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Venezia Cinema 2010: Sofia Coppola racconta la vacuità di una vita in Somewhere

02/09/2010 | Luna Saracino | Speciale Festival | 103 views   Print This Post Email This Post
LocandinaLa regista Sofia Coppola (Premio Oscar per la sceneggiatura di Lost in traslation) presenta alla sessantasettesima edizione del Festival di Venezia la sua ultima pellicola, Somewhere.

Un attore cinematografico statunitense di successo (Stephen Dorff ), ritratto in uno spaccato della sua vita quotidiana, alla prese con relazioni sociali, amorose, familiari. Somewhere riesce a ripercorrere con fulgida lucidità i differenti approcci del protagonista alle persone e alle incombenze che riempiono le sue giornate. A partire dal sesso, con occasionali incontri femminili, fino ad arrivare al delicato rapporto con la figlia (Elle Fanning). Tanto il primo è ormai scivolato in una noiosa routine che non riesce nemmeno a tener svegli, quanto il secondo riscopre una sottile e vibrante linfa vitale, che sembra donare l’unica vera ragione d’essere a una persona altrimenti condannata al vacuo. Vacuità: è questo il tratto distintivo della vita raccontata in Somewhere, attraverso intelligenti scelte narrative, un montaggio asettico e assolutamente funzionale. Altrettanto funzionale all’estetica della narrazione risultano la fotografia e il sound design. La prima è votata a un grande realismo, che sembra a tratti richiamare le pennellate dell’America dipinta da Hopper, nelle tonalità, nei colori e negli squarci. La controparte sonora di questo affascinante realismo visivo è un universo di suoni e musiche perfettamente calibrato, che proprio per la sua naturalezza e la capacità con cui riesce a sposarsi alle immagini risulta quasi impercettibili alle orecchie del pubblico.

L’ultima fatica registica di Sofia Coppola è un film lento, che a tratti si dilunga forse troppo su scene e momenti di una vita che tutti vorrebbero più veloci: gli spettatori quanto Johnny, il protagonista della pellicola. In questo, la regista riesce a creare una grande intesa e a far rivivere il senso di tedium vitae che tarla le giornate di Johnny, conducendolo fino ad un apparente punto di rottura. E una volta giunti a un punto cruciale, all’incrinatura finale, l’unica cosa sensata sembra essere andare. In macchina, finché c’è benzina, e poi a piedi. Non importa sapere esattamente dove: l’importante è andare: Somewhere.

di Silvestro Capurso

- Leggi anche l’intervista a Sofia Coppola

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