cantata da tutti gli artisti, passati in rassegna nei titoli di testa come fossero attori di primo piano in un nuovo film al cinema.

FIORELLO, IL VERO MATTATORE

Poi, la serata entra subito nel vivo grazie a Fiorello, presentato sotto le mentite spoglie di Laura Pausini (out per una laringite, recupera sabato), che è stato il vero mattatore con una satira pungente diretta alla politica, riferendosi alla visita del premier turco Erdogan «sta venendo a Sanremo perché ha saputo che ci sono 1300 giornalisti liberi» e alle prossime elezioni (in cui si riferisce anche al direttore generale di Rai1, Mario Orfeo: «Se vince il toy boy della Berti, qua, si va tutti a casa, eh!», per passare poi alle canzoni in gara «Ho sentito tutte le canzoni, sono bellissime, il Preludio di Chopin, al confronto, sembra una samba, ma con Baglioni succede questo», facendo peraltro notare l’assenza di un genere, in gara negli anni scorsi: il rap. Poi, durante la serata, spazio anche ad un bellissimo e divertente duetto con il Claudio nazionale sulle note di E tu, in omaggio alla Pausini, presente via collegamento telefonico.

LE CANZONI DEI BIG

Ad esibirsi per prima, Annalisa, con un brano scritto da lei stessa, Il mondo prima di te. Sicuro successo (ennesimo!) tra gli ex-Amici della De Filippi, con i fan che la canteranno a squarciagola. Segue Ron, con Almeno pensami, un brano scritto nientemeno che da Lucio Dalla. Fosse stato vivo lui, con buona pace di Rosalino, forse sarebbe andata molto, ma molto meglio, pur essendo nelle corde di entrambi. Seguono poi, esordienti assoluti al Festival, i The Kolors, con Frida (mai, mai, mai), un mezzo omaggio in synthesizer alla mitica Kahlo. Meglio Max Gazzè con La leggenda di Cristalda e Pizzomunno, anche questo un omaggio e ispirazione all’omonima località del Gargano. Una marcia trionfale e sontuosa per una dichiarazione che, a tratti, ricorda anche Andersen e Via col vento. Imparare ad amarsi, presentata da Ornella Vanoni con Bungaro e Pacifico, invece, ricorda a tratti un’esibizione dal vivo di Ligabue e Zucchero (Non è tempo per noi, al Campovolo di Reggio Emilia, settembre 2012, ndr), eppure il brano è piacevole, con Ornella che si dimostra molto accomodante su una melodia che, certamente, esce fuori da quello a cui lei ci ha abituato. Capacità di essere artisti a tutto tondo. Pacifico, poi, incalza molto bene, soprattutto nel contro canto. Niente male per una canzone che tratta la fine di un amore. Ermal Meta e Fabrizio Moro, invece, portano sul palco un tema quanto mai attuale con Non mi avete fatto niente. D’altronde, il testo parla da solo: «Tutto va oltre le vostre inutili guerre». La palla, dunque, passa a Mario Biondi, che sembra avere una veste più da outsider che da big in gara: Rivederti, infatti, presenta le sonorità jazz tipiche del crooner siciliano. Tutto quello a cui, generalmente, il pubblico festivaliero non è per niente abituato. Per il resto, comunque, parliamo del Mario nazionale, per cui, per dirla all’inglese, shut up and listen! C’è anche chi, e bisogna dire purtroppo, ripete sé stesso e altri. È il caso di tre canzoni: Il segreto del tempo, Lettera dal duca e Non smettere mai di cercarmi. La prima, del duo Fogli-Facchinetti, Pooh-fetta numero 1, è un chiaro riferimento al refrain di Storie di tutti i giorni (con cui Riccardo vinse nel 1982, ndr) e al resto della discografia di Roby & compagni. La seconda, invece, portata in gara dai Decibel, nonostante sia un evidente e sentito omaggio al Duca Bianco Bowie, presenta una stretta somiglianza con La favola mia di Renato Zero. Nella terza, Noemi ricorda tanto il suo secondo posto di sei anni fa con Sono solo parole (scritta per lei da Fabrizio Moro, ndr), salvo poi riprendere in mano quello che, essenzialmente, è il discorso iniziato in I miei rimedi: bisogna inseguire i sogni e saperli afferrare. Spazio anche al ritmo, con Lo Stato Sociale e Red Canzian: i ragazzi bolognesi hanno fatto ballare e saltare a suon di mani il pubblico dell’Ariston con Una vita in vacanza, portando tra le righe, attraverso un nonsense, il male di vivere di noi, ragazzi di oggi, cioè il lavoro, e bella pure la trovata di far esibire una ballerina anziana (diciamocelo, vorremmo essere tutti come lei, a ottant’anni e passa!), mentre l’altra Pooh-fetta si esibisce con Ognuno ha il suo racconto. A proposito di nonsense, ce n’è un altro, per giunta malinconico: gli Elio e le Storie Tese, infatti, portano in gara Arrivedorci, brano che strizza l’occhio a Stanlio e Ollio, ben costruito in tutto e per tutto (sebbene il pubblico festivaliero li abbia quasi sempre snobbati, a torto), ma che porta il tema dell’addio, dato l’imminente scioglimento del gruppo «Come nei film di Stanlio e Ollio, che ridere/siamo al tramonto, siamo giunti ai titoli di coda». C’è anche chi stona, e pure alla grande, quest’anno: quante stecche per il povero Giovanni Caccamo mentre canta la sua Eterno! Per la prima volta, poi, si da spazio anche agli stornelli tipici della tradizione romana: ci pensa Luca Barbarossa con Passame er sale, che forse ha qualcosa di Mannarino e Lando Fiorini, ma non ha il loro stesso fascino. Dopo di che, si passa al Sud pieno: Enzo Avitabile e Peppe Servillo, con Il coraggio di ogni giorno, tentano di raccontare la storia di un uomo che cerca di vivere il presente, nonostante i ferimenti di un amore che sembra essere finito, ma non dicono nulla, in fondo, nonostante la bellissima melodia. Rubino, che sembra essersi immerso in un’atmosfera pieni anni Sessanta, porta in gara, con Custodire, una doppia lettura, nonostante il succo sia lo stesso: come e cosa può mantenere in vita un amore finito? Oppure, si può amare ancora una persona se, nel rapporto, c’è violenza? Dalla Sicilia, Roy Paci alla tromba, in coppia con Diodato (alla voce) invita i giovani a godersi il proprio presente, staccando wi-fi, smartphone, tablet e compagnia bella. Questo, perlomeno, è il messaggio contenuto in Adesso. Nina Zilli, che è sembrata una sottospecie di Barbie, cerca di riportare in auge (giustamente, da una parte) il tema della violenza sulle donne, con Senza appartenere, ma la melodia è un po’ troppo melensa, sebbene presenti una diversità rispetto ai suoi ritmi abituali. Infine, Le Vibrazioni (in gara dopo la parentesi di Francesco Sarcina nel 2014, ndr) portano in Così sbagliato il loro sound più tipico, con qualche piccola venatura di Francesco Renga, regalando un brano, tutto sommato, cantabile.

 

LA CLASSIFICA

Quest’anno, novità delle novità, non c’è alcuna eliminazione. Si è proceduto, infatti, a classificare le canzoni in gara secondo tre colori, in base al gradimento della giuria demoscopica: rosso (poco), giallo (medio) e blu (alto). Questi sono stati i risultati:

BLU

Nina Zilli
Lo Stato Sociale
Noemi
Annalisa
Max Gazzé
Ermal Meta e Fabrizio Moro
Ron

GIALLO

Luca Barbarossa
Mario Biondi
The Kolors
Elio e le Storie Tese
Giovanni Caccamo
Ornella Vanoni con Bungaro e Pacifico

ROSSO

Decibel
Diodato e Roy Paci
Renzo Rubino
Enzo Avitabile e Peppe Servillo
Red Canzian
Le Vibrazioni
Roby Facchinetti e Riccardo Fogli

 

OSPITI DELLA SERATA

Oltre a Fiorello e alla mancata esibizione della Pausini, l’altro ospite più atteso è stato Gianni Morandi, che ha omaggiato Luis Bacalov, cantando con Claudio il brano Se non avessi più te, e poi ha portato sul palco il leader dei Thegiornalisti, Tommaso Paradiso, con cui duetta in Una vita che ti sogno. Un’ottima vetrina per Tommaso, dunque, che annuncia il tour del suo gruppo. La stessa cosa vale per Gabriele Muccino, Stefania Sandrelli, Stefano Accorsi, Claudia Gerini, Valeria Solarino, Gianmarco Tognazzi e il resto del cast di A casa tutti bene, tra cui figura lo stesso Pierfrancesco Favino. Il cast intero insieme a Claudio Baglioni interpretano Bella senz’anima di Riccardo Cocciante.

I CONDUTTORI: BAGLIONI UNA SPALLA, HUNZIKER CORDIALE, FAVINO GIGIONEGGIA

Per quanto riguarda la conduzione della serata, Baglioni l’aveva detto: non sono un presentatore. E lui, infatti, non lo è stato. Ha cercato di presentare, ma è stato una spalla rispetto agli altri due e a Fiorello, prestandosi alle spassose gag con lui e Favino. La Hunziker, come sempre, ha saputo mostrare che bravura e bellezza non solo possono andare di pari passo, anzi: la prima dote, nel suo caso, addirittura scavalca la seconda. Bravo anche Favino che, nonostante sia essenzialmente un outsider come Baglioni, ha saputo tenere il palco, scambiando battute e, addirittura, tirando fuori delle inaspettate doti canore. Complimenti, in ogni caso, al trio, ma speriamo che Claudio migliori.

di Nazario Ricciardi