Leatherface: la recensione del nuovo capitolo sul massacro del Texas

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Leatherface: la recensione del nuovo capitolo sul massacro del Texas

Due registi francesi provano ad approfondire le origini di uno dei mostri più inquietanti del cinema horror, perdendo però di vista alcuni punti fondamentali

La morte di Tobe Hooper, lo scorso 26 agosto, ha segnato per sempre il mondo del cinema. Il film che lo ha portato al successo, The Texas Chainsaw Massacre – Non aprite quella porta, nel 1974, è diventato un vero e proprio cult al di là del genere, uno di quei film capaci di trasformare per sempre il linguaggio cinematografico mondiale.

Oggi, a più di 40 anni di distanza, la Millennium Films e la Campbell Grobman Films Productions decidono di affidare ai francesi Julien Maury e Alexandre Bustillo la regia di Leatherface, l’ormai ottavo capitolo della saga cominciata da Hooper nel ’74, provando a percorrere una strada tutta nuova, che analizzi in qualche maniera le origini del male, quelle che hanno reso Leatherface il mostro più inquietante e spaventoso del cinema horror, quello che ha ispirato poi tutta la cinematografia di genere a venire (non ci sarebbe Jason Voorhees o Michael Myers senza la faccia di cuoio più famosa del Texas).

«Non volevamo riciclare una storia vista milioni di volte – ha raccontato uno dei produttori, Les Weldon – ma raccontare in modo nuovo e diverso la mitologia di Non aprite quella porta, andare alle radici e rivelare una storia mai raccontata prima, esplorare gli eventi accaduti nei primi anni di vita di Leatherface, raccontando le sue origini».

Se da un lato, però, il desiderio della produzione era quello di approfondire un lato completamente inedito della vita di Leatherface (la sua infanzia e le sue relazioni familiari), dall’altro sembra mancare qualcosa al film di Maury e Bustillo: colpa, forse, della sceneggiatura di Seth M. Sherwood, intensa e d’impatto per certi versi, ma lacunosa e confusionaria per certi altri.

Sherwood, infatti, ha perso di vista il fulcro della narrazione, relegando al prologo la parte più intensa del film, che da quel momento in poi si trasforma in un road movie pieno di spunti interessanti, ma fatto anche di scene un po’ troppo “di passaggio” – che sembrano, però, non portare da nessuna parte. Leatherface dovrebbe reggersi su un mistero che si insinua nelle menti dello spettatore fin dalle prime battute del film, ma è chiaro fin da subito a chi spetta il ruolo del protagonista e chi si trasformerà, quindi, nel mostro più cruento del Texas.

Leatherface dovrebbe avere una sceneggiatura originale e raccontare una storia completamente nuova, ma deve fare i conti con un cinema di genere che ha già abbondantemente affrontato il tema della famiglia disgraziata e folle della provincia americana (basti pensare ai reietti del diavolo di Rob Zombie  o alle colline occhiute di Wes Craven) e non riesce, quindi, a spiccare mai il volo fino alla fine.

La vera forza di un film come Non aprite quella porta di Tobe Hooper era quella di raccontare il disagio e la disperazione delle famiglie rurarli dell’entroterra americano, fatto di povertà e restrizioni e di rapporti incestuosi responsabili delle malattie mentali e fisiche delle nuove generazioni: tutto questo, in Leatherface, è relegato all’immaginazione dello spettatore più educato, ma rischia di mancare completamente a chi si approccia per la prima volta alla leggenda del massacratore texano.

Al di là di queste “mancanze” (forse più percepibili agli occhi di chi è cresciuto con il mito di Tobe Hooper che a quelli di uno spettatore meno avvezzo al genere), Leatherface gode di una buona messinscena, merito di un duo di registi europei inevitabilmente figli di un cinema francese crudo, estremo e privo di fronzoli, fatto di personaggi morbosi e spietati, sequenze cruente e disturbanti e prologhi pressochè inesistenti – perchè i francesi amano gli inizi ex abrupto e in medias res.

Inutile, ad ogni modo, ricercare troppo il pelo nell’uovo o aspettarsi un film all’altezza del capolavoro che lo ha preceduto: Maury e Bustillo, tra alti e bassi, rendono ugualmente giustizia alla memoria di Tobe Hooper (che resta comunque produttore esecutivo del film) e sarebbe dovere morale di ogni fan della serie onorare il ricordo del maestro andando al cinema: Leatherface uscirà in Italia oggi, 14 settembre 2017, in anteprima mondiale.