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	<title>Eclipse &#187; Narrativa</title>
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		<title>The Examined Life</title>
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		<pubDate>Thu, 30 May 2013 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela Carrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stephen Grosz, psicoanalista racconta i suoi casi Peter ha ventisette anni e lavora come ingegnere in una ditta. Insieme alla sua fidanzata ha preso un appartamento in affitto appena fuori Londra, dove conduce un’esistenza tranquilla. Poi, d’improvviso, il buio. Peter viene ritrovato in una chiesa con numerose ferite ai polsi, al collo e al torace. [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><strong><a href="http://www.eclipse-magazine.it/wp-content/uploads/2013/05/The-Examined-Life-Stephen-Grosz.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-14278" alt="The Examined Life - Stephen Grosz" src="http://www.eclipse-magazine.it/wp-content/uploads/2013/05/The-Examined-Life-Stephen-Grosz-288x300.png" width="288" height="300" /></a></strong><strong><strong>Stephen Grosz, </strong>psicoanalista racconta i suoi casi</strong></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Peter ha ventisette anni e lavora come ingegnere in una ditta. Insieme alla sua fidanzata ha preso un appartamento in affitto appena fuori Londra, dove conduce un’esistenza tranquilla.<span id="more-14276"></span> Poi, d’improvviso, il buio. Peter viene ritrovato in una chiesa con numerose ferite ai polsi, al collo e al torace. È chiaramente in uno stato confusionale, a causa delle droghe assunte, e ha tentato di togliersi la vita con una lama. Lo psichiatra dell’ospedale in cui giunge gli prescrive la psicoterapia cinque giorni alla settimana. Ed è così che il giovane si affaccia, per la prima volta, nello studio del dottor <strong>Stephen Grosz</strong>. Fino a che una lettera, però, non interrompe precocemente le sedute. Peter è morto, suicidato, dice la fidanzata, e non verrà più. Grosz, allora agli inizi della carriera di psicoanalista, ne resta profondamente turbato. Se non fosse, sei mesi dopo, per un messaggio, sulla segreteria telefonica. <em>“Sono io. Sono vivo”.</em> La voce è quella di Peter. E il bluff tradisce una fragilità disarmante, che quasi commuove. È l’inizio di uno dei casi del dottor Grosz, tutti raccolti in un libro, “<em><strong>The examined life</strong></em>”, uscito nel 2013 per <strong>Chatto &amp; Windus</strong>, storica casa editrice britannica. Venticinque anni di onorata professione, oltre cinquantamila ore di consultazione per smascherare la vita e restituirla al lettore in trenta brevi, illuminanti capitoli. Vizi e virtù dell’animo umano messi a nudo con meticolosa generosità, che ripercorrono la tradizione della <em>case-history</em>. Prima di lui, <strong>Freud</strong> aveva fatto della stanza d’analisi il luogo d’eccellenza della non fiction. Come se là dentro fosse contenuto il mondo intero, fuori il nulla. E bisognasse raccontarlo. Per Grosz però quella dimora è diventata angusta: il gergo psicoanalitico separa, inquieta e allontana. Ecco che, allora, la letteratura sembra offrire la risposta che manca.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">In “<strong><em>The examined life</em></strong>” c’è un po’ di <strong>Carver</strong>, <strong>Cheever</strong> e <strong>Calvino</strong>, meno <strong>Jung</strong> e <strong>Lacan</strong>. E vi è la certezza incrollabile, di socratica ispirazione, che una vita non analizzata non valga la pena di essere vissuta. Ogni paziente traccia il suo destino, mentre Grosz, da più vicino che si può, fin dove le regole deontologiche consentono, lo guarda agire. E quello che vede è la medesima scena che si ripete, mai uguale. Uomini e donne alla ricerca di un cambiamento che, talvolta, stenta a realizzarsi. O che, altrettanto spesso, rivelano insanabili contraddizioni. Come nel caso di Abby, ripudiata dal padre ebreo strettamente osservante, dopo essersi sposata con un giovane cattolico e biondo. Peccato che, in seguito, venne alla luce la relazione clandestina che il padre ebbe per anni con una sua segretaria, cattolica e bionda: <em>“più grande è la parte anteriore, più grande è il retro”</em> scrive Grosz, spiegando il meccanismo, ben noto agli psicoanalisti, della scissione.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Oltre settanta persone finiscono nelle pagine del suo libro, compresi antenati, conoscenti, colleghi, vicini di casa e amici. Tutti protetti da un nome di fantasia, s’intende. Ma quanti fra questi non avranno faticato a riconoscersi? Grosz, su questo punto, non ha dubbi: la storia del caso costituisce il fondamento della clinica, e non potrà, in alcun modo, essere sostituita da pratiche anonime di raccolta dei dati. Senza il racconto di ogni singolo paziente, che, suo malgrado, ci mette la faccia, nessun cambiamento è realmente possibile. Se non altro perché la verità va condivisa.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Opera prima di <strong>Stephen Grosz</strong>, il libro ha il merito di restituire alla psicoanalisi l’originaria vocazione all’ascolto e all’incontro. Soprattutto laddove la vita mostra il suo lato più debole, nell’immaginare un futuro diverso per ciascuno.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">di <strong>Michela Carrara</strong></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">
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		<title>Simonetta Agnello Hornby: “Il male che si deve raccontare”</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 00:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela Carrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una signora di nome Wanda La signora Wanda. Milano, fine anni Cinquanta. Tempi di boom economico e mutamenti sociali. Wanda e suo marito non hanno figli; possiedono un bell’appartamento in centro, con un lampadario di cristallo e mobili finemente intarsiati. Lei si fa cucire i vestiti su misura dalla sarta, la quale non si stanca [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><strong><a href="http://www.eclipse-magazine.it/wp-content/uploads/2013/05/Il-male-che-si-deve-raccontare-Feltrinelli-Simonetta-Agnello-Hornby.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-14190" alt="Il male che si deve raccontare - Feltrinelli - Simonetta Agnello Hornby" src="http://www.eclipse-magazine.it/wp-content/uploads/2013/05/Il-male-che-si-deve-raccontare-Feltrinelli-Simonetta-Agnello-Hornby-191x300.png" width="191" height="300" /></a>Una signora di nome Wanda</strong></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">La signora Wanda. Milano, fine anni Cinquanta. Tempi di boom economico e mutamenti sociali. <span id="more-14188"></span>Wanda e suo marito non hanno figli; possiedono un bell’appartamento in centro, con un lampadario di cristallo e mobili finemente intarsiati. Lei si fa cucire i vestiti su misura dalla sarta, la quale non si stanca mai di dirle quanto, vista da vicino, somigli alla Pampanini. Ogni giorno la signora prepara il tè delle cinque per il marito che torna dal lavoro. E nel servirlo in preziose tazze di porcellana, screziate di rosa, occupa la parte del tavolo che dà sul cortile. Per mostrarsi ai vicini. E mostrare quanto siano felici insieme. Il marito, però, non è mai solo a questi appuntamenti pomeridiani. Lo accompagnano vistose signorine dall’aria trasognata e tanto rossetto sulle labbra. Tutte leggono “Bolero Film” e aspirano a una carriera nel cinema. E s’intrattengono piacevolmente con il marito di Wanda anche in camera da letto. Funziona così. Fino a che un salto nel vuoto, giù dal balcone, non pone fine alla fragile vita di quella signora di mezz’età di nome Wanda.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Altra storia. Medesima fine. Londra, anni Settanta. Mrs. P. vive con Josè, suo marito, colombiano, maestro di salsa, in un appartamento comunale ai piani alti. Lui però s’invaghisce di un’allieva e, da quel momento, prende a maltrattare la moglie. La colpisce ripetutamente su un orecchio, tanto da causarne la sordità. Poi, puntualmente, fanno l’amore. E lei lo perdona. Quando Mrs. P. giunge nello studio legale <em>Hornby&amp;Levy</em>, che si occupa di diritto di famiglia, è già troppo tardi. La donna non si farà più vedere. Un anno dopo un trafiletto sul giornale così recita: “<em>Giovane colombiano piange sconsolato la moglie suicida</em>”. La coppia, nel frattempo, aveva cambiato casa. Il nuovo appartamento, fatalità, era sempre ai piani alti.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Nel libro “<strong><em>Il male che si deve raccontare</em></strong>” (Feltrinelli, 2013), <strong>Simonetta Agnello Hornby</strong>, con la collaborazione della filosofa <strong>Maria Calloni</strong>, riporta alcune delle storie che lei stessa ha vissuto, prima come semplice avvocato dello studio Hornby&amp;Levy, poi come membro della divisione specializzata in violenza domestica. Una <em>task force</em> che vede le origini proprio in Inghilterra, e a partire da una necessità. Quella di restare vicino alle vittime che denunciano un sopruso, soprattutto donne, fino a che il procedimento giudiziario non sia stato avviato. Si tratta di una presa di posizione decisa contro un sistema basato ancora oggi sul disconoscimento dei diritti umani fondamentali. Ma non basta. Alla causa serve la donna giusta al momento giusto. <strong>Patricia Scotland</strong> lo è. Dominicana, cattolica, principe del foro britannico, approda alla Camera dei Lord durante il governo Blair. E da lì all’incarico di guardasigilli il passo è breve. Fino alla costituzione della <strong>Edv</strong>, la <strong>Global Foundation for the Elimination of Domestic Violence</strong>, una struttura che il 31 maggio metterà radici anche in Italia, a Milano precisamente, presso l’Università Bicocca. Il <strong><em>metodo Scotland</em></strong>, in Inghilterra, si snoda attraverso due percorsi irrinunciabili. Il primo, la creazione delle <strong>Multi-Agency Risk Assessment Conference</strong> (<strong>MARAC</strong>), un ente coordinatore centrale cui afferiscono le diverse istituzioni coinvolte (servizi sociali, polizia, studi legali, case di accoglienza, istituti per le case popolari). Il secondo passa attraverso la nascita di una nuova figura, l’<strong>IDVA</strong>, <strong>Independent Domestic Violence Advisor</strong>, nella fattispecie un assistente sociale che, dopo adeguata formazione, svolge il ruolo, delicatissimo, di angelo custode della vittima, dalla denuncia alla ricerca di un alloggio. In tempi ristrettissimi, s’intende. Meno di ventiquattr’ore.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Laddove il metodo Scotland è stato adottato, Spagna compresa, i risultati lasciano ben sperare. Il numero delle vittime di omicidi domestici, a Londra, è sceso da 49 nel 2003 a 5 nel 2010. Segno che qualcosa si muove, e nella direzione giusta. Ed è con la sensibilità della scrittrice, più che con il piglio dell’avvocato, che Simonetta Agnello Hornby racconta una lunga storia di brutalità. Fatta, talvolta, di convinzioni errate. Come quella che ci spinge a credere che sia il Sud del mondo, o dell’Europa, il luogo dove la violenza si annida maggiormente. Sbagliato. Già, perché in Svezia le donne oggetto di soprusi sono il 46%, contro il 14% dell’Italia. O come quella che ci fa sospettare degli immigrati, ignorando il fatto che in Italia le donne che si rivolgono ai centri antiviolenza sono, nel 68% dei casi, italiane. Vittime di compagni, padri, fratelli italiani. Bianchi, istruiti, e con un lavoro stabile. Certo è che la prevaricazione, all’interno delle mura domestiche, si nutre di pregiudizi, lasciando poco spazio alla ragionevolezza delle parole. E nel silenzio che genera attorno a sé trova un suo complice eccellente.</p>
<p align="JUSTIFY">Titolo: Il male che si deve raccontare</p>
<p align="JUSTIFY">Aurore: Simonetta Agnello Hornby</p>
<p align="JUSTIFY">Editore: Feltrinelli</p>
<p align="JUSTIFY">Prezzo: 9 €</p>
<p align="JUSTIFY">di <strong>Michela Carrara</strong></p>

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		<title>Fobie: come cambiano le paure</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Apr 2013 00:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela Carrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quei libri che aiutano a vivere meglio Un uomo è solo in un campo di mais. Lo insegue un aereo apparentemente destinato alla disinfestazione. Dal velivolo parte una raffica interminabile di proiettili.Intorno non vi è nient’altro che il cielo aperto. L’uomo si salva per miracolo, mentre l’aereo precipita contro un’autocisterna. Lui è Cary Grant, e [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><strong><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.eclipse-magazine.it/wp-content/uploads/2013/04/fobie.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-13904" alt="fobie" src="http://www.eclipse-magazine.it/wp-content/uploads/2013/04/fobie-300x225.jpg" width="300" height="225" /></a></span></span>Quei libri che aiutano a vivere meglio</strong></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Un uomo è solo in un campo di mais. Lo insegue un aereo apparentemente destinato alla disinfestazione. Dal velivolo parte una raffica interminabile di proiettili.<span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span id="more-13902"></span></span></span>Intorno non vi è nient’altro che il cielo aperto. L’uomo si salva per miracolo, mentre l’aereo precipita contro un’autocisterna. Lui è <strong>Cary Grant</strong>, e la scena è una delle più famose nella storia del cinema, tratta da “<em><strong>Intrigo Internazionale</strong></em>” (1959).</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">La sequenza prende spunto dalla paura profonda che <strong>Hitchcock</strong> nutriva verso qualunque tipo di inseguimento, specie se a condurlo fossero stati degli sbirri, ma dei malviventi faceva lo stesso. Un’ossessione che per il regista cominciò assai presto, quando, a cinque anni, per scontare un’improbabile punizione, il padre lo spedì in carcere, e lì rimase per l’intera notte. Complice il tempo trascorso in un collegio di salesiani prima e gesuiti poi, e dell’atmosfera rigida che vi si respirava, la sua giovane mente pullula di fobie. Alcune delle quali piuttosto originali, come quella delle sagome tondeggianti che ricordino un uovo. Oppure quelle che fa rivivere sul grande schermo, nell’estremo tentativo di esorcizzarle. E ce ne sono per tutti i gusti: volatili indomabili, altezze vertiginose, bevande avvelenate, spazi aperti, corpi feticcio.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Negli stessi anni uno come <strong>Roosevelt</strong> pensò bene, nel suo discorso d’insediamento alla Casa Bianca, di richiamare la nazione alle quattro forme di libertà più preziose, non ultima quella dalla paura: <em>“Sono convinto che se c’è qualcosa da temere è la paura stessa, il terrore sconosciuto, immotivato e ingiustificato che paralizza”</em>. Un appello rivolto alla sua gente che, proprio all’epoca, si dibatteva in un’incertezza economica senza uguali. In altre parole, le angosce crescono laddove il malessere dilaga. Ecco che allora, nell’America post 11 settembre, è tutto un fiorire di nevrosi. Al punto che <strong>J. Safran Foer</strong>, nel libro “<em><strong>Molto forte incredibilmente vicino</strong></em>” (2003), affida al piccolo Oskar Schell, affetto da sindrome di Asperger e diverse fobie, il compito di ricomporre i pezzi di un mondo dilaniato. E se a Čeljabinsk, in Russia, aumenta il numero delle persone che soffrono di <strong>meteorofobia</strong>, in particolare bambini, i più colpiti dalla recente pioggia di meteore, in Italia i terremoti e le alluvioni generano nuove forme di paura. E la lista si allunga ogni giorno: si va dalle classiche <strong>agorafobia</strong> e <strong>claustrofobia</strong>, alle moderne <strong>pauperofobia</strong> (letteralmente, paura di apparire poveri) e <strong>biofobia</strong> (paura di catastrofi ecologiche, o tsunami), passando attraverso la <strong>dismorfofobia</strong> (fobia che origina da una distorta percezione del proprio corpo) e la <strong>cyberfobia</strong> (paura della tecnologia). Alcune sembrano godere di una discreta popolarità mediatica, come la <strong>disposofobia</strong> (letteralmente, paura dell’ordine), a cui l’emittente americana <strong>TLC</strong> e, successivamente, l’italiana <strong>Real Time</strong> hanno dedicato un programma televisivo. Altre rivelano una sorprendente somiglianza con il razzismo e la discriminazione, tanto da risultare, a volte, indistinguibili. È il caso dell’<strong>islamofobia</strong>, ma anche della <strong>xenofobia</strong> (paura degli stranieri in genere) e della <strong>sinofobia</strong> (paura del popolo cinese). In questi ultimi casi l’avversione può nascondere, o giustificare, atteggiamenti di profonda, e altrimenti inconfessabile, intolleranza.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Cambiano i tempi. Ma alla base il meccanismo d’azione delle fobie rimane il medesimo: un oggetto, o un evento, apparentemente innocui, si rivelano capaci di suscitare in alcuni una reazione di puro terrore incontrollato, cui segue, talvolta, un vero e proprio attacco di panico. Le cause reali sono da ricercarsi, tuttavia, non in quei pochi, frenetici istanti di dirompente angoscia, ma nella storia che ciascuno custodisce dentro di sé.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">E mentre in Italia si moltiplicano i manuali di autoaiuto, che insegnano come controllare l’ansia cosiddetta “anticipatoria”, cioè l’inquietudine che precede la circostanza fobica, da oltremanica la risposta è nelle autobiografie e nelle testimonianze di vita. Come quella di <strong>Sarah Bellhouse</strong>, una madre che, dopo aver vinto la propria agorafobia, decide che anche i figli debbano superare le loro nevrosi. Una su tutte, la paura del buio, e così nasce il primo libro, “<em><strong>Dim the dark</strong></em>” (2013), e, subito dopo, “<em><strong>Terence the thunder</strong></em>” (2013), entrambi illustrati dalla figlia Megan, di nove anni. Oppure sorprende un piccolo capolavoro di creatività, “<em><strong>The pop-up book of phobias</strong></em>” (1999), dell’americano <strong>G. Greenberg</strong>, testo animato, in cui ogni pagina, tridimensionale, rivela una fobia. Da quella, usuale, del dentista a quella, assai curiosa, dei clown a quella, realmente terrificante, dei ragni. Libro solo in apparenza per bambini.</p>
<p align="JUSTIFY">di <strong>Michela Carrara</strong></p>
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		<title>Storie fuorigioco</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Mar 2013 00:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelina Di Fronzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Antologia a ruota libera sulle storie meno conosciute e più affascinanti che ruotano intorno ad un pallone Racconti, aneddoti, curiosità. Ma soprattutto storie. Quelle legate ai protagonisti di un calcio romantico e lontano dal professionismo di oggi, spesso poco conosciute alla massa di appassionati, e, proprio per questo, terribilmente vere e affascinanti. Dalla penna di [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.eclipse-magazine.it/wp-content/uploads/2013/03/Storie-Fuorigioco.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13069" alt="Storie Fuorigioco" src="http://www.eclipse-magazine.it/wp-content/uploads/2013/03/Storie-Fuorigioco.jpg" width="180" height="292" /></a>Antologia a ruota libera sulle storie meno conosciute e più affascinanti che ruotano intorno ad un pallone</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Racconti, aneddoti, curiosità. Ma soprattutto storie.<span id="more-13068"></span> Quelle legate ai protagonisti di un calcio romantico e lontano dal professionismo di oggi, spesso poco conosciute alla massa di appassionati, e, proprio per questo, terribilmente vere e affascinanti. Dalla penna di <strong>Fabio Belli</strong>, già giornalista, blogger e ora all’esordio come scrittore, è nato ‘<em><strong>Storie fuorigioco</strong></em>’,  una raccolta di racconti sul calcio visti da una prospettiva tanto romantica quanto in simbiosi coi personaggi che andranno a contraddistinguere l’opera. Coadiuvato dai colleghi <strong>Andrea Agrifoglio</strong>, <strong>Enrico D’Amelio</strong>, <strong>Manuel Proietti</strong> ed <strong>Emiliano Storace</strong>, che con lui animano il blog &#8216;<strong><em>Controcalcio</em></strong>&#8216;, l’autore ha utilizzato principalmente due strumenti per dar vita a quest’antologia: la passione innata per uno sport in cui una squadra come il Calais può arrivare in finale di Coppa di Francia, e rischiare quasi di vincerla, e una ferrea memoria storica, legata a un pizzico di nostalgia. Un libro imperdibile per chi vive questo sport oltre i cliché precostituiti delle fredde statistiche prive di anima. Ma un libro anche per non appassionati di calcio, che racconta storie di uomini che mettono in gioco se stessi, di amicizie leggendarie (Ezio Vendrame e Piero Ciampi), di epoche tramontate, di figure mitologiche, come l&#8217;impareggaibile Franco Scoglio, il &#8216;professore in panchina&#8217;. Tra la passione di &#8221;<em>Febbre a 90</em>&#8221; di Nick Hornby e il gusto della narrazione di &#8216;<em>Sfide&#8217;</em>, le storie di questo libro scorrono in una carrellata che ha il sapore dell&#8217;epos contemporaneo (e del resto già Pasolini aveva intuito che il calcio è l&#8217;ultima rappresentazione sacra del nostro tempo).<br />
Perché, sì, è vero che  esistono giocatori che stanno infrangendo ogni record con una vita esemplare dentro e fuori dal campo. Ma, sembrano dire gli autori, cosa c’è di più romantico di un fenomeno baciato dal talento che rinuncia a entrare nella storia per non perdere la libertà dell’anticonformismo?</p>
<p style="text-align: justify;">Titolo: Storie fuorigioco<br />
Autore: AA. VV. a cura di Fabio Belli<br />
Editore: L&#8217;Erudita<br />
Pagine: 106<br />
Prezzo: 12 euro</p>
<p style="text-align: justify;">di <strong>Angelina Di Fronzo</strong></p>
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		<title>L&#8217;alchimista</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Oct 2012 11:31:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosanna Angiulli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Ascolta il tuo cuore. Esso conosce tutte le cose “Quando si vuole una cosa, tutto l’universo cospira affinché si riesca a realizzare il sogno”, queste sono le parole dell’Alchimista, parole che ormai nessuno riesce a comprendere. Le comprende solo il protagonista, Santiago, un pastorello Andaluso, che per trovare un tesoro sognato intraprende un viaggio, al [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.eclipse-magazine.it/wp-content/uploads/2013/04/Alchimista.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-14028" alt="L'Alchimista" src="http://www.eclipse-magazine.it/wp-content/uploads/2013/04/Alchimista-193x300.jpg" width="193" height="300" /></a> Ascolta il tuo cuore. Esso conosce tutte le cose</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">“Quando si vuole una cosa, tutto l’universo cospira affinché si riesca a realizzare il sogno”, queste sono le parole dell’Alchimista, parole che ormai nessuno riesce a comprendere. <span id="more-14027"></span>Le comprende solo il protagonista, Santiago, un pastorello Andaluso, che per trovare un tesoro sognato intraprende un viaggio, al tempo stesso magico e reale, che lo porta fino alle Piramidi d’Egitto. In questo viaggio non è solo, con lui c’è l’Alchimista che l’aiuterà a scoprire l’Anima del Mondo, l’Amore e il Linguaggio Universale e infine, Santiago, compirà la sua Leggenda Personale. Lui  riesce a parlare con il deserto, con il sole, con il vento, ma soprattutto con il mondo intero, grazie alla comprensione dei “segni”, che possono essere captati e compresi grazie al Linguaggio Universale, fatto di volontà, di fede, di speranza e di coraggio, che gli uomini, ormai accecati da tutto, hanno purtroppo dimenticato.</p>
<p style="text-align: justify;">Il messaggio che il libro ci vuole far capire lo capirete solo leggendolo. Sembrerà che sarete voi i protagonisti di questa Leggenda Personale e alla fine capirete qual è la vostra. I sogni sono desideri che tutti credono irrealizzabili. Ognuno di noi non deve rinunciare ai propri sogni, anche se a volte sembrano impossibili. Riusciremo a realizzarli solo credendo in noi stessi, nelle nostre capacità, e tutto intorno a noi ci aiuterà. Non bisogna mollare tutto, bisogna lottare per poter essere felici, bisogna salire la cima di una scala e solo quando saremo sull’ultimo scalino ci volteremo e diremo “Ce l’ho fatta”.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo libro ci insegna a non sottovalutarci e ad andare avanti con le nostre stesse forze. Le sue pagine ci aiutano a capire quello che noi teniamo chiuso nel nostro cuore e leggendolo tutto verrà fuori e vivremo i nostri giorni con una luce e un significato diverso.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Paulo Coelho</strong></p>
<p style="text-align: justify;">E’ nato a Rio de Janeiro nel 1947. È stato commediografo, direttore teatrale, giornalista e autore televisivo fino a diventare autore di sucesso. Nel 1987 con “L’Alchimista”  diventa uno degli autori contemporanei più letti. Le sue opere vengono pubblicate in più di centosessanta  paesi e tradotte in sessantasette  lingue e milioni sono le copie vendute. È apprezzato per il “linguaggio simbolico che non parla alla nostra testa ma al nostro cuore”. Numerosi i premi ricevuti dall’autore: il “Chrystal Award 1999”, conferitogli dal Word Economic Forum, il prestigioso titolo di Chevalier de l’Ordre National de la Légion d’Honneur, attribuitogli dal governo francese, e la Medalla de Oro de Galicia. Dall’ottobre del 2002 è membro dell’Academia Brasileira de Letras.  È stato nominato  Messaggero della Pace delle Nazioni Unite nel settembre del 2007 insieme alla principessa  Haya Bint Al Hussein di Giordania , al maestro argentino-israeliano Daniel Barenboim e alla violinista giapponese Midori Goto.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Titolo: L’Alchimista</p>
<p style="text-align: justify;">Autore: Paulo Coelho</p>
<p style="text-align: justify;">Casa editrice: Bompiani, 1995</p>
<p style="text-align: justify;">Pagine: 192</p>
<p style="text-align: justify;">Prezzo: 18,00 euro</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">di <strong>Rosanna Angiulli</strong></p>
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		<title>La peste. La mia battaglia contro i rifiuti della politica italiana</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Oct 2012 11:35:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosanna Angiulli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Può esistere la politica senza la mafia,ma non la mafia senza politica. “La munnezza è oro” questa la tesi del pentito Nunzio Perrella. Per come è stata ridotta la Campania negli ultimi decenni questa affermazione, sfortunatamente, è vera. Probabilmente oggi è un business che rende più della droga. Lo smaltimento di rifiuti illegali negli ultimi [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.eclipse-magazine.it/wp-content/uploads/2013/04/LaPeste.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-14032" alt="LaPeste" src="http://www.eclipse-magazine.it/wp-content/uploads/2013/04/LaPeste-186x300.jpg" width="186" height="300" /></a>Può esistere la politica senza la mafia,ma non la mafia senza politica. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">“La munnezza è oro” questa la tesi del pentito Nunzio Perrella. Per come è stata ridotta la Campania negli ultimi decenni questa affermazione, sfortunatamente, è vera. <span id="more-14031"></span>Probabilmente oggi è un business che rende più della droga. Lo smaltimento di rifiuti illegali negli ultimi decenni ha fatto la fortuna della camorra ma non solo di essa considerando che nel calderone, anzi nel cassonetto, ci stanno  anche i politici.  Questo è quello che traspare dal libro-inchiesta di Tommaso Sodano<a href="http://www.google.com/url?q=http%3A%2F%2Fwww.unilibro.it%2Ffind_buy%2Ffindresult%2Flibreria%2Fprodotto-libro%2Fautore-sodano_tommaso_.htm&amp;sa=D&amp;sntz=1&amp;usg=AFQjCNHM8alkYnk327MHWFolsDPs3R8ahg">  </a>e Nello Trocchia che analizzano la situazione campana che per anni, insieme ad altre regioni meridionali, è stata la pattumiera del Nord industrializzato. L’indagine mostra i meccanismi che hanno fatto della “monezza” oro e svela gli intrecci fra camorra, politica e imprenditoria. “La peste ha contaggiato tutti, perchè ognuno ha avuto un pezzo di torta da spartire”. Ma nel buio c’è sempre uno spiraglio di luce: il coraggio e la determinazione di chi ha lottato e continua a lottare per restituire dignità ad una terra sofferente. In questa terra può più la parola che il bossolo di un fucile a pallettoni. Però i proiettili sono il destino di chi vuole far conoscere a tutto il mondo la verità sulla “peste”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tommaso Sodano</strong></p>
<p style="text-align: justify;">E’ stato presidente della Commissione Territorio, Ambiente e Beni Ambientali del Senato. Nel 2003 ha denunciato irregolarità nel bando di gara che ha assegnato alla Fibe la costruzione dell’inceneritore di Acerra e alla società madre, la Impregilo, la gestione del ciclo industriale dei rifiuti in Campania; da qui sono partite le inchieste sui vertici della Impregilo e sul governatore Antonio Bassolino. Nel 2008, dopo aver denunciato le connivenze fra camorra e politica nella gestione dei rifiuti in Campania, ha ricevuto minacce di morte ed è stato messo sotto scorta. Oggi è consigliere provinciale a Napoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Nello Trocchia</p>
<p style="text-align: justify;">Giornalista professionista, ha scritto tra gli altri per “il manifesto”, “L’espresso”, “Articolo21” e l’edizione online del “Fatto Quotidiano”. Nel 2009 ha pubblicato Federalismo criminale, premiato con la menzione speciale al premio Giancarlo Siani.</p>
<p style="text-align: justify;">Titolo: La peste.La mia battaglia contro i rifiuti della politica italiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Autori: Tommaso Sodano, Nello Trocchia</p>
<p style="text-align: justify;">Casa editrice: Rizzoli, 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Pagine: pp. 355</p>
<p style="text-align: justify;">Prezzo: 18,50</p>
<p style="text-align: justify;">di <strong>Rosanna Angiulli</strong></p>
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		<title>Mille splendidi soli</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Sep 2012 10:39:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosanna Angiulli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Non si possono contare le lune che brillano sui suoi tetti, né i mille splendidi soli che si nascondono dietro i suoi muri&#8221; Un nuovo libro dello scrittore Hosseini che, come nel precedente Il cacciatore di aquiloni, ci racconta di una realtà a noi distante e ci fa scoprire luoghi e culture diverse dalla nostra. [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.eclipse-magazine.it/wp-content/uploads/2013/04/mille-splendidi-soli.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-14010" alt="mille splendidi soli" src="http://www.eclipse-magazine.it/wp-content/uploads/2013/04/mille-splendidi-soli-185x300.jpg" width="185" height="300" /></a>&#8220;Non si possono contare le lune che brillano sui suoi tetti, né i mille splendidi soli che si nascondono dietro i suoi muri&#8221;</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Un nuovo libro dello scrittore Hosseini che, come nel precedente <em><strong>Il cacciatore di aquiloni</strong></em>, ci racconta di una realtà a noi distante e ci fa scoprire luoghi e culture diverse dalla nostra.<span id="more-14009"></span> I due libri sembrano uniti perché raccontano dell’Afganistan di oggi ma che allo stesso tempo è lo stesso Afganistan di ieri. Un paese che anche col passare degli anni sembra non mutare mai. Questa volta la storia è incentrata su due donne. Con bravura ci racconta sofferenze e soprusi che le due donne devono subire in un paese dove le donne sono relegate ai margini della società. Le due protagoniste, Laila e Mariam, rappresentano le donne afgane. Entrambe sono dei simboli. La prima rappresenta la giovinezza, il cambiamento, la passione e l’amore materno. La seconda rappresenta, invece, l’affetto, la tolleranza, l’emarginazione ma allo stesso tempo coraggio, forza e memoria. Quella memoria che serve ad un popolo per andare avanti e non ripetere gli stessi errori. Il libro ci offre uno spaccato storico-politico dell’Afganistan tra il vecchio ed il nuovo millennio e merita di essere letto perché ci fa conoscere nuove realtà che per alcuni tratti ricordano il nostro passato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Khaled Hossein</strong></p>
<p style="text-align: justify;">È nato a Kabul nel 1965. Laureato in Medicina all’Università di San Diegom nel 2003 ha scritto il suo primo romanzo, Il cacciatore di acquiloni (Piemme, 2004), diventando un eccezzionale caso editoriale e ora anche un film molto amato dal pubblico. Recentemente, l’autore è tornato in Afganistan come inviato per l’UNHCR, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati.</p>
<p style="text-align: justify;">Titolo:</p>
<p style="text-align: justify;">Autore: Khaled Hosseini, traduzione di Isabella Vaj.</p>
<p style="text-align: justify;">Casa editrice: Edizioni Piemme, 2007.</p>
<p style="text-align: justify;">Pagine: pp. 432</p>
<p style="text-align: justify;">Prezzo:  18,50€</p>
<p style="text-align: justify;" align="right">di <strong>Rosanna Angiulli</strong></p>
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		<title>Il cacciatore di aquiloni</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Sep 2012 10:28:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosanna Angiulli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In Afghanistan esistono tanti bambini, ma non esiste più l&#8217;infanzia “Sono diventato la persona che sono oggi all’età di dodici anni, in una gelida giornata invernale del 1975. Ricordo il momento preciso: ero accovacciato dietro un muro di argilla mezzo diroccato e sbirciavo di nascosto nel vicolo lungo il torrente ghiacciato. E’ stato tanto tempo fa. [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.eclipse-magazine.it/wp-content/uploads/2013/04/il-cacciatore-di-aquiloni.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-14005" alt="Progetto7" src="http://www.eclipse-magazine.it/wp-content/uploads/2013/04/il-cacciatore-di-aquiloni-185x300.jpg" width="185" height="300" /></a>In Afghanistan esistono tanti bambini, ma non esiste più l&#8217;infanzia</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Sono diventato la persona che sono oggi all’età di dodici anni, in una gelida giornata invernale del 1975. <span id="more-14004"></span>Ricordo il momento preciso: ero accovacciato dietro un muro di argilla mezzo diroccato e sbirciavo di nascosto nel vicolo lungo il torrente ghiacciato. E’ stato tanto tempo fa. Ma non è vero, come dicono molti, che si può seppellire il passato. Il passato si aggrappa con i suoi artigli al presente. Sono ventisei anni che sbircio di nascosto in quel vicolo deserto. Oggi me ne rendo conto.</em>”</p>
<p style="text-align: justify;">Queste le parole con le quali Amir ricorda il suo passato e il suo presente in un Afghanistan martoriato dalla guerra e dalle divisioni interne. Amir è divorato dalla sua colpa: non aver difeso il suo amico/servo Hassan. Ritorna in Afghanistan per riparare al suo errore. Il suo viaggio è, quindi, un riscatto, un’espiazione del suo peccato. Durante il ritorno i rimorsi e i fantasmi del passato riaffiorano. Ormai la sua terra non gli appartiene e gli anni di guerra e dei Talebani hanno reso quella terra meravigliosa una terra brutta e piena di relitti umani. Il gioco, di cui era appassionato, cioè la caccia degli acquiloni rimane l’unico ricordo positivo e sarà l’unica arma con la quale riuscirà a conquistare il nipote Sohrab.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Khaled Hossein</strong></p>
<p style="text-align: justify;">È  nato a Kabul nel 1965. Laureato in Medicina all’Università di San Diegom nel 2003 ha scritto il suo primo romanzo, Il cacciatore di acquiloni (Piemme, 2004), diventando un eccezzionale caso editoriale e ora anche un film molto amato dal pubblico. Recentemente, l’autore è tornato in Afganistan come inviato per l’UNHCR, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati.</p>
<p style="text-align: justify;">Titolo: Il cacciatore di aquiloni</p>
<p style="text-align: justify;">Autore: Khaled Hosseini, traduzione di Isabella Vaj.</p>
<p style="text-align: justify;">Casa editrice: Edizioni Piemme, 2004,</p>
<p style="text-align: justify;">Pagine: pp. 394, cap. 25.</p>
<p style="text-align: justify;">Prezzo:  17,50€</p>
<p style="text-align: justify;" align="right">di <strong>Rosanna Angiulli</strong></p>
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		<title>Un giorno questo dolore ti sarà utile</title>
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		<pubDate>Thu, 24 May 2012 00:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelina Di Fronzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un romanzo che racconta, con singolare grazia ed ironia, il dolore e la necessità di crescere in un mondo tutto sommato assurdo   Titolo accattivante, trasposizione cinematografica, caso editoriale: “Un giorno questo dolore ti sarà utile” aveva tutta l’aria del libro da evitare, perché sospettato fortemente di essere un prodotto di marketing . Ma per [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" align="center"><strong><a href="http://www.eclipse-magazine.it/wp-content/uploads/2012/05/un-giorno-questo-dolore-ti-sar%C3%A0-utile.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-12705" title="un giorno questo dolore ti sarà utile" src="http://www.eclipse-magazine.it/wp-content/uploads/2012/05/un-giorno-questo-dolore-ti-sar%C3%A0-utile-189x300.jpg" alt="" width="189" height="300" /></a>Un romanzo che racconta, con singolare grazia ed ironia, il dolore e la necessità di crescere in un mondo tutto sommato assurdo</strong></p>
<p style="text-align: justify;" align="center"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Titolo accattivante, trasposizione cinematografica, caso editoriale: “<strong><em>Un giorno questo dolore ti sarà utile</em></strong>” aveva tutta l’aria del libro da evitare, perché sospettato fortemente di essere un prodotto di marketing .<span id="more-12704"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ma per fortuna ci si sbaglia, e a dispetto del film, che ha raccolto recensioni controverse, il libro di <strong>Peter Cameron</strong> è un romanzo convincente e non banale, da leggere in solo pomeriggio, no-stop, fino all’ultima pagina. Con il dispiacere, poi, di averlo terminato.</p>
<p style="text-align: justify;">Merito innanzitutto della scrittura: puntuale, mai divagante, densa di humor e riflessioni. Le riflessioni, anzi, le illuminazioni di un diciottenne newyorchese, James Sveck, che proprio non si sente a suo agio con i suoi coetanei, ma neanche con gli adulti: insomma, un disadattato. Ma disadattato rispetto a chi?</p>
<p style="text-align: justify;">Madre borghese con velleità artistiche e mariti improbabili, padre avvocato di successo ossessionato dal restare giovane, anche con la chirurgia estetica, sorella insopportabile, James in verità sembra essere l’unica persona di buon senso della famiglia, anche se il buon senso, qui, assume declinazioni tutt’altro che scontate. Perché il ragazzo odia i suoi coetanei –  specialmente quelli con cui farà un viaggio premio a Washington – e non intende andare all’università a cui lo hanno già iscritto, ma comprare una casa nel Midwest  dove vivere da solo con i suoi libri preferiti: serve altro per essere felici?</p>
<p style="text-align: justify;">Le uniche persone con cui val la pena di instaurare un rapporto sono  il socio di sua madre – al quale giocherà però un brutto scherzo – e la nonna Nanette. Disperati, i genitori le proveranno tutte per  “curare” la sua diversità, con esiti tragicomici.</p>
<p style="text-align: justify;">Da un lato James, con in tasca le verità che solo un diciottenne può avere, dall’altro il mondo. E nell’estate del 2003, mentre sua madre ritorna dalla luna di miele già andata a rotoli, questi due universi, in un modo o nell’altro, sono destinati a incontrarsi. Crescere non è mai semplice; se poi hai un’intelligenza fuori dal comune può essere molto complicato, e allo stesso tempo esilarante.</p>
<p style="text-align: justify;">Il romanzo è stato accostato – è la prima cosa che viene in mente- a “<em>Il giovane Holden</em>” di Salinger, e certamente il tema dell’adolescente in fuga, e anche diversi episodi,  accomunano i due libri, ma con molte differenze nello stile e nella “dimensione storica” del personaggio. In questo, James richiama alla mente, più che Holden Caulfield,  la dodicenne “aspirante suicida” de “<em>L’eleganza del riccio</em>”: entrambi non portano soltanto la propria storia di personaggi, ma dicono molto del ricco, nevrotico,  mondo  occidentale in crisi, raccontandone le mancanze e le varie insensatezze.</p>
<p style="text-align: justify;">Romanzo di formazione, puntellato di considerazioni sul senso delle proprie scelte e  sulle relazioni umane,  il libro di Cameron è una piccola, piacevole perla. E rimane impressa, soprattutto,  la caratterizzazione del protagonista, ricca di sfaccettature e contraddizioni. L’unica incrinatura, a voler essere critici, si scorge nel finale: da James, forse, ci saremmo aspettati qualcosa di diverso. Ma il ragazzo in fondo ha solo diciotto anni, e tutta la vita per sorprenderci ancora.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Titolo:</strong> Un giorno questo dolore ti sarà utile</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Autore:</strong> Peter Cameron</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Editore:</strong> Adelphi</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Pagine:</strong> 206</p>
<p style="text-align: justify;">di <strong>Angelina Di Fronzo</strong></p>
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		<title>Giornalismo e Religione</title>
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		<pubDate>Tue, 22 May 2012 00:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosanna Angiulli</dc:creator>
				<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>

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		<description><![CDATA[Analisi giornalistica della fede Roma &#8211; “Giornalismo e religione” questo il titolo del libro che Giuseppe Costa, Giuseppe Merola e Luca Caruso presenteranno, martedì 22 maggio alle ore 11, presso la Federazione della Stampa Italiana, sita in Via Vittorio Emanuele, 349. Per Angelo Paoluzi, autore della prefazione, il libro rappresenta: “Una articolata lettura storica delle [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><strong><a href="http://www.eclipse-magazine.it/wp-content/uploads/2013/04/giornalismo-e-religione.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-13979" alt="giornalismo-e-religione" src="http://www.eclipse-magazine.it/wp-content/uploads/2013/04/giornalismo-e-religione.gif" width="154" height="247" /></a>Analisi giornalistica della fede</strong></p>
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<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Roma &#8211; “Giornalismo e religione” questo il titolo del libro che Giuseppe Costa, Giuseppe Merola e Luca Caruso presenteranno, martedì 22 maggio alle ore 11, presso la Federazione della Stampa Italiana, sita in Via Vittorio Emanuele, 349.<span id="more-13977"></span> Per Angelo Paoluzi, autore della prefazione, il libro rappresenta: “Una articolata lettura storica delle vicende, non soltanto ecclesiali, del nostro Paese e del mondo, un quadro dei temi, problemi e argomenti che interessano l’insieme dell’informazione detta religiosa, i personaggi, le cronache, le tensioni, le emozioni, gli interrogativi”. Il testo è un’analisi giornalistica approfondita di cronaca e fede. Il libro consta di una parte saggistica introduttiva alla notizia in genere e religiosa in particolare e di una parte di ricerca storica dal 1950 ad oggi. Vi è una ricca antologia con 63 tra interviste ed articoli di giornalisti, vaticanisti ma non solo, che coprono sei decenni di informazione religiosa. Nel libro sono presenti ben 152 articoli che fanno scoprire la varietà di pensiero dell’informazione religiosa e 9 interviste a giornalisti professionisti ed esperti conoscitori della realtà italiana e straniera che operano in settori diversi della comunicazione e che, quindi, esprimono posizioni diverse tra di loro che impreziosiscono l’opera. Il testo include anche un saggio di fotogiornalismo religioso redatto da Giovanni Chiaromonte e due inserti fotografici. I due inserti si occupano delle elezioni dei papi da Giovanni XXIII a Benedetto XVI e delle fotonotizie tratte dall’archivio Ansa e dagli archivi di fotografi specializzati. Il libro conclude con la bibliografia e la sitografia, gli indici dei nomi e delle testate. Il testo, ricco di informazioni, è edito dalla Libreria Editrice Vaticana e rappresenta un unicum da usare come manuale per università e corsi di comunicazione e come gli stessi autori scrivono nella premessa serve “a migliorare il servizio alla Verità di quanti sono chiamati ad occuparsi di questo genere giornalistico”.</p>
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<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">GIUSEPPE COSTA (Gela, 1946). Sacerdote salesiano e giornalista. Dopo alcune esperienze pastorali, ha lavorato nel settore della scuola, dell’animazione giovanile e della comunicazione scritta. È specializzato in Teologia pastorale e ha conseguito un Master in Giornalismo alla Marquette University (Wisconsin, Usa). È docente straordinario di Giornalismo ed Editoria presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma. Ha insegnato all’Università di Catania e alla Luiss. Fra le numerose pubblicazioni, si ricordano: Parole attorno ai media (Sciascia, 2002), Dentro la fotografia (Edizioni della Meridiana, 2002), Dietro il giornale (Las, 2004), Editoria, media e religione (Lev, 2009). Con Franco Zangrilli ha pubblicato Giornalismo e Letteratura (Sciascia, 2005); con Angelo Paoluzi Giornalismo. Teoria e pratica (Las, 2006). Attualmente è direttore della Libreria Editrice Vaticana e consultore del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali.</p>
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<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">GIUSEPPE MEROLA (S. Maria Capua Vetere, 1970). Sacerdote della Arcidiocesi di Capua, dove ha diretto l’Ufficio Stampa e Comunicazioni Sociali. Laureato in Giornalismo ed Editoria, ha conseguito il Dottorato in Scienze della Comunicazione Sociale presso la Università Pontificia Salesiana di Roma, con la tesi “Divorzio e stampa italiana durante gli anni Settanta”. È autore della biografia Angelo Narducci e “Avvenire”. Storia di un giornalista, poeta, politico con l’ansia di essere cristiano (Aracne, 2009). Ha collaborato con diverse testate e ha condotto indagini, e scritto saggi e articoli, sulla stampa cattolica italiana, francese e statunitense.</p>
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<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">LUCA CARUSO (Catania, 1983). Giornalista. Dopo la laurea triennale in Scienze della Comunicazione all’Università di Bologna, si è specializzato in Editoria e Giornalismo presso l’Università Lumsa di Roma con la tesi “Dio nei Tg”. Nel 2008 è stato consulente Rai per “La Bibbia giorno e notte”. Ha indagato i rapporti tra la Tv, la radio e il sacro – due suoi saggi sono apparsi nel volume Editoria, media e religione (Lev, 2009). Collabora a riviste e portali d’informazione (tra i quali il Blog di Rai Vaticano), con Telepace, e cura uffici stampa per eventi e convegni nazionali e internazionali.</p>
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<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Giornalismo e Religione. Storia, Metodo e Testi</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">di Giuseppe Costa, Giuseppe Merola e Luca Caruso</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Pagg. 840 + 56 a colori</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Libreria Editrice Vaticana 2012, euro 35</p>
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<p style="text-align: justify;" align="RIGHT">di <strong>Rosanna Angiulli</strong></p>
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