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Fango e Gloria

Fango e Gloria- logoNel centenario del Primo conflitto mondiale, la voce del Milite Ignoto lo racconta con materiale d’archivio dell’Istituto Luce sottoposto a colorazione e sonorizzazione

Dal 16 novembre (lo stesso giorno d’apertura del Festival Internazionale del Film di Roma 2014) sarà nelle sale un film di tutto rilievo di Leonardo Tiberi: “Fango e gloria”. Il Fango delle trincee di guerra e la Gloria di vincerla, del coraggio di combattere e di resistere, del senso di patria. Quasi che solamente “sporcandosi” di Fango, di terra e di dignità, si possa aspirare alla gloria, ovvero a scoprire e godere i veri valori della vita, il suo stesso valore e quali sono gli affetti che contano davvero. Solamente questo lascia un velo di speranza dopo un’esperienza negativa e distruttiva quale quella del primo conflitto mondiale, per non mandare sprecato il sacrificio di giovani che hanno dato la vita per un ideale. Distribuito da Baires edizioni, si tratta di un docu-film, che esce proprio nella ricorrenza del centenario della I Guerra Mondiale e dei 90 anni dell’Archivio Storico Luce. Si tratta, infatti, di un prodotto cinematografico molto particolare, che si avvale innanzitutto della presenza, nel cast, di tre giovani attori brillanti e di talento, che hanno saputo dare il giusto pathos ad una storia emozionante e commovente: Eugenio Franceschini (nel ruolo di Mario); Valentina Corti (che abbiamo visto anche in “Un medico in famiglia 9”, che veste i panni di Agnese); Francesco Martino (che interpreta Emilio). Ma “Fango e gloria” non racconta solamente la storia (di amicizia e di amore) di questi tre ragazzi al tempo del primo conflitto mondiale, narrando anche il periodo che precedette l’entrata in Guerra da parte dell’Italia. Non rispolvera, dunque, solo le fonti storiche e le nozioni sui libri di questo periodo, cercando di fornire la reale, e più completa possibile, verità storica. Il rigore storico non manca certo, ma in questa sorta di “esperimento cinematografico” si rispolverano anche le tecniche cinematografiche stesse e il materiale d’Archivio dell’Istituto Luce. Ne nasce, così, una sorta di racconto narrativo per immagini, quelle storiche, “rinate” quasi dopo una difficile opera di colorazione e sonorizzazione. E ne sorge anche, quasi, un tentativo di unire il documentario, al film storico alla fiction. Per rendere più fruibile e attuale il prodotto, dedicato ai ragazzi delle scuole. Perché la memoria non sia solo un lontano ricordo, pagine di libri che rimangono lì incustoditi, quasi carta morta. Senza che ne resti l’insegnamento; mentre l’obiettivo è anche insegnare a non ripetere gli errori del passato, ad imparare da essi, per andare verso un futuro migliore.

Fango e Gloria - trincea

Fango e Gloria – trincea

Discutibile e condivisibile o meno la scelta di far entrare ed uscire questi tre personaggi dal materiale d’archivio, in un certo qual modo, sicuramente colpiscono due aspetti: la semplicità di un linguaggio diretto, che non ha l’ambizione di parlare per retorica, ma con la sincerità di tre cuori e menti aperti; e la scelta di prendere quale voce narrante fuori campo quella che sembra di Mario, ma che in realtà si scoprirà essere quella del Milite Ignoto: la storia di uno dei tanti corpi scelti tra quelli non identificati poiché non riconoscibili. La storia di un “ragazzo qualunque”, come tanti altri giovani cui è stato negato il futuro. Pieni di speranze disilluse, di sogni infranti come quello di poter tornare a casa. Vittime di una guerra che rende tutti uguali, perché tutti rischiano la pelle e salvarla era già quello un miracolo. Storie di ragazzi poco più che ventenni, che desideravano solamente che il conflitto finisse quanto prima; e delle loro famiglia, delle loro donne, perennemente afflitte in un’“attesa disillusa”, di una speranza infranta, come ha spiegato Valentina Corti. Ed è questo che si è cercato di raccontare, senza mezzi termini. Con precisione e meticolosità scrupolosa, studiando cavillosamente tutti i particolari, per poter rendere nel miglior modo possibile ogni dettaglio: a partire dai vestiti d’epoca, alle divise dei soldati (con tanto di stemmi per ogni nazione coinvolta nel conflitto bellico). Dando il giusto afflato, la giusta emotività, senza trascendere in una spettacolarizzazione del dolore con toni tragici. E senza mostrare la violenza in maniera cruda, ma senza neppure celare il dolore di una tragedia mondiale, di quella che Mario definisce “un disastro totale”. Il senso di sfinimento, di scoramento, quasi di disperazione e di sofferenza, sono resi tangibili, si sentono quasi inondare l’aria di un’atmosfera di forte amarezza per una situazione che forse poteva essere evitata e che ha portato alla decimazione di interi eserciti, di giovani innocenti; ma non vengono mostrare scene crude o di sangue, che potrebbero impressionare un giovane spettatore cui sono dirette. Anche questo ne fa un prodotto che fuoriesce da tutto quello che è il panorama cinematografico sul tema disponibile, un background che non si rinnega, ma che si vuole attualizzare; anche con l’aiuto di un serio lavoro fatto sull’accento dialettale, una cadenza friuliana che aiuta ancora di più, come l’ambientazioni e le riprese effettuate nei luoghi reali dove è avvenuto il conflitto (quelli del fronte occidentale), a contestualizzare il film. Anche qui è stata compiuta una grossa operazione storiografica, di verifica continua delle fonti. Realismo dunque, tanto. Proprio perché l’obiettivo è portarlo presto nelle scuole. E il prossimo anno approderà anche in tv, in prima serata su Rai 1, il 24 maggio. Prima, però, farà un vero e proprio tour promozionale: sì, portatore di un messaggio sociale e civile di fratellanza e di grande umanità, più che autoreferenziale di pubblicità e marketing. E speriamo che vi sia un riscontro, tale da equiparare la passione, l’entusiasmo, la professionalità, l’interesse e l’impegno che vi ha messo l’intera troupe; che si è confrontata direttamente con le reali figure (anche istituzionali) che si sono andate a rappresentare. Compresa l’Arma dei Carabinieri stessa, che ha dato un grosso contributo. Ed è così che il 4 novembre prossimo il film sarà presente in circa 40 caserme dei Carabinieri con proiezioni gratuite, che vorrebbero essere organizzate anche per matinées nelle e delle scuole, per gli studenti, soprattutto della Regione Veneto, che ha mostrato particolare sensibilità all’argomento. Anche dalla Francia hanno già acquistato i diritti, ancor prima che fosse girato il film: chapeau, è proprio il caso di dirlo. Un riconoscimento che suona come una medaglia al valore, per rimanere in tema; così come i premi che riceveranno Valentina Corti ed Eugenio Franceschini per le loro interpretazioni in questo docu-film. “Fango e Gloria”, che nel titolo ricorda un po’ quello del romanzo “Guerra e Pace”.

Fango e Gloria

Fango e Gloria

Come a dire l’eterna alternanza tra disperazione e speranza; distruzione e futuro; separazione e ricongiungimento; gioia e dolore. Un binomio su cui sembra procedere il film. Particolarmente emozionanti il momento iniziale e quello finale: entrambi monologhi della voce del Milite Ignoto. Il film si apre con la voce di Mario che dice: “non si può morire di giugno, non voglio”. Il ventiquattrenne ci introduce nell’atmosfera di smarrimento che prova: giugno è il mese dell’estate, delle storie d’amore, dell’allegria, delle vacanze e dei divertimenti. Invece per lui il destino ha riservato la fine di tutto questo, che non potrà più riavere: la morte. Niente più uscite al cinema con Agnese (la fidanzata) o con l’amico Emilio (che non intende mettere la testa a posto, o forse non si permette di provarci con la donna del suo amico) o gli incontri al bar per un caffè. La sua sorte sembra predestinata e già stabilita: al cinema passano Giovanna D’Arco e lui, come lei, sarà una sorta di martire per la libertà. E presto, all’euforia per “un mondo che in questo momento è come una locomotiva che corre a 100 km/h, veloce verso il futuro”, subentrerà la presa di coscienza che ci si sta schiantando verso l’autodistruzione. Consapevolezza che è racchiusa nelle parole successive di Emilio: “invece sembra che i potenti, come gli Asburgo d’Austria, vogliano fermare il tempo”. Quasi che la guerra sia inevitabile ed un bene per il popolo. Intanto ragazzi innocenti vengono mandati sul fronte di battaglia, senza esperienza e senza formazione.

Molti sono analfabeti e devono fronteggiare, da soli, “la mostruosa macchina da guerra”, messa in moto dagli eserciti nemici, che si trovano di fronte. E così si affidano alla propria buona fortuna: “ognuno aveva il suo modo di scongiurare la morte”, dal classico cornetto rosso, ad una crocetta d’agrifoglio. E pensare, riflette Mario, che sarebbe bastato mettere da parte i propri nazionalismi per evitare tutto questo! Il suo sfogo è quasi un testamento all’umanità futura. E di lettere qui non ne mancano: i tre ragazzi si scrivono e sono la parte che dà più calore e romanticismo a tutto il film. Mario la conclude con una frase esplicita: le giornate trascorse con loro gli sembrano ormai lontane (ed intanto si interroga se anche gli altri le ricordino: già, la memoria!). “Ma sogno sempre di tornare a casa. Vivo. Sempre”.

Fango e Gloria

Fango e Gloria

E trovandosi davanti agli occhi un’”ecatombe” di feriti e morti, pensa a tutta la sofferenza che quella gente già aveva dovuto sopportare, prima delle Guerra, nei campi o in miniera. E “dopo giorni di fango e pulci ci sembrava un sogno lavarci ed andare in uscita libera” (quasi a ricordare: fango e gloria). E mentre le tecnologie progrediscono, il conflitto si fa sempre più aspro; ora vengono mandati al fronte allo sbando, senza strategia militare, e devono fronteggiare una nuova arma ancora più pericolosa: il gas. E ci si continua ad uccidere “in posti stupendi, dove sarebbe bellissimo vivere e che, invece, per assurdo devono fare da sfondo ad una simile violenza”: una contraddizione in termini, che però deriva dal fatto che non c’è più una motivazione logica che giustifichi questa guerra. E, come dice il padre Mario (Domenico Fortunato), “che mondo è quello in cui si bruciano i libri?” (dando fuoco e distruggendo biblioteche): i libri di storia, della memoria, delle proprie origini. E in questa guerra che toglie tutto, a Mario viene rubato anche l’orologio che gli aveva regalato Agnese, quasi che così il tempo potesse passare più in fretta; in questa strage dei senza nome come lui, come il Milite Ignoto, una speranza egli ce l’ha: vedere Emilio e Agnese poter continuare a vivere nella luce del Risorgimento, di quel sogno di libertà che lui ha contribuito a costruire e far diventare realtà. La fine della guerra segna la fine di un incubo e l’inizio possibile di una nuova vita, di un’Italia libera dal regime asburgico. E forse lui potrà “trovare finalmente la pace in quel silenzio irreale” della tomba del Milite Ignoto. E lì i genitori trovare un po’ di conforto, avendo una tomba su cui piangere, pur non avendo più il corpo del figlio. Come molti altri padri e madri. E questo film, dedicato ai 650mila caduti e ai circa 5 milioni di combattenti che vi hanno preso parte, vuole ricordare anche loro con la loro sofferenza e tormento.

di Barbara Conti