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Simonetta Agnello Hornby: Nessuno può volare

Dal libro al documentario

Ci sono libri che fanno bene al cuore. Di tutti. Aiutano e consolano chi si trova nella terribile situazione che descrivono e creano un ponte con quanti invece sono più fortunati, essendovi estranei. Il risultato è che i primi si sentono meno soli, i secondi vengono sensibilizzati, iniziando a guardare con occhi nuovi una realtà che non è più così lontana.

È quanto accade con l’ultimo libro Nessuno può volare di Simonetta Agnello Hornby. Ma forse parlare di libro è riduttivo, perchè in realtà si tratta di un progetto più complesso che comprende anche un documentario.

Entrambi sono stati presentati al MUDEC di Milano, il nuovo Museo delle Culture, nell’ambito dell’ultima edizione di “Bookcity Milano”. A parlarne con l’autrice, il giornalista di Radio 24 Alessandro Milan.

Nel 2002, il figlio di Simonetta – George – si ammala. La diagnosi è nefasta: sclerosi multipla primaria e progressiva. La forma più grave e incurabile di questo male.

La vita di George all’improvviso cambia: l’equilibrio fino a quel momento goduto – un ottimo lavoro come avvocato d’affari nella city londinese e una giovane, bella famiglia in crescita – di colpo diventa precario.
Progressivamente i segni della malattia si fanno più evidenti, fino a quando George decide di lasciare il lavoro: i piedi che inciampano, la mano che non scrive, l’incontinenza, diventano impedimenti non solo per lui ma anche per i colleghi, che vengono intralciati. Arriva la decisione delle dimissioni.

Simonetta si affanna nel cercare di aiutare il figlio e la sua famiglia, che cerca di supportare affinché resti unita il più a lungo possibile. Un legame che putroppo sarà messo a dura prova dalla malattia, non riuscendo a resistervi. L’epilogo è il divorzio: George si ritrova solo, con due figli piccoli che si dividono tra i due genitori.

Male nel male. Sfortuna su sfortuna.

Eppure, nel racconto dello stravolgimento esistenziale causato dalla malattia, Simonetta e George non indugiano in toni malinconici o rabbiosi. Al contrario, con molta delicatezza e realismo – accompagnati spesso da uno humor decisamente british – descrivono le mille difficoltà quotidiane cui un soggetto “imperfetto” deve far fronte per poter condurre una vita “normale” nella diversità. Il catalogo è lungo: si va dai mezzi pubblici che non sempre sono attrezzati con pedane per consentire l’accesso di una carrozzina, agli edifici non a norma, dagli ascensori troppo piccoli ai bagni non sempre adatti alle esigenze di un disabile ovvero tenuti in condizioni non disgnitose.

Ma ciò che il libro ed il documentario vogliono trasmettere è un messaggio di speranza. Non bisogna arrendersi, bisogna lottare, usando al meglio un’arma potentissima ma spesso sottovalutata: la gentilezza, che può arrivare dove gli scontri e le proteste furiose non riescono a giungere.

Perché se è vero che una malattia come la sclerosi multipla primaria e progressiva condiziona in negativo la vita, questa tuttavia merita comunque d’essere vissuta pienamente e con dignità. Non barricandosi in casa, ma uscendo, impegnandosi nel sociale, in quello in cui si crede, dedicandosi alla cause che appassionano, viaggiando.

In una parola, una ricerca di una “normalità esistenziale nella diversità” cui tutti hanno diritto e che, come si vede nel documentario – in cui compaiono soggetti affetti da varie, gravi forme di disabilità – è a portata di mano, O meglio di volontà. Perché tutto si può, se solo lo si vuole.

Anche volare, come fa George!

 

 

Nessuno può volare

Simonetta Agnello Hornby

Libro: Feltrinelli, 2017, pp. 220, €16,50

Documentario: coprodotto da Pesci Combattenti e Effe Tv