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Festival Internazionale del Film di Roma 2014: As the Gods Will

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Festival Internazionale del Film di Roma 2014: As the Gods Will

As the Gods Will

As the Gods Will

As the Gods Will

Il maestro Miike Takashi traspone uno dei manga più belli di sempre per farne un horror tra i più belli di sempre

Se avessi avuto un po’ di coraggio, la prima cosa che avrei chiesto a Miike San sarebbe stata: “Maestro, ma lei come diavolo fa a partorire un capolavoro dopo l’altro ogni anno che passa?”.

Ormai al suo terzo anno consecutivo al Festival del Film di Roma, Miike Takashi torna a trovare il suo affezionatissimo pubblico italiano con As the Gods Will (Kamisama no iu tôri), certamente uno dei più bei film di questa edizione.

Non è un regista facile, Miike: figlio di una cultura estremamente lontana da quella occidentale, abituato ad un certo tipo di regimi ma anche a prendersi determinate libertà e caratterizzato da uno stile inconfondibile quanto discutibile e un grande amore per l’eccesso, il regista di Ichi the Killer e Zebraman torna dietro la macchina da presa per trasporre nuovamente un manga (da sempre fonte di ispirazione per numerosissimi registi giapponesi – e non solo) ambientato in una scuola superiore. As the Gods Will mette in scena – sulla falsa riga di survival horror come Battle Royale e Cube – il tragicomico gioco al massacro di un gruppo di studenti che, improvvisamente e senza ragione apparente, si trovano a dover lottare per la sopravvivenza contro una serie di mostri e mitologici ispirati alla tradizione nipponica.

Claustrofobico, delirante, grottesco ma anche terribilmente inquietante, As the Gods Will è forse uno dei progetti più “completi” di Miike San: il versatile regista di Osaka ci aveva già abituati alla sua tendenza “demenziale”, grazie a pellicole come Yattaman – Il film, ed avevamo sperimentato la sua morbosità con personaggi come Ichi the Killer. Questa volta, però, se è vero che abbiamo perduto quella genuinità e voluta “sporcizia” che caratterizzava i suoi film precedenti, siamo certi che è avvenuto per una giusta causa: favorire una meticolosa cura nella fotografia, scenografia ed effetti speciali e realizzare una colonna sonora così perturbante ed ipnotica che si fa davvero fatica a staccare gli occhi dallo schermo.

Perfino la sceneggiatura non è abbandonata a se stessa: nonostante il tempo diegetico si dilati un po’ troppo spesso per giustificare alcuni raccordi, il tema portante del film giunge sul finale come una doccia fredda ed impietosa, ponendo protagonisti e spettatori sullo stesso piano e di fronte al loro inesorabile destino.

di Luna Saracino