Quello che non so di lei, di Roman Polansky

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Quello che non so di lei, di Roman Polansky

Il film del libro del film del libro, nel labirinto scoperto dell’ultimo Polansky

Eva contro Eva per un libro che deve essere scritto. Quello nascosto. Chi è chi dietro la finestra segreta dei cuori di due donne avvinte in un’unica (ma quale) verità? Cul de sac del nuovo Polansky, che con maestria alimentare “rifà” se stesso e affini.

Il geniale autore iper nauta dei “generi” senza genere, da Per favore non mordermi sul collo a La nona porta, da Frantic a The Ghost Writer, che ha riscritto con disturbante umoristica perfidia il noir e non solo, addentrandosi tra mostruosità e misteri dell’animo umano e sue doppiezze, attratto dalle turbe identitarie e dai mascheramenti della società di massa) come il raffinato Assayas qui suo sceneggiatore) rieccita, ri-cita, rivive se stesso, i propri fantasmi di una vita sotto riflettori e fatta di riflessi, rimescolando le carte del suo cinema passato e prossimo, in un’operazione quasi depalmiana ma apparentemente annoiata, forse, in verità (ma quale?) un divertito sberleffo nei confronti dello spettatore. Polansky dirige l’adattamento cinematografico di D’après une Histoire Vraie di Delphine De Vigan nelle sale italiane con il titolo Quello che non so di lei.

Polansky confeziona il suo Misery non deve morire, accendendo di inquietudini già “viste” gli occhi morbosi e infuocati delle due protagoniste, due corpi per una sola dicotomica illusione. Perché di illusioni e false trappole racconta, come nel predecessore The Ghost Writer, traendo dal romanzo tutte le ossessioni e le simbologie che ingabbiano e spaventano Delphine (Emmanuelle Seigner) scrittrice assurta a improvvisa fama mondiale dopo aver scippato le memorie della propria famiglia e in particolare i drammi della propria madre e averli serviti in pasto alla fame del pubblico contemporaneo e ora affetta dal blocco dello scrittore che la vede trascinarsi stanca da una presentazione letteraria all’altra, oltraggiata dal fugace affetto dei fans. Finché arriva (subito) la seducente Elle – Lei (Eva Green) che cerca di diventare rapidamente sua amica confidente e meritevole di fiducia, sostituendosi presto a lei-Delphine nei rapporti col pubblico, con gli editori, con i parenti, con il compagno. Lei-Elle è ovunque, è dirimpettaia, è dentro le mail, è confortevolmente all’angolo di strada ma è anche burattinaia dirompente che immediatamente si scopre come manipolatrice egoista di Delphine, che chiede attenzione unica e universale da lei, desiderando plasmarla mentre progressivamente diventa suo doppio.

Alter Ego, scambi, persecuzioni, trasformazioni e ancora illusioni. Colpi di scena così serrati e al contempo prevedibili si incastrano nell’ingranaggio perfetto costruito dalle inquadrature di Polansky e dalla fotografia plumbea e avvolgente nel suo nitore incontrastato. Egli sa che noi sappiamo, che il gioco del doppio è una partita tra le dimensioni del Sé fatta a carte scoperte da un unico contendente, che non è Delphine, né Elle, né il pubblico, che deve retrocedere a spettatore perché è il regista a detenere sarcastico l’evidenza del suo delitto perfetto. Tutto è visibile. Tutto è vero. Senza sangue. Senza colpevoli. Senza suspence?

Quello che non so di lei

Regia di Roman Polansky
Con: Emmanuelle Seigner, Eva Green, Vincent Perez, Dominique Pinon, Brigitte Rouan, Noémie Lvovsky

Sceneggiatura Olivier Assayas

Tratto da D’après une Histoire Vraie di Delphine De Vigan

Direttore della fotografia Pawel Edelman
Montaggio Margot Meynier
Scenografia Jean Rabasse
Musica Alexandre Desplat
Francia, Belgio, Polonia, 2017 – Drammatico, thriller, 110’
Prodotto da Belga Films Fund, Belga Productions, Wy Productions
Distribuito in Italia da 01Distribution in collaborazione con Rai Cinema
In sala dal 1 marzo