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La Torre Museo sull’acqua di Battery Park

26/11/2009 | Svevo Ruggeri | Architettura | 459 views   Print This Post Email This Post
Battery_ParkA New York un grattacielo per ricordare gli immigrati che dagli anni Sessanta del Novecento ad oggi, sono arrivati negli Usa

E poi a spuntarla, tra i 280 progetti presentati dagli studi di Architettura di tutto il mondo, sono stati loro: Julien Rousseau, Luca Battaglia e Ulisse Gnesda, dello studio parigino Fresh Architectures.

A fare la differenza probabilmente quelle aste in carbonio di colore giallo, lunghe un metro e ottanta centimetri che ricopriranno tutta la facciata della torre e che daranno l’impressione, quando il vento di Manhattan soffierà dall’alto, di trovarsi davanti ad un enorme campo di grano. Ma oltre al suggestivo effetto visivo, le aste flessibili che si muovono dall’alto verso il basso, rallenteranno gli spostamenti d’aria che si formeranno sotto l’edificio per via dell’effetto Venturi e di sicuro saranno un’ottima e coreografica alternativa alle comuni tettoie che di solito si costruiscono all’entrata dei grattacieli. La realizzazione di una Torre Museo, che ricordasse il passaggio degli immigrati che dal 1960 dello scorso secolo sono arrivati negli Stati Uniti, è stata promossa dall’agenzia Arquitectum di New York (vera e propria istituzione per quel che riguarda le iniziative in ambito architettonico) che qualche tempo fa ha lanciato il concorso. Tra le altre caratteristiche della torre luminosa, che sarà costruita a filo d’acqua su un’isola vicino a Battery Park, il fatto che sarà alta circa 100 metri, che avrà come base un molo, che occuperà 1.000 metri quadrati e che avrà al suo interno una libreria e spazi espositivi provvisori e permanenti. Ma soprattutto sarà un vero e proprio museo del ricordo, con esposte le foto, le memorie e gli effetti personali di tutti coloro che lasciarono le loro case, i loro affetti e le loro terre per inseguire il sogno americano. Ecco dunque giustificata la scelta simbolica del grano: a rappresentare tutti i popoli e le loro rispettive culture.

di Cristina Leti

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