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Globe Theatre: Pene d’amor perdute

Shakespeare Fest«Qual è il fine dello studio? Conoscere ciò che non conosciamo».. le donne!

(Re Ferdinando)

Parole, parole, parole: quanta importanza hanno nella nostra vita? E come usiamo il linguaggio? Per Shakespeare hanno una rilevanza notevole, un potere inarrivabile. Ed ecco a voi un’altra commedia: in scena c’è “Pene d’amor perdute” per la regia, la traduzione e l’adattamento di Alvaro Piccardi.

Il passaggio dal precedente spettacolo, quello di “Molto rumore per nulla”, è una naturale continuazione, perché sono ancora le schermaglie linguistiche a tenere banco sul palcoscenico del Globe, pericolo pioggia scampato. Questa volta, però, il Bardo si è divertito e ha parodiato la dialettica vaporosa e macchinosamente latineggiante della corte del suo tempo, a confronto con un ben più sano uso della lingua da parte dei personaggi più realmente popolari, che a volte fanno addirittura fatica a comprendere i loro “superiori”, accademicamente parlando.

La commedia -divertente e fresca nella sua rivisitazione moderna con intermezzo di tango addirittura, dai tableaux vivants che ricordano le donne con l’ombrellino ritratte da Monet- merita la visione. La trama è semplice: Ferdinando, re di Navarra (Ruggero Cecchi), si è ritirato nel suo castello con tre nobili suoi amici, Dumain (Daniele Battimo), Biron (Stefano Patti) e Longaville (Paolo Emanuele Quaranta). Tutti e quattro hanno deciso di dedicarsi per tre anni allo studio e alla contemplazione, rinunciando così alle gioie dell’amore. Accettato il proclama di corte, ben poco tempo passa dall’annuncio dell’arrivo della principessa di Francia (Giulia Grandinetti) e di tre damigelle, Rosalina (Lara Balbo), Maria (Valentina Bernardini) e Caterina (Martina Giordano). «La principessa deve alloggiare qui per pura necessità.» – ci tiene a precisare il re Ferdinando, perché sarebbe uno sgarbo altrimenti, quindi, malgrado il proclama, i giovani cominciano a corteggiare le ospiti d’oltralpe, tutti e quattro follemente innamorati!

Amore al bando? Amore comanda! Assistiamo a divertenti siparietti dei giovani a corte, intenti a scrivere versi d’amore per le loro belle, che intanto -saputo del proclama- si prendono gioco di loro, attirandoli e respingendoli allo stesso tempo. Comicità quindi, con le macchiette Fava (Francesco Silella) e Crapotti (Dino Lopardo), ma anche conflitto amoroso – il doppio fil rouge tematico che lega questa commedia alla precedente – in cui i protagonisti si ritrovano, loro malgrado, coinvolti.

Il gioco dei travestimenti, che avevamo ritrovato in “Sogno di una notte di mezza estate”, porterà anche qui a degli equivoci.. permettendo però, alla fine, una solare happy ending.

Perfetto Boyet (Fabrizio Milano) che dalla Francia ha accompagnato sua altezza e le tre dame, Don Armando (Stefano Flamia) nei panni del gendarme spagnolo innamorato di Giacometta (Leidys Rojas Martinez) con il suo giocoso e irriverente accompagnatore Piattola (Tommaso Setaro); ben architettato il duetto istruito composto da Don Nataniele (Michele Ferlito) e la maestra Olofernia (Mariangela Caruso).

Lo stile giovanile del drammaturgo inglese è evidente: si tratta infatti di una commedia scritta tra il 1590 e l’anno successivo, non ritroviamo quindi uno studio approfondito dei personaggi, non per questo manca di frizzanti note linguistiche che la giovane compagnia ha saputo ben evidenziare.

Dalle 20:30 sono andati in onda anche due corti che hanno partecipato al bando “Ancora Shakespeare: perché?”: “PsikoShakespeare” di Andrea Baroni, in un futuristico 2144, e a seguire “Angelo e Isabella” di Marcello Caroselli, ispirato al secondo atto di “Misura per Misura”.

Altri cortometraggi saranno proiettati fino a mercoledì 17, poi il 19-20-21 è atteso Gigi Proietti sul palco per lo Shakespeare Fest, con altri video, musica e ancora teatro.

Sempre l’Aperitivo al Globar dalle 19:00 con musica dal vivo.

Botteghino: tutti i giorni dalle 15:00 alle 19:00 e nei giorni di spettacolo fino alle 21:30

www.globetheatreroma.com

di Elisabetta Lattavo