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Immagini “scattate” con Google Street View documentano l’umanità nascosta per strada

Le distanze si sono accorciate, i tempi contratti. Tutto è diventato facilmente raggiungibile senza il bisogno di dover uscire dalla propria porta di casa. Questi solo alcuni dei benefici(?)/risultati portati dall’avvento di Internet.
Quando una macchina, che non è più quella fotografica ma un computer, e la rete diventano gli strumenti per fare fotografia, però, c’è da rimanere seriamente perplessi. Via la reflex (o quel che sia) ed ecco che seduti, in casa, davanti al pc nasce l’Armchair Photography (termine coniato dai critici anglosassoni): il nuovo modo sedentario di fare fotografia. Jon Rafman e Doug Rickard – ad esempio – con un click, quello della tastiera, “scattano” attraverso Google Street View. Uno documenta il senso di abbandono e desolazione di tanti quartieri degli States. L’altro mostra come anche una foto anonima, possa essere letta e interpretata con nuovi significati – mettendola in sequenza con altre. Internet, archivio infinito di immagini, è tutto ciò che occorre a questi artisti emergenti per produrre i propri lavori.
Rendere visibile cosa significhi “vivere la strada” sembra essere la colonna portante di questa scelta e l’ispirazione alla Street Photography è innegabile.

di Valentina Galleri