Il gusto del cloro
Incontrarsi in un fumetto verde acqua
La piscina come microcosmo. Di pensieri, di incontri, di emozioni. Lasci la vita al di là dei tornelli, dai il biglietto al custode, ti togli le scarpe e il tuffo è fatto.
Come lanciarsi dalla piattaforma da 10 metri e ricordarsi solo dopo aver fatto il passo che non ti fa più tornare indietro. E che forse è meglio così.
Magari ci arrivi per forza, come capita a Bastien. Costretto da una scoliosi tardoadolescenziale e da un fisioterapista premuroso a spogliarti in pieno inverno e a immergerti in una vasca che mescola «pipì di bimbo e pelle morta di vecchio». Intorno galleggiano grassone timide e sboroni muscolosi, maniaci da spogliatoio e fanatici delle relazioni sociali. Poi cominci a nuotare. Ti lasci scivolare e fai la prima vasca, la seconda, la terza. Il bordo all’inizio è un traguardo, l’agognata tappa del respiro, la finestra per tornare in te. Ma bracciata dopo bracciata, con gli occhi alle travi del tetto o a studiare il fondo cangiante delle piastrelle, il gusto del cloro entra in circolo, la piscina ti assorbe e ti accorgi che in te ci sei sempre, forse come non c’eri mai stato prima. L’acqua alleggerisce i corpi, li avvicina, smussa gli spigoli, attutisce i rumori di fondo. E magari, tu sfigato apprendista di dorso conosci una meravigliosa ragazza in occhialini e costume olimpionico (ex campionessa, ovviamente), la fai ridere e il mercoledì della piscina non è più un giorno come gli altri.
Una graphic novel delicato e intenso. Un verde dolcemente amniotico e un tratto insieme gentile e deciso per raccontare una storia piccola piccola eppure universale. Perché a tutti servirebbe un’isola, ogni tanto. Per togliersi di dosso la coltre del giorno, scendere sotto la superficie della vita e guardare il mondo da laggiù. Per scoprire che ci sono cose per cui moriresti, anche se non sai quali, e che una frase detta sott’acqua, anche se non l’hai capita, è per sempre. Per sempre.
Magari ci arrivi per forza, come capita a Bastien. Costretto da una scoliosi tardoadolescenziale e da un fisioterapista premuroso a spogliarti in pieno inverno e a immergerti in una vasca che mescola «pipì di bimbo e pelle morta di vecchio». Intorno galleggiano grassone timide e sboroni muscolosi, maniaci da spogliatoio e fanatici delle relazioni sociali. Poi cominci a nuotare. Ti lasci scivolare e fai la prima vasca, la seconda, la terza. Il bordo all’inizio è un traguardo, l’agognata tappa del respiro, la finestra per tornare in te. Ma bracciata dopo bracciata, con gli occhi alle travi del tetto o a studiare il fondo cangiante delle piastrelle, il gusto del cloro entra in circolo, la piscina ti assorbe e ti accorgi che in te ci sei sempre, forse come non c’eri mai stato prima. L’acqua alleggerisce i corpi, li avvicina, smussa gli spigoli, attutisce i rumori di fondo. E magari, tu sfigato apprendista di dorso conosci una meravigliosa ragazza in occhialini e costume olimpionico (ex campionessa, ovviamente), la fai ridere e il mercoledì della piscina non è più un giorno come gli altri.
Una graphic novel delicato e intenso. Un verde dolcemente amniotico e un tratto insieme gentile e deciso per raccontare una storia piccola piccola eppure universale. Perché a tutti servirebbe un’isola, ogni tanto. Per togliersi di dosso la coltre del giorno, scendere sotto la superficie della vita e guardare il mondo da laggiù. Per scoprire che ci sono cose per cui moriresti, anche se non sai quali, e che una frase detta sott’acqua, anche se non l’hai capita, è per sempre. Per sempre.
Bastien Vivès
Il gusto del cloro
Black Velvet 2009
142 pagg., 18 euro
di Flavia Vadrucci










