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Festa del Cinema di Roma 2017: Mon Garçon

Christian Carion dirige, in soli sei giorni di riprese, un thriller intenso e drammatico sulle dinamiche familiari, affidando al suo attore feticcio Gillaume Canet il delicato ruolo di un padre alla disperata ricerca (fisica e non) del suo figlio scomparso.

Non è facile affrontare un tema come questo: un bambino scomparso, un padre assente che non ha tempo per la famiglia, una famiglia che sta per sgretolarsi, la tragedia di una perdita. Il rischio di cadere nella retorica e nel “già visto” è molto semplice e Carion lo sa molto bene: l’idea del film, però, bolle in pentola già dal 2002 e per il regista francese bisognava solo aspettare il momento giusto per svilupparla. Il momento sembra arrivato oggi, grazie anche alla fiducia che il suo attore feticcio, Gillaume Canet, ha riposto fin da subito nel progetto.

«Guillaume – ha dichiarato il regista al protagonista del film – voglio seguire una semplice idea fino alla fine. Il tuo personaggio è un uomo assente che è sempre in viaggio. Torna a casa e scopre delle cose che non sapeva. Immaginiamo una situazione nella quale tu come attore scopriresti gradualmente la verità senza conoscere la sceneggiatura. Saresti disposto a rischiare?».

La risposta di Canet è stata, ovviamente, affermativa e il risultato non può che essere vincente, vista la qualità di questo piccolo grande film: Mon Garçon, infatti, pur essendo stato girato in soli 6 giorni (o forse proprio per questo), mantiene una struttura molto serrata per tutta la durata del film, focalizzandosi sulla psicologia del suo protagonista e sulla crescita del suo dolore interiore che lo porta, piano piano, a perdere completamente il senso della realtà.