pornplacevr

L’uomo che vide l’infinito, di Matthew Brown

pornplaybb.com siteripdownload.com 1siterip.com
Henry Miller‬ – Aforisma dell’8 Giugno
8 Giugno, 2016
Silvia Coppola: da Bracciano un talento per Welcome Musical 3
8 Giugno, 2016
Show all

L’uomo che vide l’infinito, di Matthew Brown

L’uomo che vide l’infinitoIn sala dal 9 giugno la storia del matematico indiano che sfidò ogni regola

Srinivasa Ramanujan era un genio, precoce quanto insolito. Dedicò la sua breve vita ai numeri scoprendo teoremi e formule che rappresentano la formalità della natura, pur nella sua imprevedibilità. Nato povero e senza prospettive, con le sue ricerche da autodidatta riuscì ad iscriversi al Trinity College di Cambridge, dove poté dedicarsi ai suoi studi, insieme ai più prestigiosi matematici del novecento.
Nasce da questa affascinante storia L’uomo che vide l’infinito, nei cinema dal 9 giugno, adattamento del regista e sceneggiatore Matthew Brown, dal libro di Robert Kanigal L’uomo che vide l’infinito – La vita breve di Srinivasa Ramanujan, genio della matematica (ed. Rizzoli 2003).

Tutto parte da Madras, nell’India Occidentale, nel 1913. Il giovane Ramanujan, interpretato da Dev Patel, espulso dal college a causa del suo anticonformismo, è contabile in una società di spedizioni.
Bramino e profondamente religioso ha una giovane moglie, Janaki (Devika Bhise) e un impiego dignitoso, ma la sua mente lavora costantemente e ossessivamente, alla scoperta di nuove teorie matematiche.
Sfidando le regole del colonialismo imperante, Ramanujan scrive e invia le sue teorie a G. H. Hardy (Jeremy Irons), illustre professore e studioso.

Il matematico britannico riconosce l’originalità delle teorie di Ramanujan e decide di invitarlo al Trinity College di Cambridge per approfondirne la ricerca.
Povero, autodidatta, indiano e persino vegetariano, in un’epoca distante dall’attuale moda del veganismo, il giovane allievo si trova imbrigliato in una cultura che non gli appartiene, nel bel mezzo della Prima guerra mondiale e costretto da Hardy a far suo un metodo scientifico, che stenta a comprendere.

Lontano dalla sua comunità e dalla famiglia Ramanujan trova in Hardy e nel collega John Littlewood (Toby Jones), due amici capaci di comprendere le difficoltà di adattamento, ma fermi nelle posizioni di dimostrare empiricamente il suo lavoro.
Ne nasce un sodalizio accademico e personale, punto di forza della pellicola, che condurrà i tre ricercatori a sfidare i grandi professori di Cambridge e affermare la genialità delle intuizioni, oltre i limiti imposti dal rigore.

Più vicino al filone cinematografico dei “geni incompresi” (su tutti Will Huntig – Genio Ribelle di Gus Van Sant) L’uomo che vide l’infinito si discosta dal biopic intento a narrare le grandi imprese e le vite non ordinarie dei matematici contemporanei come Steven Hawking ne La Teoria del Tutto di James Marsh e Alan Turing in The Imitation Game di Morten Tyldum, ma concentra la sceneggiatura sull’amicizia e il sodalizio tra due menti geniali, che collaborano intensamente e proficuamente, seppur agli antipodi.

La penna di Matthew Brown non spicca per audacia, la sceneggiatura, di fatto, non approfondisce i personaggi, ma il lavoro fotografico di Larry Smith e le scenografie di Luciana Arrighi rendono il senso dell’opera, insieme all’interpretazione registica, meno scontata del previsto.

Emerge la maestosità del Trinity College, con le sue stanze lignee, il verde di Cambridge e il gelo dell’inverno inglese in contrasto con candidi abiti di lino, templi bui e preghiere induiste.
Ciò che contribuisce a rendere L’uomo che vide l’infinito un lungometraggio piacevole ed intenso è il cast eccellente.
Troviamo un Dev Patel (The Millionaire, Marigold Hotel), affusolato e stanco, che non somiglia per nulla a Srinavasa Ramanujan ma riesce ad interpretare il contrasto tra la timidezza e l’ambizione, atteggiamento tipico di chi proviene da un ambiente umile.
Il genio di Ramanujan viene fuori prepotentemente negli occhi di Patel, illuminati dallo studio e dalla preghiera.

Ben costruito con Jeremy IronsG.H. Hardy, il gioco dei ruoli, un intellettuale anticonformista e dedito alla materia, che lavora a teorie rivoluzionarie tra una partita di cricket e una boccata di pipa, ma sempre rigoroso nelle sue dimostrazioni empiriche.
Un personaggio che l’attore britannico interpreta con la giusta scioltezza ed eleganza, come Toby Jones rappresenta, con ironia e amabilità, il collega John Littlewood.
L’ambiente universitario è preponderante nella sceneggiatura, che evidenzia i rapporti tra docenti, le gerarchie e la rigidità di un’istruzione d’élite, sullo sfondo di un’emergenza umanitaria come la Grande guerra.

Si tende ad evidenziare la contrapposizione tra il mondo accademico non convenzionale, che accetta e sprona Ramanujan e gli anziani docenti, concentrati sul rispetto della tradizione e delle classi sociali.
I matematici Bertrand Russel (Jeremy Northan), John Littlewood e G.H. Hardy formano una sorta di cerchio degli intellettuali dissidenti e questo elemento caratterizza la sceneggiatura di Matthew Brown, conferendogli un tocco di originalità nell’interpretazione della biografia da cui prende ispirazione.

L’uomo che vide l’infinito parte un po’ a rilento ma riesce a coinvolgere nel profondo lo spettatore, in particolare nel secondo tempo dove, lasciando da parte il facile approdo sentimentale, tocca gli aspetti meno formali della vera storia di Srinivasa Ramanujan, raccontandone genialità e originalità, nel suo viaggio e nei suoi incontri nel mondo occidentale.

L’uomo che vide l’infinito

The Man Who Knew Infinity

Regista: Matthew Brown
Cast: Jeremy Irons, Dev Patel, Toby Jones, Stephen Fry

Foto del film L’uomo che vide l’infinito