Intervista ad Eleonora Ivone

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Eleonora_Ivone_2"Noi attori siamo dei privilegiati a vivere le emozioni che il nostro tipo di vita ci dà"
Eleonora Ivone è un'attrice di cinema, teatro e di fiction televisive. Nata come modella, ha sfilato per Valentino, Mariella Burani, Blu Marine, Jean Paul Gaultier.
Dopo corsi e specializzazioni varie è diventata attrice, per prima cosa di spot pubblicitari, ed in un secondo momento ha preso il sopravvento il cinema e il teatro.
Eleonora Ivone è attualmente impegnata nella spettacolo "Bruciati", in programmazione al teatro Salauno di Roma.

Essere la moglie di Angelo Longoni vi ha spesso portato a lavorare assieme: quanto incide l'affiatamento nella vita coniugale, rapportato nel contesto lavorativo, sia positivamente ed eventualmente in maniera negativa.

Le due cose non sono mai veramente separate, perché tornando a casa ognuno porta con sé il proprio lato umano e lo confronta anche sulle questioni lavorative. Premetto che per me è sempre un onore lavorare con mio marito Angelo, perché lo considero oltre che un gran lavoratore, anche un grande amante del proprio lavoro e lo fa con una passione davvero innata. Trovo che con gli attori lui sia meraviglioso. Io non ho mai sentito dire ad un attore diverso da me, e per ovvi motivi il mio giudizio potrebbe essere come minimo opinabile, qualcosa di negativo nei suoi confronti. Predilige sempre il rapporto umano e non lo dedica esclusivamente ai protagonisti, ma anche alle comparse, seguendoli ed indicandogli le cose da fare e come farle. Per me, inoltre è sempre un onore perché mi tratta come un attore in quel momento, e mi insegna moltissimo, senza alcuna riserva. L'unico neo, se vogliamo andare a vedere e considerare proprio tutto, è che da me pretende davvero il massimo... un rapporto particolare, quasi da genitore esigente, che sa quanto dà e pretende un approccio di pari intensità e professionalità. Tutto ciò non l'ho mai reputato esagerato, perché quando alla fine vedo il lavoro compiuto, comprendo appieno il perché mi aveva chiesto di più, ed in effetti il lavoro ultimato è sempre molto curato in ogni piccolo particolare. Tutto ciò ci riallaccia al discorso che Angelo faceva nella sua intervista, il fatto di essere stato attore gli permette di vivere le parti che assegna anche dall'ottica dell'attore stesso.
Avere la possibilità di lavorare con il proprio compagno di vita è di per sé molto positivo a mio avviso, soprattutto quando ci si ama veramente. Adesso per la prima volta dopo 16 anni di rapporto lavorerò con lui anche a teatro in "Bruciati", e sono agitatissima, perché il teatro per lui è come una scatola d'oro... ed entrarci...bisogna farlo in punta di piedi...

Il lavoro viene ulteriormente approfondito a casa?
Sì, sempre, sarei ipocrita a dire che non è così...
Ci sono delle volte che torniamo a casa distrutti e andiamo a letto con il telefonino...
Guarda, io per carattere osservo spesso il lato comico delle cose, tuttavia pensandoci più seriamente la questione è inevitabile. Un uomo che in un certo senso è manager si se stesso e che fa un lavoro che è svincolato da qualsiasi regola professionale, inevitabilmente si porta il lavoro a casa. Inoltre lui scrive a casa, ha finalmente una casa con uno studio tutto suo dove si rintana e crea. Calcola che quando sta ore ed ore chiuso lì dentro, poi quando esce indubbiamente si parla di tutto, le bambine, la scuola, le cose di casa... tuttavia non si può fare a meno di parlare di lavoro. E' da sottolineare, però che è comunque un lavoro creativo, perciò si parla di qualcosa che prende forma lì in quel momento, ci si confronta, lui mi chiede sempre il mio punto di vista... e spesso non siamo d'accordo ed è molto positivo perché abbiamo piena coscienza che nessuno dei due è plagiato dall'altro.
Inoltre le nostre vite sono abbastanza distinte, abbiamo una vita professionale diversa seppur spesso unita, ma si sviluppa in tempi differenti. In più abbiamo scelto di avere tre figli che ci coinvolgono giustamente. Le nostre vite navigano sulla stessa onda ma Angelo è comunque un po' più su, perché è necessariamente coinvolto sia dagli impegni che dalla sua progettualità con scadenze precise e più veloci rispetto alle mie.

Dalla passerella alla recitazione: un passaggio naturale come spesso affermano  alcune attrici o ha comportato difficoltà impreviste?

Beate loro... ti dico e ripeto: beate loro. Dal canto mio il passaggio dalla passerella alla recitazione non è assolutamente automatico. La recitazione è un'arte davvero impegnativa. Io ho incominciato facendo la modella. Ho lavorato per anni in questo campo. Ho lavorato seriamente, ma grazie al mio senso pratico (altra caratteristica che mi unisce ad Angelo) mi sono resa conto che non era il mio ambiente. Perché io ho da sempre mal sopportato questa paranoia eccessiva della cura dell'estetica... io non riesco a vivere pensando che devi alzarti la mattina ed essere già perfetta... io sono fermamente convinta che nell'imperfezione ci sia un'autentica bellezza. Inoltre quando si andava ai casting c'era sempre questa perenne angoscia che tutti ti facevano vedere le loro foto, che ti valutavano se i denti erano dritti se i capelli erano perfetti, etc etc... e ad un certo momento non ce l'ho fatta davvero più. Guarda una volta ad un cast per la sfilata delle sorelle Fendi mi sono sentita un pochino a disagio per tutta questa serie di motivi, ed è proprio in quel momento che ho pensato seriamente che non dovesse essere la mia vita. Pian piano mi ci sono allontanata grazie anche ad alcune possibilità di sviluppo nel capo degli spot pubblicitari a cui mi sento di dovere moltissimo, perché gli approcci allo spot sono similari alla recitazione più complessa o quantomeno sono una palestra formativa interessante, perché per diventare attrice la palestra è dura e lunga, non ci si improvvisa mai e il percorso non è solo costellato da fortuna, ma da molta applicazione. Il percorso è fatto a step, e fare tanta pubblicità è stato davvero formativo e mi ha concesso quello strato base che poi mi ha dato coraggio per fare sia il cinema che la televisione. Poi ho conosciuto Angelo, ho incominciato a farmi conoscere nell'ambiente e a girarmi intorno, ho incominciato ad avere un agente, ho accresciuto la mia preparazione facendo corsi, stage, correggendo la dizione, e poi grazie anche qualche situazione fortunata ho avuto la possibilità di avere qualche ruolo... ma comunque sempre dopo un percorso formativo che mi mettesse in condizioni di poter essere preparata. E poi bisogna mettere in conto i momenti meno fortunati, che solitamente sono i più... ed in ultimo, anche se nessuno lo dice, la vecchiaia...

Beh, ma per fortuna i personaggi hanno età differenti, non trovi?

Sì, con il passare del tempo magari si cambia ruolo, ma il desiderio di importi in questo mondo è davvero tanto, e ogni anno ci sono schiere di nuovi talenti che è giusto che abbiano la loro vetrina... e inevitabilmente la concorrenza è tanta e tutto diventa più complicato. Però io non mi sono mai davvero abbandonata, ultimamente mi sono dedicata di più al teatro perché in questo mio momento mi è più congeniale.
Ho sempre lavorato in questo campo, ma ho avuto alcuni impedimenti, certi molto piacevoli come le mie figlie, altri meno, come un incidente... in un certo senso gli eventi della vita si sono un po' imposti prendendo il sopravvento su quelli professionali. Attualmente sono molto motivata perché ho la possibilità di riprendere le redini in mano della mia carriera, ed è come fosse un nuovo inizio più consapevole.

Come definiresti il cinema italiano?

Interessante... ci sono dei lavori davvero interessanti. Cito Gomorra anche se alle spalle c'era un romanzo inchiesta talmente intenso che era improbabile potesse esserci una noncuranza nel renderlo film. Però attualmente ci sono una serie di commedie molto interessanti, oltre che questo filone adolescenziale che pare riscuotere molti consensi... è difficile definirlo, e attualmente è molto più interessante farlo che seguirlo, proprio perché abbastanza indefinito, nonostante ci sia in atto un cambiamento evidente. E poi c'è il problema che in Italia viene prodotto davvero troppo poco.


Cinema, teatro, moda, conduzione di programmi televisivi... avendo esperienza in tutti e quattro i campi, quali senti più tuo?

Sicuramente ho fatto poco teatro... quelle due volte che ho avuto la possibilità di farlo sono rimasta folgorata. Il contatto con il pubblico, che ti segue in ogni mossa, che attende le tue parole, la tua gestualità. Per quanto sia lusinghiero sapere di avere successo al cinema e in televisione o comunque anche la semplice possibilità di essere attrice cinematografica e che migliaia di persone possano vederti, è comunque quel contatto che ti rende davvero consapevole della forza che ha un attore quando recita. Mi ricordo la prima volta... facevo uno spettacolo in cui ero un angelo che non ricordava bene chi fosse, se non all'ultimo. Una commedia molto divertente. Mi ricordo che sentivo tutto... e quando ho incominciato a capire che il pubblico rideva in base alle cose comiche che facevo, mi si è aperto il cuore, e la recitazione diventa consapevolezza di ciò che si sta facendo, e ci si sente davvero colmi di emozione e certezze.
Sicuramente il teatro mi ha dato una grande spinta a continuare questo lavoro, ed ho capito che mi piaceva.
Poi sai, gli americani fanno un po' tutto, televisione, cinema, teatro... forse poca pubblicità per non legare la propria immagine ad un unico prodotto... beh, in un certo senso io mi sento così. Se potessi scegliere sarei sempre propensa a fare un po' tutto, perché l'equilibrio porta sempre anche a studiarti tutte le volte in un'altra maniera e in un'altra ottica... in base al mezzo che usi hai occasione di scoprirti più a fondo e provarti nei diversi ruoli.


Se avessi la possibilità di decidere quale ruolo interpretare, quale sceglieresti?

Guarda, le volte che ne ho parlato anche con Angelo, se c'è stata una molla che davvero mi ha spinta a fare l'attrice, mi riporta sempre ad un momento particolare della mia vita: in seconda media sono andata a vedere la Medea di Euripide fatta dalla Mariangela Melato. Ti giuro, non ho mai pensato minimamente di fare l'attrice in quel momento, però ho subito sicuramente il fascino di questa donna sola sul palco che dominava la platea, e lo faceva con la forza unica di se stessa, al di là dell'essere quel personaggio.
Comunque quando ho visto la Medea, sicuramente quel personaggio mi ha colpito. In genere gli autori classici incontrano il mio gusto e la Medea non la disdegnerei affatto come personaggio, magari in una lettura molto moderna, dissacrante, che porti Medea a vivere i nostri giorni... pensa a quante Medee vediamo aprendo un giornale dei nostri tempi... Un personaggio difficile, bello e molto complesso.
Poi prendendo in considerazione il cinema, sicuramente "Gilda" passione che condivido con Angelo. Io sono sempre affascinata da questi personaggi femminili che con personalità forti che non dimenticano di essere donne. Poi se potessi essere Sally di "Harry ti presento Sally" e avessi la certezza di far ridere così tanto, sarei felicissima.


Ci puoi parlare dei prossimi lavori in programma?

Allora in questo momento sto facendo "Bruciati"testo di Angelo, che è in programmazione al Teatro Salauno di Roma.
Io non ho mai un programma rigoroso per via degli impegni di famiglia.
Poi ad aprile alla Sala Umberto porterò la commedia borghese "Col piede giusto" sempre di Angelo, con Amanda Sandrelli, Blas Roca Rey... poi se venisse un po' di cinema e un po' di televisione non sarebbe male...


Lontano da Angelo questa volta?

Ma certo, altrimenti non si campa più!
Ma dai, scherzo, come ti ho detto prima è per me un onore lavorare con Angelo, tuttavia mi piacerebbe lavorare con tanti, forse l'unico tabù sarebbe Tinto Brass, ma solo perché avrei forte difficoltà di interpretazione dell'eventuale ruolo...
Comunque staremo a vedere, ogni tanto mi capita di essere lì lì per essere scelta per un ruolo cinematografico e poi all'ultimo arriva qualcuno che viene scelto al posto mio... la concorrenza è tanta, come dicevo, anche se non ha mai reale riscontro sull'effettiva competenza.
di Svevo Ruggeri
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