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Venezia, le fosse del Lazzaretto

10/08/2008 | Svevo Ruggeri | Attualità dal Mondo | 126 views   Print This Post Email This Post
Venezia_-_scavi_LazzarettoClamorosa scoperta nell’isola del Lazzaretto, 1560 salme sepolte in meno di due secoli… riaffiora una Venezia di cui non si aveva memoria scritta

La peste fu il vero flagello delle popolazioni per il periodo a cavallo tra il Medioevo e il Rinascimento, fino al XVII secolo, e dopo una terribile epidemia nel ‘400 la Repubblica di Venezia decise di istituire un luogo adatto dove costringere i probabili portatori di malattie a soggiornare per un periodo: nacque così l’isola del Lazzaretto, che originariamente si chiamava l’isola di Santa Maria di Nazareth, a Sud del Lido.

Questo “ospedale d’isolamento” fu abbandonato definitivamente intorno al 1960, ma nell’arco dei secoli cambiò faccia diverse volte, diventando presidio militare e canile, per poi essere lasciata in preda ai vandali e all’abbandono.
Nell’opera di riqualificazione della laguna veneziana, in atto ormai da diversi anni, attraverso anche il Consorzio Venezia Nuova, sono stati stabiliti fondi e opere di recupero delle isole lagunari trascurate, tra cui il Lazzaretto, dapprima con la ristrutturazione delle mura, ed in seguito con il recupero dei locali interni alla cinta muraria, strutture e capannoni che servivano ad accogliere i “sospetti di contagio” e i carichi delle navi provenienti da luoghi lontani.
Sin dai primi lavori sono state scorte alcune depressioni nel terreno che di primo acchito potevano far pensare ad avvallamenti dovuti anche al cedimento del suolo per la forte umidità e per le frequenti “acque alte”cui la Laguna è soggetta da secoli. Ma tra ciuffi di erba è stato notato ciò che sembrava un bastone levigato che poi, ad un’attenta analisi, è subito stato identificato come un femore… un osso che è diventato un punto di contatto tra la realtà del 2007 e la Venezia del ‘500. A meno di un metro e mezzo sotto terra sono stati rinvenuti i resti di 1560 persone, un numero spropositato per un’estensione di terra tut to sommato ridotta.

Dai lavori di ristrutturazione all’apertura di uno scavo archeologico, il passo è stato breve… Gli archeologi si sono occupati di scavare 240 fosse che poi sono risultate essere un misto tra quelle comuni e quelle singole, e le ossa rinvenute sono di persone di entrambi i sessi, oltre che 238 ragazzi di età inferiore ai 14 anni. La cosa sconcertante è stata la conservazione delle ossa, che hanno reso difficile la datazione che soltanto ad un’analisi più approfondita ha portato all’identificazione del periodo storico. Sono scheletri di persone vissute tra il 1400 e il 1600, molto ben conservati per via dell’allagamento delle fosse che ha Venezia_-_Lazzaretto_2prodotto una perfetta conservazione, apparentemente oltre ogni logica. Questo genere di ritrovamento porterà, come già sta facendo, a nuove scoperte in campo di usi e costumi dell’epoca. La perfetta dentatura che non mostra stranamente carie nella maggioranza delle salme, evidenzia che un’alimentazione senza zuccheri aggiunti era indubbiamente più sana per l’organismo di quella attuale.
Altre analisi hanno portato ad evidenziare che i problemi cui soffrivano maggiormente erano ernie del disco e pesanti schiacciamenti vertebrali, segno che chi è sepolto in quel luogo era solito trasportare pesi ingenti, una sorta di facchini e scaricatori di porto.
Diversi altri erano lebbrosi e malati di tubercolosi, ma tutto sommato rispetto alla massa erano sostanzialmente pochi. Altre persone, invece, sono state trovate con evidenti fratture craniche procurate da oggetti non precisati: la vita coatta in un luogo non doveva essere semplice, e gli assassini erano all’ordine del giorno in un posto dove la legge non c’era.
Gli scavi, inoltre, hanno portato al rinvenimento di oggetti di vita comune, come piatti, forchette, vasi, boccali, brocche, ceramiche, anelli, collane, crocifissi, orecchini e monete, oggetti che hanno riempito ben 140 casse.
Inoltre, in un luogo ben nascosto, è stato ritrovato un piccolo forziere che nascondeva un tesoro di decine di ducati d’oro veneziani. Un’accuratezza nell’occultare quella fortuna che ha permesso che il bottino giungesse nelle mani giuste oltre quattrocento anni dopo, al prezzo di una vita.

di Svevo Ruggeri

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