Richard – Missione Africa: migrazione verso l’amicizia e la fratellanza

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Richard – Missione Africa: migrazione verso l’amicizia e la fratellanza

Con la regia di Toby Genkel e Reza Memari, Richard – Missione Africa è un film di animazione che narra la storia di un passero che crede di essere una cicogna

Richard – Missione Africa è un film di animazione divertente, colorato e vivace, con tanta musica fresca e moderna. Ha riempito non solo la sala, ma anche l’animo degli spettatori regalando tante sane risate con il suo linguaggio frizzante e ironico con cui sono costruiti dialoghi accattivanti e pieni di ritmo. Ma non è da ritenere un prodotto cinematografico di puro intrattenimento, bensì vuole insegnare – ha spiegato il presidente della Lipu – l’importanza della tutela e della protezione degli animali e dell’ambiente, soprattutto di alcune specie di uccelli a rischio estinzione.  Parla della migrazione, ma anche della diversità. È una storia di amicizia e non di discriminazione. La migrazione viene raccontata come un viaggio di speranza, perché i volatili vanno verso luoghi caldi anche per riprodursi. Come le cicogne. Solamente che il nostro piccolo, simpatico e tenero protagonista Richard non lo è, anche se è convinto di esserlo e di voler migrare fino in Africa, precisamente a Tangeri in Tunisia. Come suo padre Claudius, sua madre e suo fratello Max. Senza sapere che è la sua famiglia adottiva da quando mamma cicogna lo ha trovato e da allora è cresciuto con loro. Dopo quella scoperta si sentirà inferiore e diverso perché troppo piccolo per volare così lontano. Un po’ come Olga, il gufo pigmeo, invece troppo grande per entrare nel nido e abbandonata come Richard sin dall’infanzia e da quel momento sempre in compagnia del suo amico immaginario Oleg.

La migrazione significa rinunce, separazioni e abbandoni in cui vige la legge del più forte: ci vogliono tanta fatica e resistenza. Ma l’Africa per Richard è come il sogno di poter cantare a Sanremo di Kiki, estroso uccello del Paradiso. Tutti amici che incontrerà strada facendo, ostinato ad arrivare sin laggiù. La migrazione significa anche poter vedere l’ambiente che cambia e viene sempre più distrutto dall’intervento dell’uomo e dall’impatto che l’inquinamento ha su di esso: interi laghi prosciugati. E così ne vedremo delle belle in questo suo viaggio di formazione. Richard ha in sé un tema che ha un duplice significato: -radic, che sta sia per radici (le proprie origini da ritrovare e i valori anche morali primordiali da riconquistare); e radicale, come il cambiamento che una tale missione comporta. Una vera e propria ‘mission impossible’, ma nemmeno tanto se si hanno degli amici al proprio fianco.  E, all’epoca delle nuove tecnologie, in Richard – Missione Africa abbiamo le rotte indicate da piccione maps o uccelli connessi ai social, che condividono notizie e informazioni, postano, linkano, twittano, chattano, sono su Facebook e su Twitter. On line oppure offline non conta, l’importante è stare nel Web.

Virtuale e reale si confondono.  E allora, tra immaginazione e realtà, finzione e vita vera, è qui che si inserisce la collaborazione con “Alice For children” e i suoi progetti per l’Africa, soprattutto in Kenya, a Nairobi ed a Rombo, alle Falde del Kilimanjaro. Nelle baraccopoli di Korogocho, ai piedi della discarica di Dandora, ha sostenuto la costruzione di tre scuole di istruzione primaria (dall’asilo alla scuola media) per 2mila bambini circa: Alice For School, Alice For Dandora School, Alice Kilimanjaro per 600 bimbi masai che si trova nella savana. E poi Children Home per 100 bimbi orfani e disagiati. Alice Village (del 2008) e Alice Twins House (dal 2014), orfanotrofi in Kenya nel distretto di Utawalla a Nairobi. E ancora Alice Home, casa famiglia che a Nairobi, nella baraccopoli di Kariobangi, ospita 50 bambini. E inoltre il progetto Alice For Dandora per il recupero e il reinserimento dei lavoratori della discarica di Dandora (circa 10mila persone di cui 6mila bambini). Lo fa con tre progetti strutturati: sostegno all’educazione e alla scuola primaria Claires (il partner è Claires Community Center di Thomas Amunga e sua moglie Everlyn), alla nutrizione e all’alimentazione con Food for Life che garantisce cibo a 70 bimbi e all’istruzione musicale con AMA (Alice Music Academy). Infine Alice Campus e Alice For Job: il primo garantisce borse di studio attraverso cui poter proseguire gli studi; il secondo aiuta ad accedere al mondo del lavoro. L’ingresso a quest’ultimo viene permesso anche tramite corsi di formazione e di specializzazione: quello di cucina Alice Italian Food Academy, rivolto in particolare agli studenti di scuola alberghiera, ovvero un corso di specializzazione in cucina italiana; e quello Alice For Women, ossia un piccolo laboratorio per mamme tenuto da una cooperativa sartoriale e artigianale di dieci donne africane. Non è un caso, pertanto, che il film d’animazione Richard – Missione Africa sia stato anticipato dalla proiezione di un video girato proprio lì a Nairobi, che racconta tutta questa realtà in fermento di attività organizzate da Alice for children.

Fin dove arriverà e si spingerà quest’ultima? Riuscirà essa a portare a termine la sua missione come il piccolo Richard che, metaforicamente, può rappresentare pertanto anche l’intervento di tutte tali Onlus, che vogliono portare in terre come l’Africa (Tangeri e Tunisia, ma potrebbe essere qualsiasi posto del terzo mondo) un’aura di speranza e salvezza? Non a caso nel film Richard – Missione Africa il tenero e testardo passero si troverà coinvolto in un compito arduo: salvare la vita al fratellino Max. Non è una casualità neppure, dunque (se il futuro sono i giovani e il cambiamento è portato dall’innovazione tecnologica), che artefice della ‘mission impossible’ sia il più piccolo di quella che potremmo ribattezzare la famiglia delle pascicogne; in fondo: passero o cicogna che differenza fa? Siamo tutti simili in cerca ognuno della propria strada.