Romics 2013: intervista a Giacomo Bendotti

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Romics 2013: intervista a Giacomo Bendotti

romics 2013Il giovane artista presenterà “L’Agenda Rossa di Paolo Borsellino”

Anche quest’anno si terrà nella Capitale la grande rassegna internazionale sul fumetto, l’animazione, i games, l’entertainment, organizzata dalla Fiera di Roma. Per il 2013, prevista una doppia edizione: una prima, dal 4 al 7 aprile; una seconda dal 3 al 6 ottobre. Vi parteciperà anche il giovane Giacomo Bendotti, che vi presenterà la sua opera “L’Agenda Rossa di Paolo Borsellino” il giorno della chiusura: un fumetto molto sofisticato. Da tempo collabora con la casa editrice BeccoGiallo. Dopo una prima opera inziale incentrata su Falcone, ha deciso di dedicarsi anche  alla storia di Borsellino, per mostrare questi due uomini, non quali eroi per antonomasia quali sono diventati, ma come esseri umani in tutta la loro umanità. Ha scelto il linguaggio accessibile a tutti del fumetto, poiché è in grado di trattare di problemi universali ed anche complessi, ma reali, quotidiani quasi, in maniera semplice ed innovativa, più leggera “i fumetti giapponesi, ad esempio, raccontano – ricorda Bendotti – di mutamenti genetici dopo l’esplosione nucleare, è un linguaggio che ha un secolo di storia e si rivolge a tutti”, per questo efficace, una comunicativa diretta che sa essere molto incisiva ed esemplificativa con pochi tratti, poche immagini, poche parole. L’importante, per Bendotti, è diffondere la memoria di entrambi, anche nei piccoli centri, che “offrono occasioni utili di incontro”, dove parlare di queste problematiche e diffondere il loro messaggio. In quest’opera che ha portato anche ad Oriolo e Bolzano, è tutto incentrato sulla figura di Borsellino, col dolore, la sofferenza, la rabbia, la commozione per la perdita dell’amico. Un’opera a cui si sente particolarmente legato, che ha vinto il Premio Siani 2012, la cui presentazione più importante, è avvenuta a Bruxelles al Parlamento, nella ricorrenza del ventennale, dove era con Rita Borsellino, tramite un’esposizione di tavole.

 Lo abbiamo intervistato

  • Puoi metter in parallelo le figure di Falcone e Borsellino?

Il fumetto è il naturale prosieguo di un altro lavoro che avevo fatto su Giovanni Falcone con la nota casa editrice Beccogiallo. Volevo collaborare con loro. Falcone e Borsellino prima li conoscevo solamente con lo sguardo e il ricordo di quando ero bambino nel momento in cui sono accaduti gli omicidi; così ho deciso di cominciare dalla storia di Falcone, ho letto il suo aspetto umano, la sua solitudine professionale ed umana di un uomo che ha dedicato tutta la sua vita al lavoro. Il risultato è stato “Storia di Giovanni Falcone” di Francesco La Licata.

Poi mi sono interessato a Borsellino, molto cattolico, mentre Falcone era più laico, un uomo di sinistra. Il secondo lavoro su Borsellino è stato più naturale farlo, la diretta conseguenza immediata quasi, per restituire questo duo dell’antimafia e restituire a me e al pubblico la loro memoria.

  • Da dove sorge la passione per un tema importante quanto, apparentemente, lontano dai giovani, come le vicende di Falcone e Borsellino?

Credo sia importante fare memoria su questi temi che sento miei e che ognuno dovrebbe sentire propri; si tende a pensare che le stragi di mafia riguardino solamente il Sud Italia, mentre ormai è chiaro che sono un vero e proprio sistema che si è andato arricchendo, installandosi anche al Nord. Molte stragi di mafia, e non solo, attendono che venga fatta giustizia e chiarezza; dato il segreto di Stato, nelle vicende di mafia è difficile arrivare ad una verità giudiziaria, pertanto, credo, che ogni scrittore debba dare il proprio contributo per indagare; la mafia è tutt’altro che sconfitta. Non bisogna dimenticare che la trattativa Stato-mafia è il fondamento della nascita della Seconda Repubblica.

  • Quanto può aiutare a sensibilizzare?

Io spero che la mia opera riesca a parlare sia agli adulti che ai ragazzi e farlo in termini emotivi, che possano aiutare a creare un’empatia, a provare tutte le emozioni della condivisione della storia di Giovanni e Paolo; io ho cercato di allontanarli dall’essere il simbolo per antonomasia dell’anti-mafia per mostrarli come uomini, non cavalieri senza macchia e senza paura.

  • C’è un aspetto nello specifico che hai voluto trattare?

Ci sono due aspetti: uno è che c’è un gioco del fumetto, che è quello di provare a restituire al pubblico l’Agenda Rossa di Borsellino, con la copertina; poi, all’interno, quando il fumetto scompare per lasciare il posto a un manoscritto finto, come fossero due pagine scritte dal pugno di Borsellino, per restituire al pubblico quel documento fatto sparire da un corpo dello Stato.

  • A cosa ti senti più legato del libro?

All’umanità straordinaria di Paolo, del rapporto coi figli e con quello tenerissimo con la madre, che stava andando a trovare il giorno della strage; poi, nella prefazione, Rita Borsellino dimostra un apprezzamento poiché nella rappresentazione non sono andato lontano dall’immaginare episodi vicini al vero, pur nella finzione e nell’immaginazione di eventi irreali.

  • L’uso del bianco e del nero.

L’intera collana BeccoGiallo è in bianco e nero, però in quest’opera alcune pagine sono in rosso per tenere il filone dell’Agenda Rossa, fino al momento in cui scompare con Borsellino in autostrada. Ho usato un nero molto netto per restituire atmosfere cupe. Rita Borsellino un giorno mi disse che avrebbe saputo riconoscere le foto di Borsellino dopo la Strage di Capaci, in cui fu ucciso Falcone perché, dopo la sua morte, Paolo aveva perso il sorriso; rispetto a Falcone, per questo motivo, per “L’Agenda Rossa di Borsellino” ho usato un pennino più graffiante e un nero a macchia.

  • Aneddoti nella creazione?

La fase di documentazione è stata molto lunga, poi ho trascorso una settimana in Sicilia che è stata molto ricca, ho avuto un incontro con il giudice Teresi che ha collaborato con Borsellino. Quando gli chiesi se la morte di Borsellino fosse stata voluta da uomini dello Stato, lui mi rispose: “non è importante se l’ordine è partito da uomini dello Stato, quanto la consapevolezza di Cosa Nostra di fare un favore allo Stato eliminando Borsellino”; ciò secondo me si può allargare a tutta società civile e dimostra che Cosa Nostra sapeva del consenso di cui godeva.

di Barbara Conti