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Viaggio nelle tradizioni del mese di Novembre

novemberTra feste e folklore, tra religione, miti e tradizioni… Un excursus nelle memorie e nei costumi della civiltà umana

Il mese di Novembre inizia con la festa di Ognissanti.

L’usanza di festeggiare i santi nel giorno delle loro morte perché coincide con quello della loro rinascita nel Cielo, era già presente nel II secolo in oriente. È a partire dal IV secolo però, che viene stabilito di celebrarli in un’unica giornata, fossero essi conosciuti o meno.

A Roma la tradizione cominciò nell’ anno 610 d.C. quando il papa Bonifacio IV dedicò il Pantheon a Maria e a tutti i martiri, dopo che già esso era stato eretto in onore di tutte le divinità pagane.

Il 2 novembre, la tradizione cristiana commemora tutti i defunti. L’abitudine di ricordarli come portatori di vita e non solo esclusivamente di morte è presente in molti popoli.

In Sicilia i morti che portano vita, donano anche regali ai bambini. Inoltre in molte regioni italiane si confezionano dolci a base di pasta di mandorle per l’occasione.

In Messico, mescolando tradizioni cristiane ed atzeche, vengono rievocati i cari defunti con gioia, e si festeggiano con dolci e pani a forma di scheletri e teschi.

Seguendo alcune tracce storiche riguardanti le popolazioni antiche, troviamo nozioni interessanti relative il culto dei morti. Ad esempio gli Etruschi credevano nella partecipazione dei defunti al Banchetto_Funebre_-_Tarquiniabanchetto funebre, seduti assieme ai vivi gli uni accanto agli altri, come testimoniato in alcuni affreschi presenti nelle tombe a camera di Tarquinia.

Gli antichi romani, invece, offrivano farina di grano mescolata al sale e pane bagnato nel vino, insieme a corone di fiori e viole sparse tutte intorno al luogo di sepoltura. In alcuni casi versavano latte, miele e vino nel sepolcro per permettere alle persone care sepolte di poter partecipare al banchetto, ma i festeggiamenti legati al periodo dedicato ai defunti ricorreva per loro a febbraio.

L’abitudine di celebrare i defunti in un’unica giornata fu presa dai cristiani bizantini, ma introdotta dai monasteri benedettini del IX secolo e stabilita come data il 2 novembre con l’intento di cristianizzare le tradizioni celtiche ancora presenti nelle campagne.

Infatti i Celti, come sappiamo da alcune tradizioni proposte nei mesi scorsi, celebravano la presenza dei morti sulla terra il primo giorno del mese, in occasione del loro capodanno quando i defunti ricomparivano nel mondo dei vivi, mescolandosi ad essi. L’usanza dell’omaggio floreale sulle tombe viene anche dai celti, oltre che dai romani come abbiamo visto poco fa.

Era presente in tutte le regioni abitate dai Celti l’abitudine di realizzare grandi cataste di teschi, in alcuni casi addirittura delle capanne di ossa. Nel credo celtico il teschio infatti aveva la qualità di irradiare energie benefiche oltre che donare profezie. Sempre per questa ragione i clans irlandesi avevano l’abitudine di riunirsi in un vecchio cimitero e amministrare la giustizia da questo posto. L’ossario quindi assumeva la qualità di elargire energie, aiuto e consiglio sia personale che per il popolo.Teschi

Durante le veglie i teschi venivano dipinti e si trascorreva la notte suonando, cantando e bevendo.

A Napoli c’è ancora la tradizione popolare di adottare un teschio sconosciuto come protettore della famiglia, scegliendolo tra quelli presenti nei sotterranei della città, e curandolo con attenzioni e rispetto.

L’ 11 Novembre ricorre la festa di San Martino, anch’essa nata con il fine di sostituire i festeggiamenti del Samain che duravano circa dieci giorni e di cui abbiamo parlato ampiamente il mese scorso.

Anticamente in questa data c’era l’abitudine di traslocare, di rinnovare i contratti agrari, di fare elezioni municipali. Tutto ciò ci fa comprendere come questo periodo fosse comunque considerato un rinnovamento, un principio di qualcosa di diverso.

Il giorno della festa di San Martino è comunque un momento di allegria nella tradizione di vari paesi. Si mangiano castagne, si beve vino novello, visto la stagione.

In Francia S. Martino portava i doni ai bambini buoni e puniva quelli cattivi, lasciando una frusta vicino alla cappa del camino.

In provincia di Novara vengono distribuiti del pani benedetti e l’ultimo giorno di festa i contadini compiono “l’ufficio della secchia”, versando in un barile il vino nuovo che viene offerto al santo. Tutti i presenti bevono ripetutamente secondo una tradizione molto più pagana che cristiana.

Nella Pianura Padana si banchetta con l’oca, che è un animale presente nell’iconografia del santo, probabilmente derivante da una tradizione celtica che identificava nell’oca un messaggero dell’”Altro Mondo”. Inoltre sempre nella religione celtica veniva venerato un dio cavaliere e vincitore del mondo degli inferi, che vestito di una corta mantellina nera, in groppa ad un cavallo dello stesso colore, trionfava sulla morte. La descrizione di questo dio ha delle impressionanti simiglianze con la figura di San Martino e la vicenda del mantello diviso con il mendicante.

Scanno_Le_Glorie_Nella cittadina abruzzese di Scanno c’è l’abitudine di preparare tre falò chiamati Glorie, corrispondenti alle contrade del paese. Queste Glorie sono molto alte e a forma piramidale, per permettere che il fuoco si sviluppi simultaneamente in ogni zona. I resti dei legni bruciati vengono donati da giovani col volto nero di fuliggine alle spose più giovani del paese, che a loro volta ricambiano con biscotti, formaggi, frutta e vino.

Furono i Longobardi a portare questa tradizione nel territorio italico.

La credenza più curiosa fa di San Martino il patrono dei cornuti, costume diffuso soprattutto nell’Italia centro-settentrionale.

A Nepi ancora adesso si svolge un beffardo corteo di giovani che si adornano con le corna, passando di casa in casa.

Nelle antiche tradizioni contadine, questo periodo era vissuto come uno sfrenato carnevale di 12 notti che si concludeva prima dell’Avvento, che era ed è tempo di penitenza. Durante questa festa, una simbolica caccia al marito tradito, uomo debole ed incapace di dominare la moglie, finiva con l’incornamento con corna di cervo o di mucca di alcuni individui presi a caso, perché il marito debole era identificato con il cervo, animale dalle grandi corna tipica preda del cacciatori.

Il 22 novembre ricorre la festa di Santa Cecilia, martire del III secolo e patrona dei musicisti, unica santa titolare di basilica romana rimasta venerata nella sua data tradizionale di martirio. Il titolo è addirittura anteriore all’età di Costantino, e la sua festa veniva celebrata in Trastevere, nella sua Santa_Cecilia_-_Madernabasilichia, sicuramente prima del 545 d.C.

Cecilia donò alla chiesa un fabbricato di sua proprietà, la casa romana ancora presente nei sotterranei della basilica, dove in seguito fu trasferito il suo corpo che oggi riposa nella cripta, dopo una prima sepoltura nelle catacombe di S. Callisto. La sua vicenda, insieme al martirio ed alla sua passione è forse legata più a tradizioni orali che a certezze comprovate storicamente. La dolce figura della fanciulla sottoposta alle più crudeli torture, la sua lenta agonia di tre giorni dopo tre tentativi di decapitazione, ma soprattutto la straordinaria conservazione del suo corpo riprodotto fedelmente dallo scultore Maderna nell’ aspetto e nella posizione in cui fu trovato all’apertura del sarcofago verso la fine del 1500, sono parte integrante della devozione nei suoi confronti.

Qualche giorno più tardi, il 25 Novembre, è un’altra giovane martire ad essere venerata: Caterina d’Alessandria.

S.Caterina_dAlessandriaLa sua storia, svoltasi ad Alessandria d’Egitto, è molto poetica, ma poco veritiera. Si tratta infatti di una favola immaginata per colpire la fantasia dei fedeli. Caterina è una bellissima principessa che rimprovera l’imperatore Massenzio di celebrare eccessivi ed inutili sacrifici per divinità false.

Sostiene la sua tesi innanzi a cinquanta filosofi che riesce a convertire al cristianesimo. Bellissima ed intelligente, rifiuta la corte serrata dell’Imperatore, che di rimando la condanna alla prigione e a supplizi terribili quali quello della ruota, dai quali esce però indenne. Una corte di angeli scenderà dal Cielo per trasportare il suo corpo sul monte Sinai, una volta avvenuta la morte per decapitazione.

Due fanciulle simboli di fede, grazia, giovinezza, bellezza e profonda saggezza, che conoscono il martirio e che lo accettano in letizia concludono le tradizioni del mese, preparando all’Avvento, uno tra i periodi più importanti del calendario cristiano.

 

di Svevo Ruggeri

 

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Svevo Ruggeri
Svevo Ruggeri
Direttore, Editore e Proprietario di Eclipse Magazine