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Romacinemafest 2011: Death of a superhero

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Romacinemafest 2011: Death of a superhero

Presentato nella sezione Alice nella città, il film che parla di un tragico destino tramite l’animazione a fumetti

Tra i film della selezione di Alice nella città, tradizionale spezzone del festival romano dedicato al cinema dei e per i ragazzi, quest’anno si segnala questo insolito Death of a Superhero, dramma incentrato sul tema della malattia e della morte che propone una commistione di cinema e animazione. Un esperimento interessante e coraggioso per un film che tratta un tema difficile senza pietismo, non lesinando anzi una certa dose di humour per farci entrare nel mondo cupo e affascinante del suo giovane protagonista.

Donald si sente di avere poco da sperare. I cicli di chemioterapia lo inducono a confrontarsi con i tormenti che un ragazzo di quattordici anni non dovrebbe mai affrontare. Solo con i suoi disegni a fumetti riesce a combattere le paure e i sentimenti più bui. Un mondo parallelo animato da tutte le sfumature del nero, dove Donald non è più lo smilzo adolescente malato, ma diventa un robusto supereroe che combatte il suo acerrimo nemico: uno scienziato pazzo che ha siringhe al posto delle dita. Sarà il suo terapista a riuscire a sfidare la sua impenetrabile attitudine difensiva, dandogli il coraggio di affrontare fragilità, rifiuti, terrori, arrivando a mettere a repentaglio persino la vita, pur di riuscire a strappare dei brevi momenti che possono salvare una vita intera.

Death of a Superhero  spartisce l’idea dell’utilizzo dell’animazione per raccontare la lotta contro la malattia debilitante dell’organismo del protagonista, una sorta di “trip”  al fumetto USA supereroistico, e soprattutto riduce gli inserti “disegnati” ad una serie di tavole create dal teenager Donald, talento e passione per i comics, che prendono vita in alcuni momenti del film, e alle visioni dei demoni del ragazzo, quello dei turbamenti sessuali che è una mozzafiato e spietata infermiera pin up, e quello del cancro stesso, il perfido nemico chirurgo noto come The Glove, fantasmi dell’inconscio che straripano dalla carta nella realtà di Donald che ne vede e ne sente il richiamo con la coda dell’occhio nel corso delle sue dolorose giornate.

il racconto di un’adolescenza implosa, che segna i propri riti di passaggio come graffiti che conosce perfettamente quello a cui sta andando incontro (i primi struggimenti d’amore, le incoscienti bravate con gli amici, le violente incomprensioni con i genitori) ma che all’improvviso si rende conto che in realtà le spetta ben altro (la malattia, la morte).

Una presenza notevole nel film, da segnalare assolutissimamente, è quella dell’attore Andy Serkis, il Gollum del Signore degli Anelli o il King Kong dell’omonima opera di Peter Jackson. Serkis interpreta il  tanatologo da cui Donald è in terapia, ed è qui nuovamente sorprendente come possente interprete “in carne e ossa”, ma non si può evitare di amarne ancora una volta la metafora incarnata, lui che aiuta il protagonista del film ad accettare l’inevitabile morte del proprio corpo  rassicurandolo invece riguardo alla sua persistenza in quanto segno d’un altrove. Serkis che in quasi tutti i suoi film non è presente o, meglio, riconoscibile come attore perché nascosto da personaggi ricreati dalla performance capture e che, paraddossalmente, richiama le immagini digitali dei comics che Donald disegna.

Di Francesca Casella