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Sapore di te

sapore di teI fratelli Vanzina tornano sul luogo del delitto, con la nostalgia siliconata anni’80

Revival, ricicli, ritorni al passato che non mancavano ma che rendono l’idea della “mancanza”. Di idee e di intelligenza critica nel cinema italiano.

I Vanzina all’attacco, aprono il nuovo anno con l’artificioso fumetto di un’operazione trita e triviale. Rassegna della protesi estetica mammaria e del sopracciglio elasticizzato. Una danza scoordinata e fuori sincro, di “pupi”, pupazzi, marionette intoccate dal tempo, infilzate da bisturi ormai omologati e santificati dallo show, che va avanti contro le leggi della fisica, oltre che del talento artistico, sempre meno necessario. Lato A e lato B in perenne primo piano, rotondità giottesche e turgori grotteschi colmano e svuotano il senso di ogni battuta del fotoromanzo pubblicitario umiliante di Sapore di te.

Trent’anni dopo, autoproclamati maestri della commedia all’italiana, i fratelli Vanzina, pur acuti conoscitori delle derive e degli approdi politico-sociali dell’Italia che si ripete nell’orrore della propria ipocrisia, annegano volontari nello spaccio mercantile della volgarità. “Tette e culi, ma anche tette”. Frontespizio e trama dell’ottimismo epicureo in salsa godereccia, targato Medusa.

L’anti-panettone balneare, nostalgico e griffato, che spera di guadagnare terreno su Zalone e occupare una fetta stagionale orfana dei non-film “contenitore”.

“True”. Gorgheggiano sensuali gli Spandau Ballet dalla radiolina inseparabile di due amici figli “di”, pronti alle prime vacanze da giovani uomini. Ad assaporare il sale di una spiaggia che non cambia. 1983-2013, tornano con spaventoso calcolo seriale i Vanzina, ed è ancora carnevale stanco, fittizio, liftato e deliberatamente ambiguo. Italietta borghese che riscuote il futuro in tangenti e “ballerina” vive di tradimenti e promesse a fior di labbra sempre ingannevoli. True, impossibile ma vero. I Vanzina ironizzano sulla facilità spensierata del Sapore di mare (cult!) che fu, beffandosi dei moduli del proprio cinema, tra gag sessuali e bambole (s)gonfiate, tentando di catturare nuovi target, la benevolenza dei radical chic e dei giovani inclini alla noluntas anni ’80 di nuovo in voga, tra discoteche, villette e I-pod.

Relazioni fast-food, menzogne accettabili, abusi edilizi favoriti, la strategia della subrette, le “canne” rubate. Due estati consecutive, passioni che si muovono come ondate repentine, si intrecciano, e lasciano un’ombra impossibile sulla sabbia. Un politico marpione, ministro mariuolo e marpione, una ragazza che lascia l’università per prolificare con il bellimbusto locale, due amici per la pelle che si contendono all’insaputa del destino l’amore della loro vita, l’attricetta che a furia di “darsi” trova dignità per se stessa in fondo al costume minimal strizzato intorno al corpo scolpito.

Carosello scritto una manciata di minuti, pruriginoso rotocalco che sfrutta la malinconia e la brama di indifferenza del pubblico, tra voci fuori campo che demoliscono l’attenzione e panorami siliconati che annebbiano ogni facoltà non ancora assopita. Salemme si agita con brio, garbo, misurando una verve mimetica inesprimibile con la sceneggiatura inesistente di un film imbarazzante (ma non imbarazzato!). Tutto il resto è…sapore di noia.

TITOLO E CAST

Sapore di te

Regia Carlo Vanzina

Con Serena Autieri, Nancy Brilli, Eugenio Franceschini, Matteo Leoni, Virginie Marsan, Maurizio Mattioli, Giorgio Pasotti, Katy Saunders, Valentina Sperli, Vincenzo Salemme

Soggetto e sceneggiatura Enrico e Carlo Vanzina

Direttore della fotografia Enrico Lucidi

Montaggio Luca Montanari

Produzione Medusa Film

Durata 101 minuti

Italia 2014

di Sarah Panatta