Insetti che bontà!
Secondo gli entomologi, mangiarli salverà popolazione e ambiente
Cambiare pianeta o iniziare a mangiare insetti?
La scelta sarà presto necessaria secondo gli esperti riuniti pochi giorni fa in convegno alla Royal Entomological Society di Londra, fondata nel 1883 per la diffusione e la divulgazione d’informazioni tra gli entomologi e per lo studio degli insetti.
Il segreto, secondo loro, sarebbero gli insetti: proprio i piccoli animali potrebbero far fronte ai problemi di alimentazione nel mondo e alla crescente domanda di cibo.
E la Fao sembra aver preso seriamente la proposta, compresa la possibilità di allevarli per farne cibo nutriente e salvare, così, la popolazione mondiale dalla fame.
La dieta a base d’insetti era stata già al centro di un seminario organizzato dall’ONU un paio di anni fa in Thailandia e oggi, l’ipotesi torna alla ribalta.
“C’è una crisi della carne – sostiene Arnold Van Huis, entomologista all’università belga di Wageningen e autore del paper delle nazioni unite – la popolazione mondiale crescerà da 6 a 9 miliardi entro il 2050 e sappiamo anche che il consumo di carne è aumentato drasticamente: 20 anni fa la media era 20 kg ora è di 50 e sarà 80 nei prossimi 2 anni. Se continuerà davvero in questo modo, avremo bisogno di un altro pianeta”.
I ricercatori hanno, infatti, dimostrato che l’alimentazione basata sulla carne e lo sfruttamento dei terreni per l’allevamento di bestiame occupa i 2/3 dei terreni agricoli mondiali, tolti quindi all’agricoltura, e costa all’ambiente il 20% delle emissioni totali di gas serra che danneggiano l’ozono e contribuiscono al riscaldamento globale.
Sostituire la carne con gli insetti comporterebbe anche altri vantaggi: la nuova alimentazione sarebbe ricca di molte proteine, vitamine e minerali.
Inoltre, come spiega Van Huis, allevare insetti produce meno gas serra rispetto al bestiame: l’allevamento di locuste, grilli e vermi emetterebbe 10 volte meno metano rispetto al bestiame e anche “300 volte meno” protossido di azoto, senza contare la riduzione di ammoniaca prodotta dall’allevamento di pollame e maiali.
Nel mondo sono state classificate 1700 specie commestibili d’insetti, di cui 1400 vengono già consumate regolarmente: in 36 paesi africani, 29 paesi asiatici e in 23 paesi nelle Americhe sono diventati ormai una componente fissa della dieta e alcuni sono considerati delle vere e proprie prelibatezze.
Quelli consumati più comunemente provengono da quattro gruppi principali: i coleotteri, formiche, api e vespe, poi cavallette e grilli, e infine falene e farfalle.
Dunque benefici dal punto di vista nutrizionale, per il nostro organismo, ma anche da quello commerciale e ambientale. Non resta che chiudere gli occhi e avere il coraggio di ingoiare.
Il segreto, secondo loro, sarebbero gli insetti: proprio i piccoli animali potrebbero far fronte ai problemi di alimentazione nel mondo e alla crescente domanda di cibo.
E la Fao sembra aver preso seriamente la proposta, compresa la possibilità di allevarli per farne cibo nutriente e salvare, così, la popolazione mondiale dalla fame.
La dieta a base d’insetti era stata già al centro di un seminario organizzato dall’ONU un paio di anni fa in Thailandia e oggi, l’ipotesi torna alla ribalta.
“C’è una crisi della carne – sostiene Arnold Van Huis, entomologista all’università belga di Wageningen e autore del paper delle nazioni unite – la popolazione mondiale crescerà da 6 a 9 miliardi entro il 2050 e sappiamo anche che il consumo di carne è aumentato drasticamente: 20 anni fa la media era 20 kg ora è di 50 e sarà 80 nei prossimi 2 anni. Se continuerà davvero in questo modo, avremo bisogno di un altro pianeta”.
I ricercatori hanno, infatti, dimostrato che l’alimentazione basata sulla carne e lo sfruttamento dei terreni per l’allevamento di bestiame occupa i 2/3 dei terreni agricoli mondiali, tolti quindi all’agricoltura, e costa all’ambiente il 20% delle emissioni totali di gas serra che danneggiano l’ozono e contribuiscono al riscaldamento globale.
Sostituire la carne con gli insetti comporterebbe anche altri vantaggi: la nuova alimentazione sarebbe ricca di molte proteine, vitamine e minerali.
Inoltre, come spiega Van Huis, allevare insetti produce meno gas serra rispetto al bestiame: l’allevamento di locuste, grilli e vermi emetterebbe 10 volte meno metano rispetto al bestiame e anche “300 volte meno” protossido di azoto, senza contare la riduzione di ammoniaca prodotta dall’allevamento di pollame e maiali.
Nel mondo sono state classificate 1700 specie commestibili d’insetti, di cui 1400 vengono già consumate regolarmente: in 36 paesi africani, 29 paesi asiatici e in 23 paesi nelle Americhe sono diventati ormai una componente fissa della dieta e alcuni sono considerati delle vere e proprie prelibatezze.
Quelli consumati più comunemente provengono da quattro gruppi principali: i coleotteri, formiche, api e vespe, poi cavallette e grilli, e infine falene e farfalle.
Dunque benefici dal punto di vista nutrizionale, per il nostro organismo, ma anche da quello commerciale e ambientale. Non resta che chiudere gli occhi e avere il coraggio di ingoiare.
di Valeria Fornarelli










