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Calvino guarda al futuro: Lezioni Americane

01/12/2009 | Ilaria Eleuteri | Classici | 615 views   Print This Post Email This Post
Lezioni_americane._Sei_proposte_per_il_prossimo_millennio_-_Italo_Calvino_-_Garzanti“Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio” di Italo Calvino

Breve biografia di Italo Calvino: Leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità, consistency: sei parole per descrivere le qualità della scrittura del nuovo millennio. È quasi profetico Italo Calvino, noto saggista e romanziere scomparso a Siena nel settembre del 1985, nella sua ultima opera incompleta, pubblicata postuma.

Italo Calvino, uno dei più grandi romanzieri e favolisti del nostro tempo, nasce il 15 ottobre 1923 a Santiago de las Vegas, presso l’Avana, da padre agronomo e madre biologa.Il primo contatto con la letteratura avviene all’età di dodici anni, quando gli capita fra le mani il primo ed il secondo “Libro della giungla” di Kipling. E’ un amore al primo colpo. L’inclinazione fantastica, costante di tutta l’opera di Calvino, rappresenta comunque la corda più autentica dello scrittore. In molte delle sue opere, infatti, egli infrange una regola ferrea della vita (e di gran parte della letteratura) che vuole da una parte la realtà, dall’altra la finzione. Calvino, invece, spesso mescola i due piani, facendo accadere cose straordinarie e spesso impossibili all’interno di un contesto realistico, senza perdere colpi né sull’uno né sull’altro versante. “Eleganza”, “leggerezza”, “misura”, “chiarezza”, “razionalità” sono i concetti a cui più usualmente si fa ricorso per definire l’opera di Calvino; in effetti, essi individuano aspetti reali della personalità dello scrittore anche se, al tempo stesso, rischiano di sottovalutarne altri, ugualmente presenti e decisivi.

Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio”: sono le sei conferenze commissionate dall’Università di Harvard, nell’ambito delle “Charles Eliot Norton Poetry Lectures”, nell’anno accademico 1985/1986. Le Norton Lectures, iniziate nel 1926, hanno un certo prestigio ed era la prima volta che venivano proposte ad un autore italiano.Calvino si dedicò intensamente a questo compito che, in breve, divenne una vera e propria ossessione. Nel settembre 1985, data della sua morte, ne aveva scritte cinque delle sei previste. L’ultima, non scritta, avrebbe dovuto intitolarsi “Consistency” e si sarebbe riferita al Bartleby di Hermann Melville.L’ottava lezione, dal titolo “Sul cominciare e sul finire” (dei romanzi), è costituita solo da appunti in quanto manca il testo completo. Il libro, pubblicato dall’Editore Garzanti di Milano nel maggio del 1988, riproduce il dattiloscritto trovato in perfetto ordine sulla scrivania di Italo Calvino. «Siamo nel 1985: quindici anni appena ci separano dall’inizio di un nuovo millennio. […] Forse il segno che il millennio sta per chiudersi è la frequenza con cui ci si interroga sulla sorte della letteratura e del libro nell’era tecnologica cosiddetta postindustriale. Non mi sento d’avventurarmi in questo tipo di previsioni. La mia fiducia nel futuro della letteratura consiste nel sapere che ci sono cose che solo la letteratura può dare con i suoi  mezzi specifici. Vorrei dunque dedicare queste mie conferenze ad alcuni valori o qualità o specificità della letteratura che mi stanno particolarmente a cuore, cercando di situarle nella prospettiva del nuovo millennio». Ogni lezione ha una struttura ben precisa: all’enunciazione del termine-qualità che l’autore intende illustrare, seguono le opere illustri a sostegno della sua tesi. A volte, per meglio esemplificare la sua teoria ricorre all’uso di miti e leggende. Si avvale tanto della letteratura contemporanea come “L’insostenibile leggerezza dell’essere” di Milan Kundera, quanto di quella classica come “Le metamorfosi” di Ovidio. Contrariamente al senso comune che vuole la letteratura solida e immutabile, Calvino vede in questa una “funzione esistenziale, la ricerca della leggerezza come reazione al peso di vivere”.È particolarmente evocativa, e forse malinconica, la conclusione con un enigmatico racconto di Kafka, “Il cavaliere del secchio” (1917), scritto in prima persona. È questa la metafora dello scrittore del nuovo millennio: grazie alla Leggerezza del suo secchio vuoto riuscirà a volare nel futuro, senza sperare di trovarvi nulla di più di quello che è stato in grado di portarci, la leggerezza ad esempio.Alla Leggerezza segue la Rapidità, ossia la capacità di raccontare una storia con una rapida successione di eventi, con concisione e brevità, come accade nella vecchia leggenda di Carlomagno, innamorato della defunta moglie a causa di un anello magico.“Il cavallo è la metafora della velocità della mente che marca tutta la letteratura, preannunciando la problematica propria del nostro orizzonte tecnologico” (Calvino, Lezioni Americane, pag. 47). E ancora, “il mio lavoro di scrittore è stato teso fin dagli inizi a seguire il fulmineo percorso dei circuiti mentali che collegano e catturano punti lontani dello spazio e del tempo”. (pag 55)La trattazione prosegue con la terza lezione, Esattezza. Per Calvino, esattezza vuol dire soprattutto l’evocazione d’immagini visuali nitide, icastiche, e un linguaggio il più preciso possibile come lessico e come resa delle sfumature del pensiero e dell’immaginazione.Conclude il suo ciclo di conferenze con due lezioni profetiche sulle peculiarità del nostro tempo: Visibilità e Molteplicità.Sono i dogmi del nostro agire, privato e lavorativo, e per Italo Calvino devono informare anche la letteratura del nuovo millennio.La visibilità è la capacità di creare immagini scrivendo, ricorrendo alla più “alta fantasia”, mentre la molteplicità esplicata da un passo di “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana” di Carlo Emilio Gadda è la capacità di includere l’infinitamente piccolo in ogni descrizione, per dare un quadro molteplice e variopinto della realtà.Possiamo considerare queste sei Lezioni quasi un “testamento ideale” che l’autore ha voluto lasciarci per indicare la strada da percorrere nel produrre “buona letteratura”, un testamento che trasuda lo slancio e la passione che Calvino infondeva in ogni sua opera, dal romanzo fino al racconto a puntate.

Italo Calvino: fecondo scrittore e letterato autodidatta, si cimenta, per la nostra delizia, in citazioni erudite a mo’ di exemplum, alternate ad una scrittura piana e scorrevole. L’intento didattico è pienamente soddisfatto, lasciando intatto il piacere dell’ascolto. Non annoiano le sei lezioni americane di Italo Calvino, ma anzi sono un monito per la nostra vita, come sostiene Gian Carlo Roscioni in questa prima edizione: «La leggerezza, la rapidità, l’esattezza, la visibilità, la molteplicità dovrebbero in realtà informare non solo l’attività degli scrittori ma ogni gesto della nostra troppo sciatta, svagata esistenza», si legge nella quarta di copertina.

di Ilaria Eleuteri

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