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Intervista ad Antonio Amoruso, autore e produttore di Non è una piscina in giardino

Non è una piscina in giardino”, debutta il 24 e 25 febbraio al Piccolo Teatro San Pio di Roma la nuova black comedy di un autore… surreale. Tra scrittura e produzione indipendente Antonio Amoruso si appresta tra rischi e scommesse al palco, a bordo…piscina.

  • Il manager che ‘torna’ all’arte. Dal fantasy alla commedia, perché e per chi scrive Antonio Amoruso?

Comincio dalla seconda parte della domanda: Per chi scrivo. Scrivo per chiunque abbia la pazienza e la voglia di leggermi. Non importa quale sia la sua età il sesso o la sua estrazione sociale. Ammetto di non aver mai realmente capito il concetto di target. Forse è retorica perfino un po’ stucchevole ma nessuno può negare che ci siano ragazzi che leggono cose da adulti, evitando di leggere cose da ragazzi e viceversa. Donne che odiano le storie romantiche e uomini che preferiscono i romanzi ai saggi.

Quindi scrivo per tutti. Il target è la popolazione del globo terraqueo. La prova è che sebbene la copertina dei miei fantasy sia studiata per attirare un pubblico giovane ( scelta editoriale) finora mi hanno letto nella maggior parte dei casi persone sopra i trent’anni.
È un fatto risaputo che soprattutto in Gran Bretagna Harry Potter debba il suo successo ai genitori che hanno deciso di comprare le sue avventure e leggerle ai propri figli. Se loro si fossero annoiati nella lettura HP oggi sarebbe solo un’unità di misura della potenza meccanica.
Quindi i fantasy che ho scritto sono lì per essere letti da tutti. Poi se non li legge nessuno, pazienza.
Dal fantasy alla commedia. Be’ a dirla tutta anche in “Non è una piscina in giardino” c’è l’elemento diciamo fantasy anche se sarebbe meglio dire surreale. Ma in effetti si tratta di una commedia ed ha tutte le caratteristiche della commedia. Che, dici bene, è molto diversa da un romanzo fantasy. Per struttura e per intenzione.
Ho scoperto però di trovarmi a mio agio in questo mare. Ci nuoto bene, sono contento e perfino orgoglioso di riuscire a sviluppare una storia attraverso il congegno della commedia. Che prevede attenzione estrema ai dialoghi e alla loro veridicità. Che deve considerare un piccolo trascurabile dettaglio: qualcuno dovrà recitare in maniera convincente le battute scritte.
Il romanzo si pone meno questo problema. Certo, in qualsiasi romanzo i dialoghi curati fanno la differenza ma nella commedia sono come l’ossigeno per gli animali terrestri.
Da autore mi diverto sia nel romanzo che nella commedia. E se la domanda si riferisce in particolare ai contenuti, be’ la fantasia è fondamentale in ogni opera letteraria. In un fantasy come in un thriller o in una storia d’amore. Perché altrimenti è cronaca giornalistica, è reportage, è diario, biografia.
Io, confesso, sono per una letteratura fantastica a prescindere dal genere. Per cui il passaggio dal fantasy alla commedia non mi è pesato. Anzi. Mi ha consentito di scaricare la mia potenza di fuoco in un altro ambito. Tutto qui.

  • Imprenditore di te stesso. Che cosa significa ‘farsi’ produttore teatrale?

Impegnarsi nella produzione di un’opera teatrale è in generale un’impresa ad alto rischio. Nel mio caso si tratta addirittura di una specie di missione suicida. Mi sento come in volo su uno Zero, senza munizioni e con la portaerei nemica di fronte.
Eh, sì. È così, ahimè. Tuttavia mi sono detto: hai scritto un testo che ritieni valido. Sai che nessuno ci metterà i soldi per produrtelo perché sei solo e non hai un nome. Nemmeno nessuno lo leggerà mai. Hai una sola possibilità: lanciarti nella produzione. Per farlo arrivare al pubblico.
Non ci guadagnerai, anzi. Sarà una perdita certa. Ma il tuo obiettivo sarà raggiunto. Duecentocinquanta potenziali spettatori avranno visto e apprezzato. E il testo non sarà rimasto lettera morta.
In fondo forse il VERO produttore dovrebbe sempre muoversi così: produrre cose di cui è convinto a livello qualitativo. E affrontare i rischi di una perdita economica. Non sarà mai ricco ma sarà serio. Da questo punto di vista mi sento soddisfatto e sereno.

  • Tre parole per invitare tutti a teatro (in piscina) il 24 e 25 febbraio

Sarà istruttivo. Divertente ed emozionante. Coinvolgente, rapido come Pic indolor … e soprattutto utile. Se non per voi lo sarà senz’altro per me.
A parte gli scherzi e fuor di metafora, bandendo le ciance e andando al sodo, “non è una piscina in giardino” è… una piscina di lacrime di risate. Con qualche lacrima vera. Ma dentro una piscina chi le distinguerebbe mai?