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Libri e Società: al Fronte

Che la guerra abbia il potere di sradicare qualunque ricordo della vita al di fuori del conflitto è una lezione che Erich Maria Remarque ha saputo regalare al mondo, quando diede voce, corpo e anima ai giovani soldati mandati a combattere nel suo “Niente di nuovo sul fronte occidentale”. Di loro, prima del fronte, non restava nulla, se non un flebile ricordo, addolcito dalla memoria. Quella stessa memoria che un altro fronte tenta di cancellare ogni giorno. Del partito creato 45 anni fa da Jean-Marie Le Pen a un primo sguardo resta ben poco: sua figlia ne ha mutato l’essenza, attraverso le parole, apparentemente tradizionali con le quali si è impossessata del radicale messaggio paterno, aggiungendogli unicità e seduzione. Una seduzione ben lontana dall’apparente elitismo con il quale il padre del partito lusingava i suoi elettori, fatto di citazioni e latinismi, seppur a volte sbagliati.

Marine Le Pen, invece, preferisce colpire direttamente al cuore, come sottolinea Michel Eltchaninoff nel suo “Dans la tête de Marine Le Pen” (Solin, Actes Sud) marcando in maniera netta la questione identitaria: un “nous” ben preciso si oppone agli “eux”, gli altri, siano essi immigrati, stranieri o semplicemente avversari politici. “La France, aimez-la ou quittez-la”, recita lo slogan del FN, laddove l’affezione per la Francia come nazione è il fulcro del partito. Vengono tracciati confini non solo ideologici, ma anche geografici e identitari attraverso un racconto che fa leva sulle paure più ataviche: un altrove minaccioso e crudele rischia di fagocitare l’essenza della nazione e quindi l’essenza di ogni persona. La sovrapposizione tra individuo e nazione è la vera “priorité nationale” di cui parla Le Pen. La percezione di una realtà ostile, di un mondo disperso e di nemici responsabili dell’incertezza sono i temi fondamentali sui quali ruota il racconto frontista, insieme ai due macrotemi: l’immigrazione e l’identità. Il confine tra l’identità francese e un altrove ingiusto e minaccioso è il fronte lungo il quale Marine Le Pen ha cercato di combattere la sua guerra. Il FN di oggi, a cinque mesi dalla sconfitta alle presidenziali, mostra le sue fragilità: le scissioni interne, con l’abbandono di Philippot e la creazione di un nuovo partito nazionalista, hanno ulteriormente indebolito il Front National che ora appare in crisi identitaria. La capacità di riacquistare la fiducia degli elettori, passerà anche attraverso un nuovo nome.