La Letteratura entra in Tribunale: Jean Claude Romand

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La Letteratura entra in Tribunale: Jean Claude Romand

Jean Claude RomandLa doppia vita di Jean Claude Romand

Accade il 9 gennaio del 1993. A Prévessins-Moën, una cittadina francese, al confine con la Svizzera.
Nella casa del dottor Jean Claude Romand, medico rinomato, divampano le fiamme. Inutili i tentativi dei soccorritori di portare in salvo i due bambini, Antoine, di cinque anni,  Caroline, di sette, e la moglie Florence. Le ustioni riportate sono troppo gravi. La morte li coglie poco dopo. Con loro anche Jean Claude che scampa, per miracolo, alla sciagura. Non è tutto. La stessa notte vengono ritrovati morti anche i genitori di Romand, a una manciata di chilometri, insieme al cane di famiglia. Pura coincidenza o complotto ordito ai danni del povero dottore?
La verità non tarda ad arrivare. Di lì a qualche ora si fa strada l’ipotesi dell’omicidio, e per Jean Claude Romand inizia il calvario degli interrogatori. Sospettato dagli inquirenti di essere l’unico responsabile della strage, alla fine crolla. E confessa di avere ucciso moglie, figli, genitori e cane in un impeto incontrollabile di follia. E di aver poi dato fuoco all’abitazione nel tentativo, inutile, di suicidarsi. La tesi del raptus non convince.
Allora si comincia a indagare nella vita privata di Romand, alla ricerca di un movente plausibile. Ma nulla lascia supporre un così tragico epilogo. Jean Claude Romand ha una bella casa, una moglie devota, un incarico prestigioso all’Oms, una laurea in medicina conquistata a pieni voti e un futuro radioso davanti a sé. Cosa potrebbe avere indotto un uomo a rinunciare a tutto questo? Salta fuori, dunque, un testimone, un tale Luc Ladmiral, amico di vecchia data dei Romand, che si mette a disposizione degli inquirenti. E il movente diviene ogni giorno più chiaro. Anche se ha dell’incredibile. Nessuna, infatti, di quelle cose che si raccontano su Romand è vera. L’intera esistenza del dottore poggia su una fatale menzogna. Iniziata diciotto anni prima, in occasione di un esame universitario mancato, a causa di una banale frattura al polso. Di lì la decisione di raccontare una bugia ai genitori, rassicurarli sul fatto che fosse andato tutto bene, come al solito, e poi perseverare in quel tragico inganno. Un inganno che funziona e che s’ingigantisce, suo malgrado, a macchia d’olio. Finta la laurea, finto il lavoro all’Oms, finti i viaggi d’affari. Reali sono solo le lunghe passeggiate nei boschi, in solitudine, vicino casa, facendo credere di essere a chissà quale convegno, o le mattine trascorse in macchina ad ascoltare la radio. E reali sono anche i debiti, il conto in rosso, i soldi spillati a tradimento agli amici, con la promessa di rimborsarli quanto prima. E reale è la sua relazione con una certa Corinne, a cui pure sottrasse del denaro, in un momento di particolare difficoltà economica.
La storia del finto medico finisce su tutti i giornali. E solletica la curiosità di Emmanuel Carrére. Lo scrittore è convinto diL'avversario - Emmanuel Carrére - Adelphi poter portare un contributo valido alle indagini, nel ricostruire i percorsi sinistri della mente di un pluriomicida. Per lui vale l’ipotesi secondo cui è la letteratura, più che la cronaca, a ricucire la trama di un evento. Perciò si persuade a scrivere una lettera allo stesso Romand, rinchiuso in carcere, in attesa di giudizio. La risposta arriverà, a sorpresa, solo due anni più tardi, prima che abbia luogo il processo. A spingere lo scrittore a una simile richiesta non è tanto il desiderio di conoscere i fatti: per quello ci sono le aule di tribunale. Ma ad animarlo è piuttosto il progetto, ambizioso, di intravedere ciò che si cela dietro la realtà. Pensieri, paure, sospetti, la sensazione angosciante di essere scoperti, e la costanza nel tener fede a una folle messinscena. Romand e la sua doppia identità. Cose che i giornali, normalmente, ignorano. Ne nasce una corrispondenza intensa e drammatica, da cui entrambi, l’uomo e lo scrittore, usciranno cambiati. Il resoconto dei colloqui, degli incontri in carcere, del processo è tutto nel libro di Carrére, “L’avversario” (Einaudi, 2002; Adelphi 2013). Dal romanzo è stato tratto il film di Nicole Garcia, dall’omonimo titolo, con Daniel Auteil (Francia, 2002). E la vicenda è stata fonte d’ispirazione pure di un’altra bella pellicola, “A tempo pieno” (Francia, 2001), di Laurent Cantet.
Condannato all’ergastolo dalla Corte d’Assise dell’Ain, il 2 gennaio del 1996, Jean Claude Romand sta scontando la sua pena nella prigione di Châteauroux, in Francia. Nel silenzio della biblioteca presso cui presta servizio non ha  avversario più temibile all’infuori di se stesso.