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Uluburun, il relitto più antico

06/03/2010 | Svevo Ruggeri | Colpo d’Occhio | 350 views   Print This Post Email This Post
uluburunCome spesso accade in archeologia ed in particolar modo nel settore della ricerca subacquea, le scoperte sensazionali, destinate a modificare radicalmente le tesi che studiosi ed esperti hanno elaborato nel corso degli anni, avvengono quasi sempre per caso.

E per caso Mehmet Çakir, cacciatore di spugne turco, scopre nel 1984 a circa 45 metri di profondità i resti di un relitto eccezionale, che ancora oggi a distanza di oltre 20 anni suscita interesse e stupore soprattutto per la straordinaria ricchezza del suo carico: il relitto di Uluburun.
L’imbarcazione, risalente all’età del Bronzo, è stata identificata a circa 8.5 km a sud – est di Kas, piccolo centro della regione di Antalya.
Lo scavo, eseguito nel decennio compreso tra il 1984 e 1994, fu affidato all’INA (Institute of Nautical Archaeology – Texas) e diretto da George Bass e Cemal Pulak, archeologi di fama mondiale  che riuscirono a raccogliere una quantità di dati eccezionale (ben 18.000 reperti catalogati), nonostante le enormi difficoltà legate alle caratteristiche del fondale (un pendio compreso tra i – 44 e i – 62 metri).
L’imbarcazione di Uluburun rappresenta un tipico esempio di nave mercantile molto probabilmente cipriota o levantina, la cui straordinaria antichità è stata dimostrata anche attraverso le analisi dendrocronologiche  che datano i suoi legni al 1316 a.C;  questo orizzonte cronologico è stato inoltre confermato dalla datazione di un sigillo d’oro della regina egiziana  Nefertiti, moglie del faraone Akhenaton, rinvenuto tra i reperti recuperati.
Il carico dell’imbarcazione, ricchissimo ed in ottimo stato di conservazione, presenta ben 354 lingotti in rame, 40 lingotti in stagno, 150 lingotti in vetro antico e numerosissimi statuette votive raffiguranti il Dio Bes.
Tra i reperti più singolari ricordiamo inoltre un libro in bosso, avorio e cera d’api che reca ancora lo stilo utilizzato per la scrittura e numerosi resti di derrate alimentari quali olive, mandorle, uva, fichi, frumento e orzo.
Secondo una ipotesi che raccoglie molti consensi negli ambienti accademici l’imbarcazione, partita dalla costa siriana su richiesta di Cipro, era diretta verso le terre degli hittiti per trasportare una grossa quantità di lingotti di rame che, insieme al carico di stagno,  costituivano certamente la materia prima sufficiente per  armare un intero esercito.
Il relitto di Uluburun non attesta solo in maniera incontrovertibile lo sviluppo del commercio nell’oriente mediterraneo, dall’Egitto alla Grecia, ma è indice anche di un‘evoluzione tecnica assolutamente inaspettata. L’albero della nave ad esempio era realizzato in un unico pezzo  e sosteneva probabilmente una vela rettangolare fissata su un pennone a seconda della direzione del vento. Oggi il carico può essere ammirato nelle sale del Bodrum Museum of Underwater Archaeology, un Istituto gestito direttamente dalla Direzione Generale dei monumenti e dei musei del ministero della cultura della repubblica turca.

di Valentina Pascali

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