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All that’s Nine

15/01/2010 | Svevo Ruggeri | Recensioni di Film | 111 views   Print This Post Email This Post
Nine1Robert Marshall delude nonostante il dispendioso utilizzo di premi Oscar

L’Hollywood Reporter ha accolto Cine come una “bad soap-opera” incapace di fondere armoniosamente l’elemento reale con quello fantastico, mentre A.G. Scott, critico del New York Times, parafrasando un verso di una canzone interpretata da Daniel Day- Lewis nel film ammette che “he can’t watch this movie”.

Partendo dal presupposto che la stampa americana ha preso decisamente le distanze da questo progetto, viene spontaneo chiedersi come la superficialità e il qualunquismo culturale di Nine potrebbe suscitare minor perplessità nel pubblico e nella critica italiana. Dopo aver diretto Chicago e aver vinto l’Oscar per miglior film, Rob Marshall non ha saputo resistere alla tentazione di raccontare l’Italia agli italiani, prendendo in prestito, o almeno tentando, le suggestioni nate dalla vivace immaginazione di Federico Fellini che, a diciassette anni dalla sua scomparsa, continua a rappresentarci orgogliosamente nel mondo attraverso la potenza delle sue opere.  Liberamente tratto  da , il film porta sullo schermo il musical Nine che debuttò al Richard Rogers Theatre nel 1992 e che vinse tre Tony Awards. Bisogna ricordare che Fellini non autorizzò mai la realizzazione del progetto e dopo aver assistito allo “spettacolo” eccessivamente lungo e privo di qualunque appeal narrativo portato sullo schermo da Marshall, ne possiamo comprendere le motivazioni. “ Voglio chiarire che questo film non vuole essere un remake di 8½. D’altronde non è possibile realizzare il remake di un capolavoro.”. Le dichiarazioni rilasciate dal regista sono cariche di buona volontà e di entusiasmo ma non rispettano assolutamente la realtà dei fatti, perdendo di vista il cuore della discussione. Il problema non consiste nella messa in scena di un remake.  Qualsiasi grande autore ha visto la sua opera essere oggetto d’ispirazione e interpretazione. Lo stesso Fellini non è assolutamente nuovo all’esperienza visto che Le notti di Cabiria fornirono la scintilla creatrice, ma solamente quella, del musical Sweet Charity scritto e diretto da altri due geni come Neil Simon e Bob Fosse.  In questo caso Simon, da raffinato commediografo, s’impadronì della materia trasformandola in una creatura completamente diversa con vita, pensieri e intensioni proprie.  Marshall non ha voluto o potuto fare altrettanto. Il suo Nine si trova arenato in una sabbiosa via di mezzo, costantemente diviso tra la necessità di aggrapparsi a un intreccio narrativo assolutamente felliniano e la consapevolezza di non riuscire a orientarsi all’interno di un linguaggio troppo “onirico” per la pragmatica creatività di Hollywood. A un’evidente mancanza di personalità si aggiunge la messa in scena scrupolosa di una serie di luoghi comuni che tratteggiano il volto del maschio italico e non solo, o per dirla con le parole della bionda Kate Hudson nella sua breve e indolore apparizione nei panni di una giornalista di Vogue, del vero uomo romano.  Ecco dunque che il regista Guido Contini (Daniel Day-Lewis), in pieno affanno creativo, è tratteggiato come un playboy insaziabile pieno di fascino e charme.  La sua devozione è rivolta al genere femminile nella sua interezza. Dalla moglie (Marion Cotillard), all’amante (Penelope Cruz), alla musa ispiratrice (Nicole Kidman) fino ad arrivare alla madre tutto il suo mondo sembra coniugarsi al femminile. E come non potrebbe, visto che la rossa Fergie dei Black Eyed Peas nei panni della prostituta Saraghina ci ricorda con il suo Be Italian che “Italians do it better”.  A incorniciare il tutto una serie di tarantelle e tamburelli che in qualche modo annunciano l’arrivo di Sophia Loren, il prodotto made in Italy più conosciuto dagli americani. A questo punto, prendendo in prestito le parole di Roger Ebert , il primo critico cinematografico ad aver vinto un Pulitzer, si potrebbe concludere con questo utilissimo consiglio: “ Nella vita di chiunque ami il cinema si deve trovare del tempo per godere del grande spettacolo di 8½. Potete farlo immediatamente, cosa state aspettando?”.

di Tiziana Morganti

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