Il Carnevale sardo
Un carnevale sentito e ricco di tradizioni
Sardegna. Una regione che spesso viene vissuta come anomala e particolare. Fatta di mare, di luoghi aspri e selvaggi , di odor di mirto e sughero. Una terra , sperduta in mezzo al mare , che conserva lunghe tradizioni fatte di folklore e usanze millenarie. Usanze e tradizioni che, come spesso accade sono andate perdute, altre che invece fortunatamente resistono forti e testarde .
Tra tutte , quella del carnevale è forse la celebrazione maggiormente sentita in sardegna, occasione nella quale usanze e tradizioni tornano fiere a raccontarci di un tempo passato ricco di storia.
Come da copione, il rito celebrativo della festa pagana più conosciuta al mondo, anche in sardegna mantiene il suo fine “ catartico” nel suo essere legittima e socialmente accettata occasione in cui i ruoli sociali si ribaltano, in cui si è liberi di essere e significare qualcos’altro, momento di liberazione attraverso maschere e pantomime , danze e musiche popolari.
“Carrasegàre” ha inizio il 17 gennaio con la festa di Sant’Antonio Abate durante la quale la comunità si riunisce attorno ad un grande falò nel quale, nel passato e talvolta ancora oggi, viene dato alle fiamme un fantoccio di pezza che simboleggia gli affanni del vivere quotidiano.
La notte , illuminati dal fuoco, balli e danze prendono vita attraverso le maschere.
Prosegue poi fino al mercoledì delle ceneri con il picco massimo nel giovedì e martedì grasso.
L’etimologia del termine si presta a svariate interpretazioni: dal latino Carnem Levare ( togliere la carne) oppure carne valet ad indicare che la carne può essere mangiata fino alla sua rinuncia segnata dall’arrivo della Quaresima. O ancora da Karra Sekàre ( tagliare la carne) che porta comunque al medesimo finale interpretativo.
Accanto a queste similitudini col resto della penisola, il carnevale sardo presenta caratteristiche proprie , declinate in relazione al suo passato fatto di tradizione agricola e pastorale , nonché di popolo spesso assoggettato e minacciato da popoli invasori.
Un carnevale che assume forme e si avvale di riti anche molto distanti tra loro a seconda delle zone della terra sarda.
Si incontrano così i Mammuthònes e gli Issochadòres del famosissimo carnevale di Mamoiada,
i “boes” ( buoi) ed i “merdulès” ( padroni dei buoi) di quello di Ottana; i “ thurpos” (i ciechi) di quello di Orotelli, passando per Bosa e Tempio. Tutti indissolubilmente legati all’ antica vita contadina del popolo sardo e ai riti propiziatori per il raccolto.
A fare da eccezione la sartiglia di Oristano, anch’essa molto conosciuta, in cui la celebrazione sposta l’accento dalla vita pastorale e contadina a quella della vita militare.
A fronte di tutte queste differenti forme celebrative, il carnevale sardo è ovviamente anche momento e occasione di svago e riunione collettiva durante il quale si può gustare il sapore delle Zipulas , saporitissime frittelle , accompagnate da un buon ( forse anche più d’uno!!) bicchiere di vino o di vernaccia.
di Michela Pisanu










