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I classici contemporanei: “Sostiene Pereira”

La scelta estrema di un “borghese piccolo piccolo”

Sostiene Pereira” è a buon diritto un classico della letteratura contemporanea. Non aggiungiamo “italiana”, perché come ogni vero classico potrebbe essere letto in qualsiasi Paese del mondo  e ovunque apprezzato. Al di là della sua connotazione storica, per il periodo che racconta – il finire degli anni Trenta del Novecento, il Portogallo della dittatura di Salazar – il  romanzo incentrato su un tema con il quale ognuno, prima o poi, si trova a confrontarsi: la libertà individuale.
Con la consueta delicatezza di tratto, Antonio Tabucchi fotografa le tappe che portano un uomo ordinario, che ha rinunciato quasi a tutto e vive una tranquilla esistenza borghese, a compiere delle scelte rivoluzionarie, a uscire dal solco della propria esistenza singola e ad incidere sulla Storia.
Il dottor Pereira (in portoghese Pereira significa “albero di pero” ed è di origine ebraica, così come in Italia i cognomi di origine ebraica sono nomi di città) è un giornalista oscuro di un oscuro giornale del pomeriggio, il “Lisboa”, di cui dirige la pagina culturale. E’ un uomo che ha superato la cinquantina, vedovo,  grasso e con qualche problema di salute. Trascorre la sua vita scientemente senza lasciare tracce; sopravvive a se stesso nel ricordo degli anni sereni e non cerca grane: i suoi articoli sono per lo più traduzioni e adattamenti di romanzi francesi, come vuole il suo direttore, convinto nazionalista e seguace della dittatura salazarista. La cultura non deve interessarsi del presente, non deve rovistare tra i panni sporchi di un regime, ma solo distrarre. E questo sta bene a Pereira, che  cerca il più possibile di restare fuori rispetto a quanto accade intorno.
Ma quanto accade intorno, nell’estate del 1938, va a fargli visita in casa sua e ha la faccia di Monteiro Rossi, un praticante assunto al “Lisboa” per scrivere i necrologi di scrittori non ancora morti, che si rivela presto essere un giovane rivoluzionario, di forti ideali e col coraggio sconsiderato dei ventenni.
Monteiro Rossi comincia a scrivere sprezzanti necrologi venati di critica politica nei confronti di autori come Marinetti e D’Annunzio e Pereira intuisce che il giovane potrebbe causargli problemi. Ma, se da un lato cerca di arginarlo e di non prendere parte alle azioni sovversive del giovane collaboratore, per un istinto quasi paterno ne prende a cuore le sorti, anticipandogli soldi e dandogli protezione. La conoscenza di Monteiro Rossi, della sua ragazza e del giro di oppositori inizia a far breccia nella granitica difesa del quieto vivere di Pereira, ossessionato nel frattempo dalle preoccupazioni per la sua salute.
Saranno proprio questi problemi, che lo metteranno su un treno verso una località termale, a fargli fare altre due incontri decisivi, che lo costringeranno a fare i conti con la storia e con il suo non volerne prendere parte. Una signora tedesca di origine ebraica in fuga verso gli Stati Uniti e poi il dottor Cardoso, uomo di grande conoscenza, che gli apre le porte della psicoanalisi e lo mette irreversibilmente di fronte alla sua coscienza.
Quando ritorna a Lisbona, Pereira non è più lo stesso, e forse per questo accetta, a suo rischio, di ospitare Monteiro Rossi, non sapendo ancora quanto quella circostanza gli cambierà la vita. Perché, proprio mentre è a cena  in casa con il ragazzo, la polizia politica di Salazar irrompe e tortura Monteiro fino ad ammazzarlo. E Pereira, di fronte a quel giovane corpo esanime, sente che quello è il punto di non ritorno, uno di quei  momenti cruciali in cui o diventi uomo o ti perderai per sempre.  E così, anche l’oscuro direttore del “Lisboa”, questo borghese piccolo piccolo, troverà il coraggio di una scelta estrema, faccia a faccia con la Storia.
Tabucchi dà vita a un personaggio di straordinaria forza (meravigliosamente portato sul grande schermo da Matroianni), un eroico antieroe che gioca la sua partita non con la retorica della lotta, ma con la silenziosa necessità di chi deve fare la sua parte nel mondo, fosse anche solo per una volta.
“Sostiene Pereira” è un romanzo pieno e compiuto, che tocca  temi fondamentali del Novecento (le dittature, la psicoanalisi, il rapporto con la morte e il ruolo dell’intellettuale) con un sobria essenzialità, quasi senza volerlo far notare al lettore.
Anche sul piano formale il romanzo si caratterizza per lo stile pulito e la costruzione  lineare. Una prosa asciutta, scandita dal ricorrere della frase  ““Sostiene Pereira””,  che dà ritmo alla narrazione e allo stesso tempo permette ai flussi di coscienza del protagonista  di affiorare e dipanarsi.
Il racconto di una piccola, grande resistenza personale, alcune delle pagine più belle della letteratura contemporanea.

Titolo: “Sostiene Pereira”
Autore: Antonio Tabucchi
Editore: Feltrinelli
Pagine: 214

di Angelina Di Fronzo