Fiera Più Libri Più Liberi: l’editoria cambia volto con la sceneggiatura social
Dicembre 10, 2013
Note di Festa: gli album imperdibili
Dicembre 12, 2013
Show all

Fiera Più Libri Più Liberi: per Alfonso Berardinelli «leggere è un rischio»

Alfonso Berardinelli 1Secondo il critico e saggista letterario leggere ci induce a pensare di più alla vita degli altri

Perché leggere è un rischio”. Questo il titolo provocatorio di un incontro, tenutosi alla Fiera della piccola e media editoria, a cura di Biblioteche di Roma e coordinato da Anna Andreozzi. È stato critico letterario e saggista italiano, collaboratore di vari quotidiani italiani (Avvenire, Il Sole 24 Ore e Il Foglio), Alfonso Berardinelli, a spiegare perché leggere fa male. È lui ad affermare, in uno dei suoi libri, che “l’atto della letteratura è un atto non naturale, è atto socialmente e culturalmente ambiguo”, poiché permette un incremento della socialità delle persone, ma mette a rischio la volontà delle persone di entrare nella società rinunciando alla propria individualità. Berardinelli ha spiegato il significato di tali affermazioni.

È sospetto oltre che ambiguo. Il luogo in cui si legge non si interessa a noi, ma a chi è lontano e mai a chi è di fronte. La quota di interiorizzazione che chiede questo atto in un mondo ipertecnologico, una persona che legge isolandosi totalmente dal mondo, interessato solamente a ciò che legge e disinteressato del resto, con un elemento di asocialità, non è ben visto. Tuttavia tendo a difendere una certa quota di asocialità: la socialità ha bisogno che molti portino nella socialità qualcosa che non viene dalla socialità stessa. Noi leggendo entriamo in contatto con qualcosa che non è il qui ed ora, diventandone un veicolo prezioso. Leggere è un rischio per il modo di giudicare, di (auto)analizzarsi e di comportarsi un certo modo che apprendiamo dal e attraverso il testo che leggiamo. Il linguaggio verbale è il primo modo di agire, soprattutto in una società della comunicazione, è una forma potente di espressione, soprattutto per una lingua italiana, minacciata dall’inglese fino a farne una sorta di pastiche letterario, che andrebbe difesa ed amata, usando espressioni italiane preferibilmente, al posto di quelle straniere adoperate per elevarsi, specialmente in ambito tecnologico. In questo schiavismo e subalternità dell’italiano, siamo dei colonizzati se non riusciamo a tradurre le parole. Certi libri hanno modificato il mondo, la società e la storia, tipo i libri sacri. I libri che più di altri influenzano la nostra vita individuale oggi sono quelli di fitness poiché ci impongono dei doveri e delle aspettative di corpi perfetti, sani, in salute. I libri trasformano sentimenti, idee e tutto questo ha una conseguenza. ‘I rischi della letteratura’ poteva essere l’altro titolo per questo incontro. Leggere è un’esperienza reale, che oggi è sempre più a rischio, sembra sia sempre più difficile leggere. Oggi è quasi più facile scrivere che leggere. Le reazioni di chi ha letto qualcosa sono immediate e velocisissime, ma questo è un rischio. In apertura di ‘Se una notte un viaggiatore d’inverno’ Italo Calvino scriveva: ‘stai per leggere ‘Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino. Rilassati, allontana da te ogni altro pensiero. La porta è meglio chiuderla, di là c’è sempre la tv accesa, dillo chiaramente che vuoi che sia spenta, grida che stai leggendo e non vuoi essere disturbato’. Stava proteggendo i suoi lettori, la cosa più preziosa che aveva al mondo: era un autore che aveva passione di essere letto, una cosa fondamentale. Ci sono diversi filoni teorico-filosofici che tendono a teorizzare il modo di lettura autorizzato per così dire e più corretto: c’è chi sostiene (con Hans Magnus Enzensberger) che leggere sia un atto anarchico, si può leggere come si vuole poiché si è liberi (non a caso la Fiera del libro si intitola Più Libri più liberi ndr); chi fa un’apologia della letteratura ben fatta sostenendo (come George Steiner) che c’era un’epoca in cui si leggeva bene; e chi, infine, (vedi Susan Sontag ad esempio) che non bisogna chiedersi cosa volesse dire l’autore scrivendo ciò che leggiamo in quanto non voleva dire altro che ciò che stiamo leggendo”.

L’importante è leggere. Concetto che ribadisce anche lo scrittore Antonio Pascale. “L’epoca della lettura si divide in pre e post-lavatrice, la cui introduzione nelle case ha dato più tempo libero alle donne che lo hanno dedicato alla lettura, trasmettendo poi tale passione. La cultura umanistica ha costretto le persone a concentrarsi più sulla vita degli altri, facendoci diventare più sensibili ai problemi degli altri anche lontani da noi. Quando fu rapita Giuliana Sgrena, Francesco Totti scrisse sulla sua maglia ‘Liberate Giuliana Sgrena’. Tuttavia c’è una riduttiva semplificazione che ci fa allontanare dalla fatica di approfondire le situazioni ed i rapporti. Leggere aiuta a capire che non si può giudicare un sistema (quello del libro ndr), senza conoscere come funziona, il contesto d’ambientazione. Occorrono nozioni ben approfondite e precise per fare un’opera completa e valida, senza cadere in una semplicità sterile. Così come gli aggettivi sono un limite se non si conosce il contesto di riferimento. Bisognerebbe leggere i saggi e non gli autori”.

di Barbara Conti