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Brian Eno – Lux

Brian Eno - LuxRitorno all’ambient music (da manuale)

Talking Heads, David Bowie, U2: nomi come questi fanno spesso dimenticare che Brian Eno, oltre ad essere un eccellente produttore, è anche uno straordinario artista. Non che la sua carriera solista sia meno luminosa di quella che vede il suo nome affiancato a quello di altri ma sicuramente “fa meno rumore”. Torniamo a parlarne in occasione della recente uscita di Lux, opera ambiziosa creata per la mostra alla Reggia di Venaria Reale di Torino. Quattro lunghissime tracce, che richiamano il nome del disco (distinte tra loro da un numero), in cui il compositore britannico riprende le sonorità ambient esplorate in Music For Airports: qui la musica diviene atmosfera incantata, mix equilibratissimo di chiaroscuri, quasi a citare l’arte della pittura e quell’albero che spicca sulla copertina del disco. Ogni brano è un viaggio che ci trascina altrove, in mondi paralleli e migliori. Con Lux, Eno, si muove in territori familiari andando a scavare in profondità nel genere a lui più congeniale: la classica delicatezza del piano e degli archi incontra i synth più moderni. Tutto senza eccedere e senza perdere di vista quello che sembra essere lo scopo primo della sua musica: l’evasione. In questi tempi in cui la quotidianità somiglia a un’avvilente corsa nel buio, Lux è davvero un disco che brilla di luce propria, daascoltare tutto d’un fiato. Cinematografico, pulsante, magistrale.

di Lucia Gerbino