Frontiere della scienza: arrivano i farmaci biotech
Si chiamano “biosimilari” perché non si possono riprodurre con esattezza come i prodotti di sintesi chimica
Nel settore farmaceutico, dopo l’arrivo dei farmaci generici che hanno sostituito con lo stesso principio attivo quelli brevettati, c’è una novità di nicchia destinata ad aumentare i risparmi sui bilanci sanitari. Si tratta dei “biosimilari”, ossia la versione non brevettata dei biofarmaci.
Rispetto ai farmaci tradizionali, il principio attivo dei biofarmaci è di natura biologica; sono proteine ottenute mediante una speciale tecnologia detta “Dna ricombinante”. Esempi di biofamaci potrebbero essere ormoni come l’insulina o come quello della crescita, con molecole molto più complesse di quelle dei medicinali normali.
I biosimilari hanno un’identità imperfetta con quello di riferimento, ma ciò non ne limita l’efficacia. Da un punto di vista economico, l’Ega ((European Generic Medicines Association) associazione che si occupa della loro promozione, prevede che fra breve tempo un terzo dei farmaci utilizzati, specie in ambito oncologico, sarà biotech. E se alla scadenza dei brevetti dei biofarmaci questi venissero sostituiti con i biosimilari, ci sarebbe un risparmio di 1,6 miliardi di euro nell’Unione Europea.
Nel 2006 la Commissione UE ha giudicato i primi farmaci biotech affidabili. In Europa la casa farmaceutica tedesca Sandoz è stata la prima ad adottarli, ma in Italia ci sono diversi ostacoli per l’adozione: «A differenza della Germania, in Italia riscontriamo problemi non da poco per l’adozione dei biosimilari, è un mercato molto chiuso», spiega Gianfranco de Bernardi, direttore della divisione biofarmaceutica Sandoz. Lo scorso anno, in Italia, 14 dei 20 farmaci più usati in ambito ospedaliero sono prodotti biotecnologici, per una spesa di 850 milioni di euro. Nel caso dell’ormone della crescita il prezzo cala del 30%, ma per altri anche del 50%. Nel nostro Paese la case farmaceutiche protagoniste del mercato dei biosimilari sono Sandoz, Hospira, Teva e Ratiopharm.
È un’opportunità per ridurre la spesa sanitaria, senza compromettere l’efficacia terapeutica.
Ilaria Eleuteri










